numero 2 2010 LAICITA' - MAREA

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numero 2 2010 LAICITA'

 

Di cosa parliamo quando diciamo la parola laicità? Cosa pensiamo sia oggi una persona quando si dice laica, e fino a che punto la laicità è un valore condiviso e da salvaguardare, tra i tanti oggi, in Italia e in Europa, che vacillano di fronte ai numerosi attacchi a diritti che pensavamo acquisiti, come la cittadinanza, l’autodeterminazione, la tutela dei soggetti più deboli, l’accoglienza e la solidarietà?
È possibile ed è giusto, nel nome del rispetto per ogni differenza culturale e religiosa, ripensare alla laicità dello stato come ad una concezione superata e da perfezionare allargando, nello spazio pubblico, la presenza delle manifestazioni della fede individuale, o è bene invece tenere fuori la simbologia religiosa nei luoghi condivisi, come ad esempio la scuola, gli uffici pubblici, i tribunali, gli ospedali?
Non sono domande o questioni di poco conto, queste, e soprattutto non sono questioni prive di forti implicazioni per le donne, e di conseguenza per l’intera società.
La questione dei simboli religiosi a scuola; la presenza delle associazioni religiose negli ospedali, specialmente dove le donne partoriscono o abortiscono; il favorire da parte degli stati una forte componente di istituti scolastici di ispirazione religiosa con finanziamenti e agevolazioni; l’ammissione di un diritto parallelo di stampo religioso accanto a quello statale: sono solo alcuni dei casi che mettono in gioco, e in discussione, la centralità e la preminenza della laicità delle istituzioni non in luoghi lontani, ma nella vicinissima Europa, e chiamano in causa direttamente anche il nostro paese.
Perché la persona che si dice laica è accusata spesso di eccessi ‘laicisti’, e cosa comporta questa accusa rispetto al progetto di costruzione di una società nella quale siano garantite le espressioni di tutti i credo religiosi, e anche quelle di chi di religioni e di fedi non ne ha?
Questo numero, al quale hanno collaborato studiose da tutto il mondo che all’estero hanno una vasta eco e che raramente hanno spazio in Italia, può aiutare, speriamo, a informarsi su una questione centrale per il presente della nostra democrazia.


 

SOMMARIO MAREA 2 2010

PAG 2 L’EDITORIALE


Pag 3 FARO [news dal mondo]

Il coraggio di dire no: intervista a Parvin Ardalan
America Latina: aborto chimico on-line
ONU: una elezione sospetta di Élaine Audet

Pag 11 ORCA [laicità]

L'ipocrisia della libertà di Monica Lanfranco
L’Ufficio Internazionale per la laicità di Marieme Helie Lucas
Relazioni pericolose di Gita Sahgal
In difesa della laicità di Maryam Namazie
La merce più redditizia del libero mercato di Nawal Al Saadawi
Conflitto e tradizione: intervista a Gita Sahgal di Deniz Kandiyoti
Grande confusione di Barbara Romagnoli
Laicità è: risposte di Dounia Ettaib e Tiziana Dal Prà di Monica Lanfranco
Studiare il fenomeno polenta di Maria Grazia Pantè
Una volta era pubblica e laica di Rosangela Pesenti

Pag 60 Flusso [satira e sarcasmo]

Ancora uno sforzo, signor Quick! di Leila Adjaoud

Pag 62 Delfino [uomini rari si raccontano]

Francia: il velo che semina zizzania di Henri Pena-Ruiz

Pag 65 CONCHIGLIE [libri e cinema]


Pag 72 Appello dell’Ufficio Internazionale per la Laicità


L’Ufficio Internazionale per la laicità
di Marieme Helie Lucas

Pochi mesi fa’ è stata lanciata una nuova iniziativa per promuovere e difendere la laicità: l’Ufficio Internazionale per la Laicità. Di che si tratta? Perché se ne è sentito il bisogno, dal momento che già esistono organizzazioni del genere? Perché se ne sente il bisogno oggi? E dove?

Definizione di laicità – un memento
La parola laicità è l’esatto equivalente del termine (inglese) secolarismo, con cui viene generalmente tradotta? Nei fatti, non lo è. Questi concetti si riferiscono a filosofie molto differenti sul rapporto tra Stato e Chiesa: la laicità implica una totale separazione tra istituzioni statali e religioni, mentre invece il secolarismo si riferisce alla uguale tolleranza dello Stato verso tutte le religioni. È proprio per evitare ogni confusione tra i due concetti, che sono fondamentalmente differenti, che il BLI ha scelto di usare il termine francese, piuttosto che secularism.
Diamo una rapida occhiata a cosa implica questa differenza.
Nel Regno Unito, Stato e Chiesa sono in stretto rapporto: la Regina è anche Capo della Chiesa Anglicana; i matrimoni celebrati in chiesa sono automaticamente riconosciuti dallo stato, per esempio. Pertanto non c’è da stupirsi che delle minoranze religiose domandino gli stessi privilegi.
In Germania, il Lander preleva una tassa per le Chiese. Di conseguenza, lo stato dovrebbe favorire le altre religioni come l’Islam o le nuove Chiese Cristiane che si stanno diffondendo in Europa dagli Stati Uniti. In molti paesi europei, le persone testimoniano in tribunale giurando sulla Bibbia.
Invece in Francia, dalla rivoluzione francese, lo Stato si è separato dalla Religione: lo stato garantisce la libertà di culto a tutti i cittadini, compresa la libertà di credere e praticare, ma si dichiara incompetente nelle questioni religiose. Questo chiaramente confina il credo nella sfera privata. In particolare, lo stato dichiara di non finanziare alcuna religione. Le leggi del 1905 e 1906 sulla separazione tra stato e chiesa hanno avuto due principali conseguenze: gli impiegati civili quando sono a contatto con il pubblico, nella loro qualità di rappresentanti dello stato laico, non devono mostrare alcun segno della propria credenza privata, e ciò vale per i docenti e gli studenti delle scuole pubbliche, dal momento che la scuola ha l’obiettivo di aiutare i giovani a definirsi come cittadini uguali della repubblica, e non come rappresentanti di ‘comunità’.
Le conseguenze di questa scelta di principio sono oggi importanti.
Mentre il secolarismo in G.B. e in molte parti d’Europa ha portato al riconoscimento legale delle ‘comunità’ che rivendicano propri privilegi e differenze, la Francia continua a mantenersi distante da tutte le religioni e promuove la nozione di cittadinanza, piuttosto che quella di ‘comunità’. Lo fa, finora, sia nonostante il progressivo abbandono da parte della destra dei valori laici, sia nonostante l’enorme pressione della comunità europea affinché si allinei al ‘secolarismo’… in nome dei diritti umani!
È questo concetto di laicità che 46 soggetti singoli e 19 organizzazioni – da Asia, Africa, America Latina, Europa e Nord America -  sostengono nel documento fondativo dell’Ufficio Internazionale per la Laicità. I soggetti fondatori sono tra le figure storiche maggiormente prominenti a sostegno dei diritti delle donne e dei diritti umani nei propri paesi: vengono da Sri Lanka, Malesia, Canada, Brasile, Costa Rica, Belgio, Bangladesh, Nigeria, India, Italia, Francia, Serbia, Gran Bretagna, Germania, Trinidad e Tobago, Filippine, Bosnia, Polonia, Croazia, Svizzera, Algeria, Pakistan, Cina, Senegal, Israele… e per la prima volta, la lotta per la laicità è esplicitamente connessa alla lotta per i diritti delle donne e alla lotta contro i fondamentalismi, definiti in termini politici come destra religiosa. Il fondamentalismo è chiaramente indicato come movimento politico che utilizza la religione per ottenere potere politico.
Dalla sua prima pubblicazione, il documento fondativo del BLI ha già avuto numerose nuove firme.

Un po’ di storia
All’inizio del 2000, un certo numero di esiliati politici dall’Algeria si è riunito attorno a Simon Blumental, una figura nota in Francia tra i sostenitori della lotta di liberazione algerina dal colonialismo francese (1954-1962), per costituire un Tribunale per i crimini commessi dai gruppi fondamentalisti armati in Algeria, durante la ‘decade nera’ degli anni novanta. Si stima che ci siano state circa 200.000 vittime durante questi dieci anni. Il progetto alla fine non ha trovato realizzazione, principalmente per motivi finanziari e per il fatto che Simon era già malato e non poteva più sostenere sulle spalle un tale lavoro. Ma durante le numerose riunioni che si sono svolte all’epoca, la lettura dello sviluppo del fondamentalismo come nuova forma di fascismo (in quel caso era fondamentalismo islamico) era esplicitamente connessa all’esigenza di promuovere e difendere la laicità. Sebbene al centro dell’attenzione inizialmente ci fosse l’Algeria, molti altri oppositori del fondamentalismo islamico nei propri paesi e sostenitori della laicità si unirono al nostro progetto. Alla fine, Simon ed il gruppo di esiliati algerini hanno passato le consegne ad una organizzazione francese, UFAL (Unione delle Famiglie per la Laicità) che, nel 2007 e nel 2009, ha organizzato due convegni molto partecipati ed ha avanzato l’idea per la nascita del BLI. Durante questi Convegni Laici, molti hanno indicato le questioni del fondamentalismo, dei diritti delle donne e della laicità, sottolineando il loro rapporto reciproco, ed hanno attaccato l‘atteggiamento accomodante presente in molta Sinistra, nel movimento per diritti umani e nel movimento anti globalizzazione rispetto al fondamentalismo, come se la sua natura politica potesse essere ignorata.

Perché abbiamo bisogno di un BLI oggi?
Proprio a causa dell’insorgenza di movimenti di estrema destra fascista sotto le spoglie di movimenti religiosi, in molte ci siamo riunite per dar luce all’Ufficio Internazionale per la Laicità. Il fondamentalismo sta crescendo dappertutto: non solo in Brasile, dove le autorità della chiesa cattolica hanno scomunicato una ragazzina di 12 anni che ha partorito dopo essere stata violentata; o in Iran e Pakistan, dove le donne non credenti o seguaci di altre religioni sono perseguitate; o in India dove i fondamentalisti indù hanno bruciato chiese e moschee ed hanno massacrato cristiani e musulmani; ma pure in Europa, inclusa la Francia. Ad esempio, nel Regno Unito sono ammessi sistemi legali paralleli sviluppati dalle differenti comunità religiose, per amministrare i divorzi; in Germania ed in Francia in diverse occasioni sono state emanate sentenze che accennano in questa direzione. Il fondamentalismo costituisce una minaccia reale alla laicità, alle libertà fondamentali ed ai diritti delle donne.
I movimenti laici tradizionali, principalmente europei, ancora additano la Chiesa Cattolica ed il Vaticano come nemico principale, mentre ignorano altri fondamentalismi, in particolare il fondamentalismo islamico, visto sia come marginale, distante, semmai presente in Asia o nei paesi africani, sia come costruzione razzista della Destra americana ed europea.
Nel frattempo, nei paesi musulmani, come nella diaspora dai paesi musulmani in Europa, ci sono molte voci che tentano di sostenere la laicità. In Pakistan, nel 2009, un documento a favore della separazione totale tra Stato e Chiesa è stato mandato al Primo Ministro ed al Capo dello Stato, a seguito degli assassinii e delle persecuzioni tra le minoranze cristiana e musulmana. Nello stesso anno in Algeria, è nato un partito politico il cui nome include la parola laicità. Più di dieci anni fa’, un gruppo che si chiamava Musulmani francesi per la laicità, che in seguito è diventato Magrebini francesi per la laicità, stilarono un documento a favore della laicità francese. Oggi, sono gli iraniani in esilio che lottano in Gran Bretagna, chiedendo una legge per tutti/e, piuttosto che leggi separate per differenti categorie di cittadini in accordo con la loro presunta religione.
Il BLI è una iniziativa opportuna da parte di cittadini di tutto il mondo, preoccupati testimoni dei progressi fatti dai fondamentalismi di tutti i tipi; del sostegno che questi ottengono da parte di movimenti che dovrebbero difendere la laicità ma non lo fanno; di organizzazioni umanitarie che danno la priorità ai diritti religiosi invece che ai diritti delle donne; della Sinistra in generale e del movimento anti globalizzazione che temono di essere accusati di razzismo se si contrapponessero agli obiettivi del fondamentalismo islamico, e che credono così di poterlo assumere come alleato nella lotta anti imperialista; del restringimento degli spazi laici sia a livello nazionale, sia presso le Nazioni Unite, con la loro spaventosa dichiarazione sulla ‘diffamazione delle religioni e dei loro profeti’.
Non possiamo che dare il benvenuto ad un movimento internazionale che rivolge la propria attenzione all’urgente bisogno di separare Stato e Chiesa in un contesto di fondamentalismo crescente, con una chiara comprensione delle nuove forze politiche che minacciano i diritti fondamentali, in nome dei diritti religiosi.

Traduzione di Laura Guidetti