1/2010 Ecofemminismo

Editoriale

“Noi donne, in tutta la nostra vibrante e favolosa diversità, siamo
testimoni della crescita delle aggressioni contro lo spirito, la mente e il
corpo umano, e la continua invasione ed assalto contro la terra e le sue
diverse specie. E siamo infuriate.”
Questa era la frase di apertura del numero di Marea del marzo 2001, prima
del G8 di Genova, quando a giugno la nostra rivista organizzò PuntoG,
appuntamento internazionale di donne sulla globalizzazione che aprì in
anticipo i forum tematici per un’altra globalizzazione, contro il
neoliberismo selvaggio e inumano. A dieci anni da allora i temi che
ruotano intorno al rapporto umanità, stato della terra e delle risorse sono
ancora al centro dei proclami delle enclave dei governi; ma la sensazione è
che poco stia cambiando. I movimenti ecologisti premono perché
soprattutto le nuove generazioni siano sensibilizzate e alfabetizzate verso
un’idea e una pratica di consumo sostenibile, ma solo nicchie di mercato,
di politica e di opinione pubblica vanno in quella direzione. Poco si fa per
dare valore e impulso anche all’ecologia del quotidiano, facendo apparire
come inefficace e quasi inutile l’impegno singolo, rimandando solo alle
strutture forti (i governi) la possibilità di incidere davvero.
L’ecofemminismo ha, fin dalla sua nascita, ribaltato questa visione, dando
grande valore anche al cambiamento individuale come motore di quello
collettivo. E sostenendo che l’oppressione subita dalle donne e il
deterioramento ambientale sono prodotti dai valori patriarcali, che
generano entrambi le ingiustizie.
Oggi le donne, da vittime come lo è la Terra, sono passate a prendere
parola e a promuovere azioni per fermare la distruzione delle risorse,
scongiurando la tragica ipotesi di un lascito di un pianeta devastato e
infecondo. Come sempre, quando il movimento e il pensiero delle donne
si connette con altre filosofie e pratiche di cambiamento, i risultati sono
incoraggianti. In questo numero abbiamo cercato di dimostrare come
l’ecofemminismo sia uno di questi.
Monica Lanfranco www.monicalanfranco.it