N 3 2019 CORPO E TECNOLOGIA

 

EDITORIALE

La tecnologia non è neutrale. Siamo dentro ciò che facciamo e ciò che facciamo è dentro di noi. Viviamo in un mondo di connessioni e importa quali vengono create e quali non vengono realizzate”.

Donna Haraway, tra il 1985 e il 1991, scrisse il Manifesto Cyborgintuendo che la tecnologia avrebbe radicalmente modificato l’esistenza umana nel terzo millennio, e non sbagliava. Quanto, e come, i frutti dello sviluppo tecnologico avrebbero inciso sui corpi e sulle menti umane è oggetto di analisi, studio e dibattito in corso, in questa epoca che, rispetto alle altre precedenti nella storia umana, consente di vivere e verificare in diretta ogni passaggio successivo del potenziamento della connessione tra umanità e macchina.

Etica, politica, filosofia, economia, lo stesso concetto di umanità non è più lo stesso che abbiamo studiato e conosciuto nel ‘900, perché in due decenni lo sviluppo velocissimo al limite della vertigine della tecnologia ha introdotto concetti come post umano, biopotere e tecnosoma nel discorso pubblico: la stessa Donna Haraway arrivò a dire che “il confine tra fantascienza e realtà sociale è un’illusione ottica”, e per le generazioni future questa affermazione sarà sempre più confermata dalla realtà , come prova a raccontare questo sito: https://www.labalenabianca.com/2018/01/12/rileggere-donna-haraway-ai-tempi-stranger-things/

Ciò che di positivo e fecondo, o al contrario di pericoloso e distruttivo porterà nelle esistenze umane la sempre più invasiva presenza della tecnologia lo vivranno le generazioni a venire: a noi, che abbiamo vissuto e stiamo ancora vivendo la transizione, il compito di provare a lasciare riflessioni, porre domande e azzardare qualche risposta che speriamo siano delineate in questo numero di Marea, usando la consueta lente di ingrandimento dell’ottica critica femminista anche in un territorio così ostico e impervio. Buona lettura!      leggi un articolo di questo numero

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