2/2010 Laicità

Al sito di Arcoiris.tv i video dell’evento del 2006 organizzato da Marea dal titolo La libertà delle donne è civiltà-donne e uomini contro i fondamentalismi

 

Editoriale

Di cosa parliamo quando diciamo la parola laicità? Cosa pensiamo sia oggi una persona quando si dice laica, e fino a che punto la laicità è un valore condiviso e da salvaguardare, tra i tanti oggi, in Italia e in Europa, che vacillano di fronte ai numerosi attacchi a diritti che pensavamo acquisiti, come la cittadinanza, l’autodeterminazione, la tutela dei soggetti più deboli, l’accoglienza e la solidarietà? È possibile ed è giusto, nel nome del rispetto per ogni differenza culturale e religiosa, ripensare alla laicità dello stato come ad una concezione superata e da perfezionare allargando, nello spazio pubblico, la presenza delle manifestazioni della fede individuale, o è bene invece tenere fuori la simbologia religiosa nei luoghi condivisi, come ad esempio la scuola, gli uffici pubblici, i tribunali, gli ospedali?Non sono domande o questioni di poco conto, queste, e soprattutto non sono questioni prive di forti implicazioni per le donne, e di conseguenza per l’intera società.

La questione dei simboli religiosi a scuola; la presenza delle associazioni religiose negli ospedali, specialmente dove le donne partoriscono o abortiscono; il favorire da parte degli stati una forte componente di istituti scolastici di ispirazione religiosa; l’ammissione di un diritto parallelo di stampo religioso accanto a quello statale: sono solo alcuni dei casi che mettono in gioco, e in discussione, la centralità e la preminenza della laicità delle istituzioni non in luoghi lontani, ma nella vicinissima Europa, e chiamano in causa direttamente anche il nostro paese.

Perché la persona che si dice laica è accusata spesso di eccessi ‘laicisti’, e cosa comporta questa accusa rispetto al progetto di costruzione di una società nella quale siano garantite le espressioni di tutti i credo religiosi, e anche quelle di chi di religioni e di fedi non ne ha?

Questo numero, al quale hanno collaborato studiose da tutto il mondo che all’estero hanno una vasta eco e che raramente hanno spazio in Italia, può aiutare, speriamo, a informarsi su una questione centrale per il presente della nostra democrazia.