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Marea 4 2017 – Grazie a lei

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qui leggi il sommario 

qui ascolta la presentazione della strenna

Prenotate le vostre copie a monica.lanfranco@gmail.com

Perché ringraziarla  

di Monica Lanfranco*

Questo numero speciale di Marea, la strenna che avete tra le mani, sulla quale molto abbiamo pensato prima di realizzarla, nasce da un desiderio lontano e da una suggestione altrettanto remota.

Il desiderio lontano era quello di contribuire anche noi, come rivista femminista ormai ‘storica’, (visto che nasciamo nel 1994), all’impresa di molte realtà che oggi, grazie a strumenti impensabili all’epoca del nostro esordio, stanno lavorando in vario modo alla conservazione della memoria del femminismo.

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Numero 3 2017 ECOFEMMINISMO

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EDITORIALE

di Monica Lanfranco

QUI LEGGETE IL SOMMARIO DEL NUMERO

 QUI LEGGETE UN ARTICOLO

Dopo tre numeri di Marea in 22 anni dedicati al tema dell’ecofemminismo, dopo decine di incontri e seminari sull’argomento, dopo l’ultimo intenso appuntamento ad Altradimora ispirato al libro L’ecofemminismo in Italia (trovate le facilitazioni a questo link)  ecco ciò che in sintesi direi per spiegare perché é importante curare l’ambiente e lottare per un pianeta al sicuro dalle varie forme di inquinamento: ” Perché se non si semina bellezza, (che é vitale) si soccombe alla cattiveria, che distrugge e violenta”.

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NUMERO 2 2017: VECCHIAIA

0001Nel suo libro La religione della terra la compianta attivista per i diritti delle donne ed ecologista premio Nobel africana Wangari Maathai scrive, riferendosi alla cerimonia riservata agli uomini della popolazione Kikuyu: “Una volta che gli uomini avevano finito di crescere i propri figli e figlie ci si aspettava che divenissero i custodi della saggezza e i protettori dello stile di vita della comunità. Per questo erano considerati pacieri e giudici: durante la cerimonia che li introduceva allo stato di anziani veniva consegnato loro un ramo dall’ albero di thugì”.

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UOMINI CHE (ODIANO) AMANO LE DONNE – Il libro di Monica Lanfranco

Uomini che odiano amano le donne
virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi
(Marea Edizioni) 170 pagina 14 euro

di Monica Lanfranco

 QUI RECENSIONI AL LIBRO

 

Tutto comincia con un viaggio in treno e un articolo di Internazionale: la giornalista inglese Laurie Penny, (collaboratrice del Guardian) racconta di aver provato a fare alcune domande rivolte agli uomini sulla loro sessualità, chiedendo ai suoi contatti maschili, in forma anonima, se avessero avuto voglia di rispondere. In Italia ci ha provato Monica Lanfranco, che dal suo blog sul Fatto quotidiano ha lanciato sei domande, chiedendo agli uomini di rispondere alla sua email.  Continue reading

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A furor di popolo: il libro di Lidia Menapace

Dopo Lettere dal palazzo – un anno da senatrice (2007)

….a furor di popolo

Ecco il nuovo libro di Lidia Menapace!

 PRENOTATELO SUBITO     134 pagine – 12 euro 

per ordinare il libro spedite una mail a monica.lanfranco@gmail.com

Il primo articolo sul Fatto quotidiano

Il secondo articolo sul Fatto quotidiano

La recensione di Mariella Arcudi su Excursus

Ecco un brano dal libro:

“Non è un commiato, bensì una commessa Continue reading

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NUMERO 1 2017: DISTACCHI

0001 copia“Perdite e guadagni molto spesso sono legati inscindibilmente. Ci sono tante cose che dobbiamo abbandonare per poter crescere. Perchè non possiamo amare qualcosa profondamente senza diventare vulnerabili una volta che lo perdiamo. E non possiamo diventare persone separate, persone responsabili, persone che stringono rapporti, persone che riflettono senza perdere qualcosa, senza abbandonare, senza lasciare andare via”. Sono le parole di Judith Viorst, scrittrice e psicoterapeuta, tratte dal suo libro Distacchi, un fondamentale testo degli anni ‘90 tra i pochissimi a essere stati ripubblicati in cartaceo nel secondo millennio. Un fatto assai raro, visto che è sufficiente un anno di vita nel mondo dell’editoria perché un libro venga definito vecchio e quindi rintracciabile solo via web. Forse, azzardo, Distacchi è diventato un evergreen perché è un testo senza tempo: il tema che affronta è infatti parte dell’esperienza umana ad ogni latitudine e in ogni epoca. Non sto parlando della morte, che spesso è il primo termine che corre alla mente se si parla di distacchi. Certamente la morte è un distacco, l’ultimo e definitivo rispetto a ogni altro, ma solo perché incom­patibile con il soggetto che la vive: tutti gli altri distacchi, che in realtà spesso viviamo senza accorgercene, sono l’ossatura della nostra esistenza. La vita è infatti un susseguirsi di distacchi, cambiamenti, separazioni, perdite e guadagni, che nutrono la crescita e l’evoluzione umana. Al tema del distacco, dell’abbandono, delle scelte abbiamo dedicato questo primo numero del 2017, dopo il seminario ad Altradimora del settembre 2016. Sfidando rimozione e disagio, proviamo ad affrontare un argomento difficile, intimo, ma emozionante e sociale allo stesso tempo. www.monicalanfranco.it   

Per avere la rivista scrivere a monica.lanfranco@gmail.com oppure  guidettilaura07@gmail.com

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I PRIMI 20 ANNI DI MAREA IN 12 STORIE: UN REGALO DA LEGGERE!

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P R E N O T A Z I O N I: monica.lanfranco@gmail.com

Una marea di racconti per Natale (e non solo)

Chi sono le autrici

di Monica Lanfranco*

Per scrivere questa introduzione alla raccolta di racconti della prima ‘strenna’ di Marea, che raccoglie il meglio delle novelle pubblicate dalla nostra rivista in anni lontani, ho dovuto sfogliare e rileggere buona parte delle copie della rivista.

L’emozione di andare a rivedere il lavoro fatto in questi ormai ventuno anni di pubblicazione di una delle più giovani, (ma resistenti), riviste femministe italiane l’avevo già vissuta quando, nel 2015, insieme a Laura Guidetti organizzammo le dieci giornate a marzo per il ventennale a Genova.

Venti, così la chiamammo, fu la celebrazione, la festa e l’evento per dare risalto all’idea germogliata nel 1994 sulle rive del lago di Garda, al seminario organizzato dalla media attivista Emi Uccelli per ragionare sullo stato delle, (allora), numerose riviste femministe italiane.

Marea nacque lì, e da allora non abbiamo mai smesso di uscire.

Il motivo di questa tenacia longevità risiede, in parte, nel fatto di avere scelto di non stare sul mercato editoriale: Marea resta una rivista fatta con spirito attivistico, grazie al lavoro gratuito di chi scrive e impagina, autofinanziandoci e muovendoci attraverso le reti alternative della distribuzione. Vive con gli abbonamenti, grazie ai quali paghiamo la stampa e un piccolo rimborso a chi disegna la copertina.

Ma la sua peculiarità è stata, soprattutto, quella di ricercare il suo motivo d’essere a partire da quattro parole ogni anno, una per numero, proposte alle collaboratrici e alle autrici per restituirle poi a chi legge come in un caleidoscopio.

Delle circa ottanta parole fin qui scelte ce ne sono molte più immediatamente politiche, come per esempio quelle sulle quali abbiamo messo i riflettori in occasione di Venti: la rappresentanza, la memoria, il sessismo, la laicità.

Ma, soprattutto nei numeri finali dell’anno, tra il 2000 e il 2008, che furono dedicati al concorso letterario, così come nelle ultime pagine di quelli dal primo del 1994 al 1998, nella rubrica dedicata al racconto, (che si chiamava Sabbia), le parole scelte sono state talvolta meno legate ai concetti dell’impegno politico tradizionale.

Ecco così pause, mancanze, viaggi, bisogni, sogni, amiche: pure avendo scelto di comporre una rivista prevalentemente di approfondimento sociale e culturale non abbiamo mai smesso di provare a declinare la realtà anche attraverso la chiave letteraria e poetica, proponendo l’attraversamento anche di parole più intime.

Oltre a questa considerazione c’è quella del passaggio del tempo, che per il mondo della comunicazione dell’informazione ha significato affrontare una mutazione antropologica e tecnica velocissima, interessante e allo stesso tempo faticosa da sostenere.

Molti dei racconti che ripubblichiamo qui sono arrivati in redazione via posta, (non quella elettronica), scritti quindi su carta o attraverso gli ormai obsoleti dischetti, che chi ha meno di quarant’anni non ha mai visto e forse nemmeno sentito nominare.

Con trepidazione ho quindi collegato il lettore di quella tecnologia antica (eppure non ha più di 20 anni) all’attuale computer, tirando un sospiro di sollievo quando ho potuto leggere e salvare i file. Alcuni dei racconti sono invece stati riscritti interamente copiandoli dalle pagine, perché di loro non avevamo traccia, se non nella copia cartacea.

Penso ci sia qualcosa di salvifico quando si riedita e si rende nuovamente disponibile un materiale che non sarebbe più rintracciabile altrimenti: è un po’ come fare le beffe alla signora con la falce, ma soprattutto è andare in controtendenza rispetto alla brutta deriva dell’oblio della memoria, molto diffusa a tutti i livelli, dalla stampa alla politica.

Nell’epoca in cui quanto scritto e pubblicato da più di un anno è già vecchio mi pare davvero straordinario permettersi il lusso di attingere al passato, dandogli nuova vita e con questo anche nuovi occhi.

Lo so, lo sappiamo. Non tutto quello che si è pubblicato, riletto oggi, è valido e ci piace ancora, certo.

Se è vero che si dovrebbe imparare dagli errori, (e nel campo dell’editoria questa dovrebbe essere una regola aurea), sicuramente anche Marea di errori ne ha fatti, e gli alti e i bassi nel livello dei vari numeri sono bene evidenti, quando hai tra le mani le ottanta copie.

Ma con gli errori, che speriamo siano stati pochi in questi anni, ci sono anche le perle, e ci auguriamo che quelle che abbiamo deciso di pubblicare anche a voi appaiano come tali e quindi preziose.

Nei momenti di pausa che le prossime vacanze offrono alla concitazione della quotidianità ci auguriamo che la nostra strenna sia una compagnia interessante ed emozionante per voi così come lo è stato per noi ripubblicarle.

Buona lettura da tutte noi. * www.monicalanfranco.it

www.altradimora.it

www.mareaonline.it

www.radiodelledonne.org

http://manutenzionilapiece.wordpress.com/

http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/mlanfranco/

P R E N O T A Z I O N I: monica.lanfranco@gmail.com

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N 3 2016 DIRITTI

0001“Potremmo smettere di confondere il diritto col potere?

È la domanda che si pone, in articolo pubblicato a giugno 2016 dalla rivista della Libreria delle donne di Milano Via Dogana, la docente di diritto costituzionale Silvia Niccolai.

L’articolo stimola a ragionare sul fatto che non tutto ciò che si può e vuole ottenere, o fare, o intraprendere è sempre un diritto da acquisire ed estendere.

In parole povere: volere è potere, ma non è sempre detto che ciò che si vuole sia un diritto, e si debba necessariamente trasformare in legge.

Se da una parte nel mondo si assiste ad una drammatica contrazione di diritti che si pensavano acquisiti (per le donne, in particolare) mentre per l’umanità intera la sfida è tra l’affermazione della centralità della vita umana rispetto agli interessi dello sfruttamento capitalistico e/o delle ideologie fondamentaliste che generano terrore e morte, nel mondo si aprono nuovi fronti di discussione, e di richieste, per il riconoscimento di diritti disegnati da soggettività e opportunità prima non valutate o emerse.

Ma la domanda è: ciò che si desidera, che si sceglie o che oggi è possibile grazie alle nuove tecnologie, è sempre legittimo, e può/deve essere un diritto?

Proviamo a ragionare su questi dilemmi nel numero 3 dell’autunno 2016, senza ovviamente presumere di fornire risposte esaustive, ma certe di contribuire ad alimentare e arricchire un dibattito non banale, grazie ai contributi che pubblichiamo: un dibattito che oggi è necessario affrontare dal punto di vista femminista anche e soprattutto sui diritti (e sui doveri) nella società globalizzata in cui viviamo.

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Storie di donne-raccolte dallo Spi Cgil di Taranto

Storie di donne_Copertina_bz01c-2-page-003Storie di donne (raccolte dallo SPI Cgil di Taranto)

a cura di Concetta Maffei

(Dalla introduzione del libro)

“Come è amaramente noto la condizione di solitudine e, sovente, di indigenza rende la vita delle donne anziane del nostro Paese, dovunque si trovino, particolarmente pesante e dura.

Condannate dalla biologia a sopravvivere ai loro compagni, ormai avanti nello scorrere delle proprie vite laboriose e dense, con figli assorbiti dalla vita lavorativa e familiare e/o spesso lontani, oggi molte donne vivono una condizione di solitudine e oggettiva, amara, marginalità.

Avere l’opportunità di incontrarsi con altre donne che vivono gli stessi problemi e avvertono le stesse esigenze può rappresentare una preziosa occasione di compagnia, conforto e, spesso, anche di aiuto materiale.

Nel nostro Paese queste opportunità esistono e le leghe territoriali dello SPI nelle quali sono attivi i Coordinamenti Donne ne sono un esempio.

Abbiamo incontrato più di cento donne convenute in diciannove sedi dello SPI collocate nel territorio della provincia di Taranto ed esattamente nella zona Ovest: Castellaneta, Ginosa, Mottola, Palagianello; nella zona Est: Faggiano, Fragagnano, Grottaglie, Manduria, Pulsano, San Marzano, Sava; in Città e nella zona Nord: Taranto Centro, Paolo VI, Salinella, Tamburi, Talsano, Martina Franca, Statte.

Agli incontri sono intervenute numerosissime donne anziane che ci hanno generosamente regalato stralci, più o meno ampi, ma sempre altamente significativi, della propria storia personale.

Sono venuti fuori fatti straordinari di vite straordinarie, vite vissute tutte in un periodo particolarmente intenso della storia del nostro Paese.

Infatti i racconti hanno abbracciato un arco di tempo che colloca l’infanzia della maggior parte delle nostre amiche a partire dagli anni ‘40 e la giovinezza negli anni del boom economico.

E dunque gli incontri si sono caratterizzati come momenti di interazione tra chi raccontava e chi ascoltava le difficili e spessissimo molto dolorose storie di famiglie numerose, di bambine senza infanzia, costrette al lavoro sin da piccolissime, di giovani donne impegnate nella dura lotta per il benessere, di compagne di vita fedeli e complici, di madri capaci di grandi sacrifici.

In chi ascoltava si è andata via, via radicando l’impressione di trovarsi di fronte a una moltitudine di formiche che, infaticabili e silenziose, hanno portato – e portano – il proprio fardello, tessendo pazientemente l’esistenza col filo di sacrifici straordinari, in una lotta quotidiana e disperata contro circostanze spesso ostinatamente avverse. Storie dure, vissute e raccontate con estrema semplicità”.

Per avere il testo scrivere a monica.lanfranco@gmail.comStorie di donne_Copertina_bz01c-2-page-003

 La curatrice del libro

Concetta Maffei è insegnante e sociologa.

Nella sua attività di studio e ricerca si occupata delle tematiche femminili; ha collaborato con IRRE Puglia alla messa a punto di corsi sulla didattica della differenza di genere e poi organizzato corsi di formazione sul tema per gli insegnanti della provincia di Taranto. Ha partecipato alla sperimentazione dell’ISFOL Impara ad intraprendere per sviluppare la cultura di impresa e l’auto imprenditorialità nei giovani.

Il progetto è poi entrato in PETRA, programma europeo di scambi nel settore della scuola secondaria di secondo grado. Ha seguito un corso di specializzazione in didattica della Shoah presso lo Yad Vashem a Gerusalemme; ha pubblicato con il CRSEC, Centro Regionale Servizi Educativi e Culturali Regione Puglia di Taranto, uno studio su orientamenti e valori della popolazione femminile della Città Vecchia di Taranto e una ricerca per valutare ‘la personalità sociale di bambini di una scuola elementare in un quartiere a rischio’ al termine di un percorso sperimentale di classi aperte.

Ha collaborato alla redazione del quaderno Fabbrica e impegno politico, storia della sezione di fabbrica del PCI di Taranto pubblicata per le edizioni Punto Rosso.

Attualmente collabora con lo SPI CGIL di Taranto in attività di studio e ricerca.

Numero 1/2016: C O N F L I T T I TRA D O N N E

IMG-20160120-WA0001-2La conflittualità è una dimensione che caratterizza fortemente il nostro quotidiano, e che riguarda il nostro mondo interiore, la sfera delle relazioni sociali che viviamo e l’intera realtà sociale che ci circonda.

Nella maggior parte dei casi viene rivestita di un’accezione puramente negativa, viene vista come problema la cui risoluzione forzata, a volte violenta, intesa sia come strappo sia come fuga, non può non esserne l’unica soluzione possibile e praticabile.

In un’ottica diversa però, che vede il conflitto come componente naturale dell’esistenza della persona e della vita di relazione, questa modalità di approccio puramente distruttiva può lasciare il posto ad una visione del conflitto come luogo di incontro con l’alterità e la diversità, e in quanto tale spazio per l’elaborazione di uno stile di vita capace di superare la ricerca ristretta di soluzioni individuali.

CONTRIBUTI dI Hala Arafa, Elisabetta Borzini, Simone Castagno, Sérenade Chaf, Laura Cima, Marieme Helie Lucas,Il Ricciocorno Schiattoso, Monica Lanfranco, Monica Martinelli, Jindi Mehat, Alessandra Montesanto, Asra Q. Nomani ,Rossana Piredda,  Diego Repetto   

PRENOTAZIONI A monica.lanfranco@gmail.com

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