{"id":653,"date":"2013-02-08T14:25:00","date_gmt":"2013-02-08T14:25:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=653"},"modified":"2014-07-29T17:02:45","modified_gmt":"2014-07-29T17:02:45","slug":"leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=653","title":{"rendered":"Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop-marea-1-ok-web.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-627\" title=\"fronte-cop-marea-1-ok-web\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop-marea-1-ok-web-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop-marea-1-ok-web-212x300.jpg 212w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop-marea-1-ok-web-725x1024.jpg 725w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop-marea-1-ok-web.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Negazionismo, una malattia diffusa<\/strong><\/p>\n<p><strong><em>di Monica Lanfranco<\/em><\/strong><\/p>\n<p><em>\u201cMediamente i maschi sono pi\u00f9 grandi e forti delle femmine (in termini di aggressivit\u00e0, sviluppo muscolare ecc. ecc.). La concezione di un genere femminile da proteggere nasce da qui. Che poi sopra a questa realt\u00e0 sia stato ricamato sopra un castello di falsit\u00e0 ed esagerazioni \u00e8 un fatto, ma non si pu\u00f2 negare che biologicamente uomo e donna non potranno mai essere \u2018pari\u2019. I ruoli a cui sono destinati in termini evolutivi (a livello di specie, non di individuo) sono differenti. Se volevate la superiorit\u00e0 biologica vi toccava nascere iene o ragni\u201d.<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cSessismo? E basta con questo femminismo!\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cLanfranco, perch\u00e9 lei e le sue colleghe di Donne di Fatto odiate gli uomini? Provate piacere a denigrare ed insultare i maschi?\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cPu\u00f2 aiutarmi a capire come mai sono settimane che sputate acido sul genere maschile?\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cGiornalista femminista, formatrice sui temi della differenza di genere? Cio\u00e8 lei \u00e8 una persona che forma altre persone su come creare conflitti di genere?\u201d<\/em><br \/>\n<em>\u201cNon dimentichi i fischi per strada alle ragazze che passano! Delitto imperdonabile!\u201d<\/em><\/p>\n<p>Quelli riportati sopra tra virgolette sono solo una minima parte dei commenti di lettori (quasi sempre con identit\u00e0 mascherata da nick name, quindi anonimi), che ogni volta affollano gli articoli che scrivo sul blog che ho sul sito del quotidiano Il fatto. Parliamo di centinaia di commenti.<br \/>\nQuelli che scrivo sono articoli di varia natura, consultabili on line e quindi pubblici, in cui, a partire da fatti o da parole chiave sulla quali l\u2019invito \u00e8 a riflettere, si dipanano considerazioni e offerte di discussione sulle relazioni tra i generi. In nessuno di questi pezzi ho mai attaccato, insultato, dileggiato gli uomini: non solo non \u00e8 nel mio stile, ma sarebbe controproducente, se l\u2019intento \u00e8 quello del confronto.<br \/>\nE nonostante ci\u00f2 il tenore dei commenti \u00e8 mediamente aggressivo e invasivo, come se nulla potesse distogliere alcuni degli uomini che leggono dal pregiudizio: se una giornalista si definisce femminista, se parla di femminicidio, di autodeterminazione sulle scelte riproduttive, se scrive di molestie e di violenza, \u00e8 senza dubbio una donna che odia gli uomini.<br \/>\nContro tutte le evidenze che mi riguardano, che sono di dominio pubblico, nella vita privata cos\u00ec come nel politico.<br \/>\nCi sono pi\u00f9 aspetti inquietanti in questo atteggiamento aggressivo e pregiudiziale: il non soffermarsi a leggere (spesso i commenti evidenziano che chi scrive non ha proprio letto l\u2019articolo), dando spessore quindi al gi\u00e0 conclamato malanno che affligge la capacit\u00e0 di attenzione indotto dalla velocit\u00e0 tecnologica; il sedimentarsi e il fossilizzarsi del pregiudizio, a dispetto della (virtuale) possibilit\u00e0 offerta dalla rete di aprirsi a versioni diverse da quelle dalle quali si parte; la pressocch\u00e8 illimitata libert\u00e0 di insulto, bullismo, mobbing, e talvolta persecuzione, il tutto nella protezione del pieno anonimato verso chi invece \u00e8 rintracciabile e visibile, e tra l\u2019altro fa di questa visibilit\u00e0 una scelta politica e pubblica.<br \/>\nCorollario di tutte queste modalit\u00e0 ammalate, frutti avvelenati della virtualit\u00e0 che invece ha i suoi straordinari punti positivi (l\u2019immediatezza, la trasversalit\u00e0, la moltiplicazione) c\u2019\u00e8 la perdita di senso e lo svuotamento della forza delle parole, con la nascita di un fenomeno che affligge quasi sempre le questioni poste dei movimenti per il cambiamento: il negazionismo.<br \/>\nGi\u00e0 Rosa Luxemburg, (ben prima degli anni \u201970 nei quali si disse che le parole erano pietre), scriveva che \u201cil primo atto rivoluzionario \u00e8 chiamare le cose con il loro nome\u201d. Non \u00e8 un caso che per indicare alcuni comportamenti sessisti in Italia non ci siano le parole per dirli. Nel generico molestie sessuali ci sono diverse fattispecie di offese e atteggiamenti violenti contro le donne che, per esempio, in inglese si differenziano tra \u2018street harassment\u2019 oppure \u2018stalking\u2019, o ancora \u2018sexual mobbing in the workplace\u2019, tutti comportamenti precisi, che tra l\u2019altro in diversi paesi hanno specifiche leggi a definire specifici reati.<br \/>\nPerch\u00e9 altrove le parole ci sono e si usano, mentre in Italia si fatica a far passare il concetto di femminicidio? Azzardo una risposta: perch\u00e9 il negazionismo, sempre in agguato quando si tratta di questioni che coinvolgono le relazioni tra i generi, \u00e8 la strada pi\u00f9 facile per evitare di ragionare.<br \/>\nSe si liquida la faccenda con una alzata di spalle, storcendo il naso alla parola femminicidio, definendola la solita macchinazione di quatto femministe, si evita di affrontare il cuore del problema: non tutti gli uomini sono assassini, ma alcuni uomini uccidono le donne che hanno amato, o con le quali sono in relazione a vario titolo, perch\u00e9 esiste consenso, in varie forme, per giustificare questa violenza, o comunque i vari gradi di escalation che la precedono. Non si nasce femminicida, ma lo si pu\u00f2 diventare anche perch\u00e9 esiste una sottovalutazione sociale frequente dei passaggi che precedono l\u2019approdo alla violenza finale: si tollerano forme di sessismo definite \u2018scherzo\u2019, si simpatizza con varie forme di disprezzo e di volgarit\u00e0 contro le donne che costituiscono il terreno di coltura che \u00e8 gi\u00e0 sinonimo di violenza. La rete ne \u00e8 piena, i social network e Youtube pullulano di siti \u2018divertenti\u2019 che in realt\u00e0 sono, spesso, istigazione a delinquere.<br \/>\nFino a che non tanto la parola femminicidio, ma il senso della parola stessa non sar\u00e0 reso evidente nella sua chiarezza ogni donna uccisa sar\u00e0 ammazzata due volte: da chi l\u2019ha privato della vita e da chi non vede quello che accade.<br \/>\nCos\u00ec succede anche per la parola sessismo, che sembra essere una bestemmia.<br \/>\nSe ne parli, e la identifichi come la base di tutte le ingiustizie e discriminazioni successive, sei una odiatrice di uomini.<br \/>\nCi sono i casi limite, come per esempio quello del sito Pontifex.it<br \/>\nA firma di Bruno Volpe il sito pontifex.roma.it ha pubblicato a inizio anno ben tre articoli collegati sul femminicidio, e lo ha fatto mostrando i migliori gioielli di famiglia: un\u2019intervista a Corrado Carnevale, (chiamato dagli anni \u201980 l\u2019ammazza sentenze di mafia) giurista e Presidente di Sezione in Cassazione, e due articoli, uno denso di memorie colte, Il femminismo satanico condannato dalla Mulieris dignitatem di Giovanni Paolo II e, ultimo in ordine di tempo, quello dal titolo, (che non lascia nulla all\u2019immaginazione), Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?<br \/>\nSe non fossimo in un Paese cattolico, nel quale la chiesa di Stato fa politica in modo pesante sui temi della contraccezione, dell\u2019etica pubblica e privata, delle sessualit\u00e0 e in generale dell\u2019autodeterminazione femminile non varrebbe davvero la pena di commentare e prendere in considerazione questo giornalismo francamente imbarazzante, oltre che forse passibile di denuncia per istigazione a delinquere.<br \/>\nPurtroppo tocca farlo, invece, perch\u00e9 la violenza con la quale anche in questo sito si mette in atto il meccanismo negazionista sul femminicidio si salda con una tendenza diffusa, anche in ambienti laici, e questa sinergia \u00e8 preoccupante.<br \/>\nL\u2019argomento principale \u00e8 che, anche a detta del magistrato, tutti gli omicidi sono uguali: parlare quindi di femminicidio sarebbe, addirittura, la configurazione di una discriminazione a favore delle donne da una parte, oltre che una forma di incitamento all\u2019odio contro i mariti e gli uomini dall\u2019altra.<br \/>\nSi toccano vette surreali, nell\u2019intervista, quando Bruno Volpe chiede al magistrato: \u201cSono le donne a provocare?\u201d e il giurista risponde: \u201cQuesto direi di no. Poi bisogna vedere caso per caso. Non perch\u00e9 una donna cammini di sera, questo autorizza all\u2019assassinio, anche se prudenza vuole che la stessa donna non usi vestiti provocanti o atteggiamenti equivoci che possano determinare eccitazione. Sarebbe bene che le donne evitassero ambienti poco raccomandabili per una questione di sana prudenza\u201d.<br \/>\nLa cronaca ci parla di 118 donne uccise nel 2012 per mano maschile dentro, o nelle vicinanze, della casa famigliare, ma questo incontrovertibile dato di realt\u00e0 non \u00e8 pervenuto ai due dialoganti.<br \/>\nIl fatto grave \u00e8 che il negazionismo sul femminicidio in Italia, che per la prima volta dopo molti anni \u00e8 finalmente oggetto di attenzione anche da parte dei media, diventa un\u2019arma odiosa brandita per rimuovere il problema.<br \/>\nCos\u00ec, invece di chiedersi cosa non funzioni nella cultura familiare tradizionale se questa genera violenza, si rinnova l\u2019adagio della colpa femminile: \u201cIl nodo sta nel fatto che le donne sempre pi\u00f9 spesso provocano, cadono nell\u2019arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni esistenti, \u2013 chiosa Volpe nel suo articolo -. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici e da portare in lavanderia, eccetera\u2026 Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (FORMA DI VIOLENZA DA CONDANNARE E PUNIRE CON FERMEZZA), spesso le responsabilit\u00e0 sono condivise\u201d.<br \/>\nHo riportato il pezzo cos\u00ec come \u00e8 stato scritto, perch\u00e9 \u00e8 importante prendere atto di come, a fronte di una proposta politica e culturale forte che indica un problema suggerendo un nome per discuterne la reazione \u00e8, in molti ambienti, quella di tornare ad evocare una unica, solita, inevitabile, soluzione: le donne devono stare al loro posto, la cucina; devono tenere solo un comportamento, quello sottomesso; devono evitare di essere protagoniste della loro.<br \/>\nTocca anche dire che c\u2019\u00e8 una evidente, tremenda e tragica ignoranza, in Italia. Se pronunciate la parola sessismo in molti ambienti, specialmente tra le giovani generazioni, la reazione \u00e8 di rigetto solo perch\u00e9 l\u2019ismo finale \u00e8 assonante con la parola femminismo: in automatico chi la pronuncia \u00e8 additata\/o come persona fanatica, estremista, esagerata, eccessiva.<br \/>\nLa riprova? Ho postato un articolo con l\u2019indicazione dettagliata dell\u2019iniziativa lanciata da Eve Ensler, autrice dei Monologhi della vagina, che per lo scorso 14 febbraio ha chiesto alle donne di danzare in un flash mob globale. S\u00ec proprio cos\u00ec: ballare. Danzare in piazza, nelle scuole, nei posti di lavoro, sul tetto della fattoria, sulla spiaggia, tra la neve, in cantina, in aperta campagna: da sole ma meglio se accompagnate, da altre donne e anche dagli uomini che vorranno ballare.<br \/>\nDopo il video dello scorso anno che invitava le donne ad alzarsi dovunque si trovassero e a indicare il cielo con un dito in silenzio, la campagna globale dell\u2019autrice dei Monologhi della vagina http:\/\/onebillionrising.org\/ evolve nella proposta di migliaia di eventi con la modalit\u00e0 del flash mob, gli ormai noti raduni spontanei convocati via web e mai pi\u00f9 lunghi di 10 minuti, che tanto hanno avuto successo e consenso tra i movimenti per il cambiamento, compresi quelli femministi.<br \/>\nCaratterizzati dalla spiccata e decisa scelta nonviolenta, i flash mob hanno quasi sempre il segno specifico dell\u2019accompagnamento di musica, suoni urbani che ritmano il movimento del corpo, grande protagonista da sempre nelle manifestazioni di piazza.<br \/>\nMa al posto delle marce e dei cortei il flash mob \u00e8 un evento breve, istant, nel quale tutte le persone che vi partecipano eseguono movimenti in sincrono decisi collettivamente.<br \/>\nE a dispetto della velocit\u00e0 e della relativa brevit\u00e0 dell\u2019iniziativa la sua preparazione \u00e8 accurata e lunga. Gi\u00e0 dai primi giorni dell\u2019anno al sito http:\/\/www.onebillionrising.org\/ \u00e8 disponibile il kit per la strutturazione dell\u2019evento, con video tutorial che insegnano passo dopo passo la coreografia (composta dall\u2019indimenticabile Debbie Allen, l\u2019attrice coreografa che impersonava l\u2019insegnante di danza nella serie Saranno famosi) e i consigli per l\u2019organizzazione.<br \/>\nVi sembra che in questa proposta ci sia qualche segno, anche occulto e perniciosamente subliminale, di odio verso gli uomini?<br \/>\nEbbene ecco alcuni commenti, sempre provenienti dal blog del Fatto:<\/p>\n<p><em>\u201cMi riesce difficile comprendere come una danza possa &#8221; rompere le catene &#8220;,quando ci sono troppe donne che trovano pi\u00f9 utile ballare il Bunga Bunga&#8230;Ma, sicuramente, sar\u00e0 un problema del tutto personale..\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cMa si! In fondo ballare costa poco e non impegna. E la buona azione \u00e8 fatta. Poi una doccia e via a cena (pagata) con il fidanzatino\/compagno\/marito\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cServe un&#8217;analisi sociale seria delle ragioni della violenza sulle donne, non queste pagliacciate.<\/em><br \/>\n<em>1)Invece di ballare, cominciate a non mandare pi\u00f9 i vostri figli al catechismo, dove apprenderanno che la donna \u00e8 subordinata all&#8217;uomo perch\u00e8 creata dopo Adamo (lettere di San Paolo). 2) Invece di ballare, andate a denunciare l&#8217;uomo che vi sta accanto alla PRIMA avvisaglia di violenza. 3) invece di ballare, imparate a scegliere bene i vostri partner, liberandovi dal mito del macho, da cui siete affascinate. 4) invece di ballare, liberatevi dalle vostre catene mentali, che vi fanno giudicare sgualdrine e pessime mogli le donne che hanno il coraggio di liberarsi di certi uomini, senza crearsi l&#8217;alibi dei figli. Oppure continuate a morire ballando\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cL&#8217;unica cosa che ha attirato la mia attenzione \u00e8 il fatto che l&#8217;articolo nomini la vagina. E&#8217; vero che le donne non sono separate dalla vagina, l&#8217;una non pu\u00f2 esistere senza l&#8217;altra ok, stupido definire una donna semplicemente come f&#8230; Ma \u00e8 altrettanto vero che le donne ci tengono molto a sfruttare la vagina per gli scopi pi\u00f9 disparati\u201d.<\/em><br \/>\n<em>\u201cEcco, brave&#8230;.scendete in piazza a dire NO alla violenza sulle donne. Oppure ballate.<\/em><br \/>\n<em>Cosi, all&#8217;improvviso, spariranno stupratori, assassini e uomini violenti. E ci sveglieremo tutti in un mondo migliore&#8230;..quello di walt disney\u201d.<\/em><\/p>\n<p>So bene che non tutti i lettori, e tantomeno non tutti gli uomini, la pensano cos\u00ec, ma \u00e8 importante tener conto che, per le modalit\u00e0 nelle quali i commenti sono postati, questa sacca di ottica maschile che definire rancorosa e tenebrosa \u00e8 poco non \u00e8 piccola; \u00e8 estesa, caratterizzata da un disincanto arido e contagioso, diffuso a destra come a sinistra. E non illudiamoci che ignorando il problema esso si estingua. Sarebbe un errore fatale, cos\u00ec come lo \u00e8 stato abbassare la guardia sul sessismo, pensando che l\u2019educazione e il rispetto tra generi e generazioni si trasmettessero per osmosi, e che la forza del patriarcato, nella sua banalit\u00e0 maligna, si spegnesse solo perch\u00e9 alcune di noi non ne erano pi\u00f9 vittime.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Negazionismo, una malattia diffusa di Monica Lanfranco \u201cMediamente i maschi sono pi\u00f9 grandi e forti delle femmine (in termini di aggressivit\u00e0, sviluppo muscolare ecc. ecc.). 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