N.1 2020: SILENZIO

di Monica Lanfranco

Spero proprio che apprezziate questo numero della nostra rivista, perché di tutte le parole (e le frasi) che abbiamo proposto in questi ormai 26 anni di ostinata persistenza silenzio è davvero quella più intrigante e forse, più estrema. 

Editoriale 

Senza mezze misure, il silenzio lo si ama o lo si odia; se ne sente il bisogno o lo si fugge, ma non si può restare a metà strada, perché il silenzio non prevede mezze misure. 

Per le donne è stato, è e sarà un castigo, ma costituisce anche una opportunità, è anche ribellione totale, dimostrazione di forza assoluta, di coraggio indomito, come leggerete. 

Metafora e condizione incarnata il silenzio ci riguarda, e per questo abbiamo provato a declinare le sue sfaccettature contraddittorie, a seconda del versante di osservazione. 

Perché una primavera silenziosa, ci spiega l’ecofemminista Rachel Carson, nonostante l’accostamento poetico che evoca il titolo del suo libro più importante può essere l’inizio dell’apocalisse, così come il perentorio ordine di Carla Lonzo Taci, anzi parla è l’esordio di una rivoluzione.

Il giornalista di Repubblica Romagnoli, che da un anno cura una striscia quotidiana di poche righe dal titolo La prima cosa bella, il 18 novembre 2019 ha dedicato il suo saluto alla giornata proprio al silenzio definendolo come  ‘arte perduta’ e citando il libro Storia e pratica del silenziodi Remo Bassetti. Non è un elogio, ha spiegato, ma un’attenta ricostruzione delle sue manifestazioni (dal big bang ai lager) e interpretazioni. 

E poi aggiunge: ”Chi capirebbe che per l’etnia nigeriana degli Igbo la donna chiesta in sposa se fugge via senza parole accetta entusiasta e se resta immobile è pietrificata dall’orrore della proposta? Chi saprebbe decifrare i silenzi di Mattarella: è paziente, attonito o disgustato? Ma soprattutto: perché la pratica del silenzio è così in disuso? Perché le suore di clausura rilasciano interviste, gli eremiti hanno un podcast, i presidenti cinguettano, un ex ministro si sveglia e sente il bisogno di chiedere: Posso augurarvi buon sabato”? 

Ecco, ora che vi starete domandando dove vogliamo andare a parare continuate a leggere: a meno che non lo si faccia ad alta voce leggere è l’attività silenziosa per eccellenza. Continuate così, le nostre pagine vi aspettano.

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