Numero 1/2016: C O N F L I T T I TRA D O N N E

IMG-20160120-WA0001-2La conflittualità è una dimensione che caratterizza fortemente il nostro quotidiano, e che riguarda il nostro mondo interiore, la sfera delle relazioni sociali che viviamo e l’intera realtà sociale che ci circonda.

Nella maggior parte dei casi viene rivestita di un’accezione puramente negativa, viene vista come problema la cui risoluzione forzata, a volte violenta, intesa sia come strappo sia come fuga, non può non esserne l’unica soluzione possibile e praticabile.

In un’ottica diversa però, che vede il conflitto come componente naturale dell’esistenza della persona e della vita di relazione, questa modalità di approccio puramente distruttiva può lasciare il posto ad una visione del conflitto come luogo di incontro con l’alterità e la diversità, e in quanto tale spazio per l’elaborazione di uno stile di vita capace di superare la ricerca ristretta di soluzioni individuali.

CONTRIBUTI dI Hala Arafa, Elisabetta Borzini, Simone Castagno, Sérenade Chaf, Laura Cima, Marieme Helie Lucas,Il Ricciocorno Schiattoso, Monica Lanfranco, Monica Martinelli, Jindi Mehat, Alessandra Montesanto, Asra Q. Nomani ,Rossana Piredda,  Diego Repetto   

PRENOTAZIONI A monica.lanfranco@gmail.com

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Numero 3 2015 S E S S U A L I T A’

Questo numero raccoglie immagini e interventi stimolati dal seminario di Officine dei saperi femministi a Altradimora, svoltosi dal 4 al 6 settembre 2015, sul tema Quale libertà nel mio piacere: sessualità, eros, desiderio, mercato. Nel testo d’invito al seminario scrivevamo:…

N 1 2015 BRACCIO DI FERRO

Fronte-cop-Marea-1-15-x-webCosa succede se gli uomini iniziano a entrare nel discorso femminista, e si comincia a ragionare sulla loro inclusione dentro ai percorsi di cambiamento nelle relazioni tra i generi, nel privato come nello spazio pubblico?

Perché il discorso della giovane Emma Watson, testimonial della campagna Onu HeforShe ha lasciato indifferente se non ostile parte del movimento delle donne, invece che essere considerato una vittoria, dopo l’emersione della brutta campagna social delle ragazze against feminism?

Si è detto spesso che senza la voce degli uomini contro la violenza di genere, in ogni forma e declinazione, non ci sarà fine al fenomeno del femminicidio e che, in generale, senza una presa di posizione collettiva e individuale del mondo maschile contro la cultura patriarcale la violenza derivante dagli stereotipi sessisti resterà saldamente presente nel mondo.

Eppure non è né semplice né immediata l’inclusione degli uomini nel percorso di cambiamento: fino a che siamo noi a parlare, manifestare, dire del sangue e dell’ingiustizia la voce è solo la nostra.

Quando lui prova a parlare, ecco che può capitare che ci prenda la paura, giustificata dalla storia fin qui, che la nostra voce possa essere zittita.

Può capitare di avere paura di perdere quel poco di autorevolezza e di potere così a fatica raggiunta. Si può cambiare il mondo senza prendere il potere, e senza cedere quello che si è costruito?