Pillola, che fatica
di Maria Rosa Cutrufelli
La mia 'Bibbia' o, se preferite, il mio 'libretto rosso', era, nel lontano 1966, un opuscolo smilzo e semi - clandestino. S'intitolava: "La verità sulla pillola", e ancora ne potrei citare a memoria intere pagine. Bisognava essere molto determinate, a quei tempi, per trovare qualche briciola d'informazione sui metodi contraccettivi: la legge ancora puniva col carcere la 'propaganda' anticoncezionale. Quel libretto era perciò una guida preziosa (e obiettiva, per la verità), che mi faceva sentire molto all'avanguardia. Così per anni, con una regolarità che per il mio carattere
è quasi contro - natura, ho ingerito, ogni sera, una pillola per 'cavie' (più o meno, l'unica in commercio), cioè ad altissimo dosaggio ormonale. Andò tutto bene, da un certo punto di vista. Non ingrassai, né ci furono altri sgradevoli effetti collaterali. Sgradevole era invece il terrore costante e continuo d'essere scoperta da mia madre: quelle pillole scottavano! Di sera le nascondevo sotto il guanciale e di giorno non perdevo mai di vista la borsetta. Un vero stress, ve l'assicuro. Ma io continuavo, ostinata e tenace, a trangugiare di nascosto la mia pillola serale. Perché? Perché mi sottoponevo a una tale fatica quotidiana? Non per godere in tutta tranquillità dei piaceri del sesso (più fantasticato che praticato). No, a ripensarci oggi è chiaro che il sesso c'entrava poco con quella mia faticosa caparbietà.
Il fatto è che non mi andava, proprio non mi andava giù, di essere alla mercé della mia anatomia, del mio 'destino biologico'. Insomma, c'era un dissidio (una guerra?) fra me e il mio stesso corpo. Volevo essere 'io' a dettare le regole del gioco. Un 'io' che non intendeva subire le cieche leggi della carne. Mi ci è voluto del tempo (e molte battaglie: con la famiglia, con gli uomini, con le altre donne, con il mondo, con me stessa) per riconciliarmi
con il mio corpo, per ascoltarlo e assecondarlo. Per capire che dovevo sanare quella frattura per poter dire con più ragione 'io'. A quel punto, anche la pillola smise di essere una 'necessità' e divenne una scelta, da misurare di volta in volta con criteri finalmente un po' più razionali.
Oggi le ragazze non hanno bisogno di essere così dure con il proprio corpo. Hanno più strumenti di noi, più informazioni, una vasta gamma di scelte. Più libertà. Che non significa necessariamente più felicità. Perché anche
loro, proprio come noi, devono costruirsi con coraggio il loro singolo, personale rapporto con il mondo, con il sesso e con l'amore. Niente e nessuno può liberarle da questa fatica.