N 3 2016 DIRITTI

0001“Potremmo smettere di confondere il diritto col potere?

È la domanda che si pone, in articolo pubblicato a giugno 2016 dalla rivista della Libreria delle donne di Milano Via Dogana, la docente di diritto costituzionale Silvia Niccolai.

L’articolo stimola a ragionare sul fatto che non tutto ciò che si può e vuole ottenere, o fare, o intraprendere è sempre un diritto da acquisire ed estendere.

In parole povere: volere è potere, ma non è sempre detto che ciò che si vuole sia un diritto, e si debba necessariamente trasformare in legge.

Se da una parte nel mondo si assiste ad una drammatica contrazione di diritti che si pensavano acquisiti (per le donne, in particolare) mentre per l’umanità intera la sfida è tra l’affermazione della centralità della vita umana rispetto agli interessi dello sfruttamento capitalistico e/o delle ideologie fondamentaliste che generano terrore e morte, nel mondo si aprono nuovi fronti di discussione, e di richieste, per il riconoscimento di diritti disegnati da soggettività e opportunità prima non valutate o emerse.

Ma la domanda è: ciò che si desidera, che si sceglie o che oggi è possibile grazie alle nuove tecnologie, è sempre legittimo, e può/deve essere un diritto?

Proviamo a ragionare su questi dilemmi nel numero 3 dell’autunno 2016, senza ovviamente presumere di fornire risposte esaustive, ma certe di contribuire ad alimentare e arricchire un dibattito non banale, grazie ai contributi che pubblichiamo: un dibattito che oggi è necessario affrontare dal punto di vista femminista anche e soprattutto sui diritti (e sui doveri) nella società globalizzata in cui viviamo.

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