CHELLA ‘LLA:
LEI CANTATA DA LUI
di Anna Ventura
Il mondo della canzone italiana è da sempre teatro variegato di ritmi e generi, ma le tematiche affrontate, a parte i soliti noti cantautori, prediligono i conflitti, le gioie e i dolori che Lei e soltanto LEI è capace di infondere all’uomo.
La LEI nella canzone italiana riveste più ruoli, copre un vastissimo terreno dove camminano mogli affettuose, madri intoccabili, amanti perdute, bambine innamorate, donne che aspettano (Le colline sono in fiore) donne che non aspettano (Fiori rosa fiori di pesco),cattive (Vipera), buonissime (Acqua azzurra acqua chiara).Senza LEI il mondo musicale perderebbe i suoi massimi principi ispiratori. Così a ritmo di swing, valzer, tango, bossanova, in ritmi lenti, pop, rock , LEI rimane la padrona assoluta della scena.
Per non perdere La tramontana seguirò un filo conduttore che illustra non i ruoli, dove ci sarebbe da spendere molte più parole, ma il tipo di relazioni o posizioni esistenziali che riguardano la donna, ed anche così l’argomento si presenta ancora vasto. Tuttavia vorrei racchiudere questo tipo di relazioni in quattro principali, e mi scuso già da ora se in quelle che tratterò mancherà la vostra canzone preferita.
La prima posizione è sicuramente una delle più tipiche sopratutto negli anni ’50 ed è LUI BRAVO LEI CATTIVA.
…femmane comm’a te/ nu ponno stà pe n’omm onesto comm’a mme/ Femmana, tu si na malafemmana…
Questo tipo di relazione illustra il “povero” lui come vittima della vera “carnefice della storia”: la donna cattiva. Nella categoria, negli anni ’30-’50, troviamo a farla da regine soprattutto le donne di malaffare che vengono cantate con notevole successo da ingenui giovanotti, come una coppa di champagne tu mi sai dar la dolce ebbrezza che un’ora può durar,…. Tu sei di tutti crude parole ma è così! A volte sono “purtroppo” anche madri snaturate, come in Balocchi e profumi, dove la genitrice egoista viene punita con la morte della figlia trascurata. Anche le prostitute cantano la loro tristezza: schiave di un mondo brutal noi siamo i fior del mal, interpretata da donne ma severamente scritta da uomini che “conoscono loro” lo stato d’animo di una “lucciola”. Anche la canzone popolare è ricca di queste “donnacce” di cui è piena la cronaca nera come Donna Lombarda che vuole uccidere l’ignaro e buon marito, ma il progetto non va a buon fine per l’intervento del piccolo figlioletto che mette in guardia il padre (alleanza tra giusti) da tale perfida moglie. Che dire poi dell’uomo carne ‘e maciello per eccellenza: l’emigrante. Oltre a soffrire la mancanza del paese natio, della mamma e della figlia si trova a fianco una donna che si gusta il bello di una vita “fuori le mura” ignorando le lacrime e sangue del consorte, con una condotta discutibile. Che v’aggio a di’, se i figli vonno a mamma facitela turnà chella Signora….L’emigrante di Lacreme napulitane prende una cristiana distanza dalla moglie cattiva e insensibile io no nu torno e me ne resto fore, e resto a fatica’ pe’ tutt’e quante, io c’aggio perso casa, patria e onore….
Sempre a proposito di mogli che non rientrano nel quadro della virtuosa e “dabbene” che sa sostenere il proprio uomo, troviamo una ricca produzione dalla napoletana Luisa di Ciccio Formaggio che al mammalucco gliene fa di tutti i colori, da tagliarli u’ cuollo da’ cammisa fino a lasciarlo e andarsene con un altro; alla normativa e conservatrice che sentenzia: Chi non lavora non fa l’amore! che costringe, il già poco politicizzato Celentano, ad essere crumiro. Ma non solo le mogli sono una sorpresa per il retto maschio che le ha sposate, non sapendo che il melone poteva uscire bianco, o che la consorte può divenire ogni giorno più sciatta e lasciarsi andare sempre più, ma anche quelle disgraziate delle fidanzate e amanti sono un pericolo costante ed una spina avvelenata nel fianco del buono e giusto che si trova sempre indifeso tra i tentacoli della Vipera di turno. Così Lei è via via Core ‘ngrato , capricciosa come i suoi ricci (La donna riccia), ritrosa e colpevolmente intrigante in Te voglio bene assaie, debilitante come una Malatia in grado di produrre un cambiamento nel bravo amante fino a farlo diventare scettico (Scettico blues). Gli fa implorare piangente Torna sta casa aspetta a tte, rinunciando alla dignità ultima di una sofferenza dignitosa sarò lo scendiletto su cui cammini tu fino alla disperata ribellione: Stai lontana da me. In questo gruppo di varie Luisa, Irene, Signora Lia, Agata, piene di Perfidia in definitiva di Belle senz’anima si fa largo un’esile speranza che proprio quella così ingannevole e traditora no non può essere lei! Non è Francesca! Non ci credo, non la mia compagna, lei è la donna ideale è sempre a casa che aspetta me… anche quando sono io il cattivo.
Veniamo quindi al secondo gruppo di letteratura canora che posiziona
LUI CATTIVO LEI BUONA
La maggior parte della produzione di donne buone è cantate da interpreti femminili, ma rigidamente scritte e musicate da uomini.
La letteratura si apre con la figura di colei che aspetta il traditore, l’uomo cattivo dotato di corta memoria e grande sexy appel. C’è una donna tra queste che da quando ha iniziato ad aspettare non ha mai smesso e nel nostro immaginario, la sconsolata è ancora lì che attende l’infame che le ha dato un appuntamento, lasciandola sola e umiliata ad attendere invano, già perché lui non verrà. Il grande successo de L’appuntamento è dovuto alla sua interprete (Vanoni) o all’immaginario maschile che vede in questo una gratificazione di superiorità? Di donne che aspettano imploranti Amore ritorna le colline sono in fiore; Amore mi manchi torna presto se puoi, ne troviamo a bizzeffe. C’è ne una però che si erge austera e pallida: una certa Signorinella dirimpettaia di uno studente che dopo la laurea, va a sposare l’antica fidanzata che lo aspetta al paese. Ma la Signorinella pallida, torna in mente perché il suo piccino aprendo un vecchio libro di latino vi ha trovato una viola del pensiero da lei regalata a lui. Lui, che ormai ha i capelli bianchi, ha fermato pirandellianamente il tempo su un quadro di una giovane ed ingenua, che gli si è offerta con amore. Avrà avuto una sua vita questa povera Signorinella pallida? No! È lì infelice che attende che il suo ragazzo dottore torni dal quel paese imbiancato di neve.
Questo succedeva nella prima metà del Novecento, nella seconda c’è un gruppo di giovani capelloni che sanno approfittare di un corpo caldo e condiscendente, di una strana amica di una sera, che lasciano lì come una stoccafissa perché ritorna tanta tanta voglia di lei, la Lei che a casa aspetta innocente che il suo uomo torni. Dev’essere sempre lo stesso che una sera, seduto in quel caffè .. non pensava a te, e si consuma una storia di sesso con una sconosciuta, che peraltro ritorna ad essere tale dopo, quando ritorna da Lei che non capisce (ingenua) cosa è successo. Questa Lei brava e buona può non aspettare più, ma solo per una ragione superiore alle sue forze: la morte. Modugno, andato chissà dove a fare che, al ritorno incontra la portinaia che con uno stacco e una lunga pausa piena di pathos dice: è morta stamattina riprendendo il vecchio motivo dei primi novecento di Funesta ca lucive. Insomma la morte è l’unica ragione di devianza dal ruolo delle Lei che sanno aspettare il gaudente, intrigante e traditore maschio latino e non solo, ricordate Tell Laura I love her?
Gli ultimi due gruppi di donne richiamano una parità (sic!) di diritti nei ruoli:
LUI CATTIVO LEI CATTIVA
Il genere è stato sviluppato meravigliosamente da Fred Buscaglione.
C’è Teresa, che si oppone a suo modo al marito traditore, il quale si giustifica per averla tradita con la sua migliore amica, addossando a quest’ultima la colpa: cosa mai potevo far? Implora così Teresa di non sparare col fucile, che la gelosa senza cuore ha imbracciato, non avendo nessuna voglia di perdonare. C’è anche una donna piccola così (ricordate il gesto di Fred con il pollice e l’indice?), che mentre lui si affannava a fare la grana col tressette, si dava da fare con un altro.
La donna di Buscaglione, cattivo e legato alla “mala”, è degna di lui: spara cazzotti come Rocky il gran campion (Che bambola) è Criminalmente bella, Pericolosissima.
In questo gruppo si possono far rientrare tutte le canzoni che inneggiano al corpo della donna, “colpevole” di metterlo in mostra scatenando l’istinto del Latin Lover. Da Ma le gambe, Che mele, Signorine grandi firme fino a Chi siete? dove le sconosciute per strada sono comunque tentatrici per il solo fatto che esistono, dotate di quel perfetto apparato respiratorio che va dalla bocca al seno!
LUI BUONO LEI BUONA
Una sola parola: Mamma
La Mamma è la buona per antonomasia dal 1919 con la Ninna Nanna delle 12 mamme che crescono i propri figli per vederseli restituiti uccisi dalla guerra (che è donna come genere, ma Atena partorita da mente maschile), fino a Viva la mamma, donna di cui si può parlare senza far ingelosire l’amata, passando per l’internazionale Mamma del 1941. Anche al Festival di Sanremo si cantò nel 1954: Son tutte belle le mamme del mondo quando un bimbo si stringono al cuor! Chissà come sono quando ti tirano una ciabatta?!..
Non possiamo fare a meno di mettere nella categoria anche le bambine ingenue, catechizzate dal paterno/normativo lui, tutti canti precettivi come Bambina Innamorata, Non dimenticar le mie parole (la piccola non sa cos’è l’amor), Bambina Bambina, Giovane Giovane (superlativi relativi di cotanta mercede maschile), Bada Bambina (ammonimento ad aprire gli occhi ed accorgersi di LUI), Cara piccina ecc. per arrivare alle più recenti Albachiara , Sara e Balla Linda
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Alle donne è stato messo in bocca tutto il dizionario che riguarda l’amore: gioia, sofferenza, perfidia, tradimenti, odio, innamoramenti, suicidi, omicidi, virtù e sconvenienze; sono donne senza morale, bambine ingenue, donne oggetto (La bambola), destinatarie di serenate e di bestemmie, amanti comprensive, civette, pretenziose, crudeli, malefemmine dichiarate, mamme, figlie, spose; sono state inneggiate (Donna tutto si fa per te; Donne in cerca di guai, Le ragazze … che quando dicono no ci devi stare è inutile tentare); donne depositarie di istruzioni per l’uso (Teorema; Una ragazza in due); ma finalmente c’è una canzone che canta veramente Quello che le donne non dicono, e qui si apre un capitolo nuovo scritto orgogliosamente da donne. Sono loro che alzano ora la voce attraverso la musica di giovani artiste con le idee chiare.