{"id":381,"date":"2012-09-26T10:49:31","date_gmt":"2012-09-26T10:49:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=381"},"modified":"2014-07-29T19:01:23","modified_gmt":"2014-07-29T19:01:23","slug":"22011-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=381","title":{"rendered":"2\/2011 Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-2-2011-okxweb.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-376\" title=\"cop_marea-2-2011-okxweb\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-2-2011-okxweb-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-2-2011-okxweb-212x300.jpg 212w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-2-2011-okxweb.jpg 481w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Due madri<\/strong><\/p>\n<p>di Daniela Vassallo<\/p>\n<p>Cosa \u00e8 essere madre?<br \/>\nIstintivamente mi verrebbe da rispondere: \u201cE chi lo sa?\u201d<br \/>\nEppure io sono madre da poco pi\u00f9 di due anni di una bimba.<br \/>\nIn realt\u00e0 sono una delle due madri di mia figlia.<br \/>\nS\u00ec, Agata, mia figlia, ha due mamme.<br \/>\nIo e la mia compagna, Silvia, ad un certo punto della nostra storia abbiamo desiderato avere un figlio insieme. Prima di allora non avevo mai pensato alla maternit\u00e0 come ad una meta, una condizione esistenziale attraverso la quale per me fosse necessario passare.<br \/>\n\u00c8 stata una idea che piano piano \u00e8 germogliata in noi, una prospettiva, una possibilit\u00e0.<br \/>\nSilvia ed io abbiamo deciso insieme come concepirla, dove, chi di noi due dovesse portarla e come partorirla. Da una parte un percorso di volont\u00e0, dall\u2019altra un lasciarsi andare a ci\u00f2 che stava succedendo.<br \/>\nPer me, non credente, \u00e8 stata un\u2019esperienza mistica. Sentivo la vita crescere nel ventre di Silvia, la sentivo come se fossi stata io stessa a portarla. Quando la sera ci abbracciavamo la piccola avvertiva la mia schiena appoggiata alla pancia di Silvia e mi prendeva a calci: era il nostro modo di comunicare.<br \/>\nNei nove mesi di attesa non mi sono mai sentita meno madre di Silvia, non ho mai provato invidia per la sua pancia, osservavo con stupore il suo corpo trasformarsi per accogliere nostra figlia e imparavo ad amarlo in modo nuovo.<br \/>\nAnche il parto \u00e8 stato un momento di condivisione totale: abbiamo scelto di partorire a casa, assistite da un\u2019ostetrica e da una ginecologa.<br \/>\nHo provato il contatto puro e potente con la vita in una situazione di totale intimit\u00e0 e isolamento, fuori dal tempo e dallo spazio. Solo noi, tutte donne, il mondo fuori ma nello stesso tempo dentro, concentrato in quell\u2019istante.<br \/>\nDa l\u00ec in avanti il nostro essere madri \u00e8 stato quello che \u00e8 per tutte le donne: accudire, coccolare, amare, spingersi al limite delle proprie forze, provare a rispettare, avere mille paure e impazzire di gioia.<br \/>\nMa ha significato anche qualcosa di diverso. Ha significato imparare e inventare l\u2019essere madri in due, sconfiggere nelle nostre menti il radicatissimo luogo comune per cui la MADRE \u00e8 una sola, onnicom-prensiva, per dare spazio l\u2019una all\u2019altra e al nostro modo personale di essere madri.<br \/>\nQualcosa \u00e8 stato necessario fosse ceduto da parte di Silvia e qualcosa \u00e8 stato necessario che venisse preteso da me. Per essere due madri abbiamo avuto bisogno di una decostruzione e ricostruzione del nostro rapporto, ed \u00e8 stata necessaria una grande generosit\u00e0 da parte di Silvia nel farmi spazio e molta decisione da parte mia nel volerlo.<br \/>\nPer il resto siamo come due qualsiasi altri genitori: ci chiediamo ogni giorno quali strumenti dare a nostra figlia per procedere in questa vita e per aiutarla a diventare la donna che desiderer\u00e0 essere.<br \/>\nSu un piano strettamente pratico e legale le nostre preoccupazioni invece sono maggiori rispetto a quelle degli altri genitori.<br \/>\nIl genitore non biologico desidera, aspetta, cura, istruisce, mantiene i propri figli ma per la legge italiana non esiste. Se qualcosa dovesse succedere al genitore biologico, in questo caso Silvia, nostra figlia risulterebbe orfana e non voglio nemmeno immaginare le conseguenze.<br \/>\nQuesto ha avuto anche ripercussioni sul piano emotivo, infatti per me essere madre di mia figlia senza essere riconosciuta da nessuno straccio di legge, da nessun pezzo di carta, ha significato strappare con le unghie e con i denti il mio spazio rispetto al mondo esterno, con il costante terrore (che non mi abbandona mai) di perderla nel caso malaugurato in cui dovesse succedere qualcosa a Silvia.<br \/>\nSono stati mesi difficili, di lotta incessante, di forte disequilibrio tra ci\u00f2 che volevo vivere in pace e serenit\u00e0 e l\u2019esigenza pressante di dover affermare quello che ai nostri occhi e per nostra figlia \u00e8 l\u2019evidenza.<br \/>\nIn realt\u00e0, fino ad ora, ci siamo trovate ad affrontare una realt\u00e0 molto pi\u00f9 aperta rispetto a quella cui ci eravamo preparate. La societ\u00e0, le persone, sono molto pi\u00f9 disponibili di quanto non voglia farci credere un certo genere di propaganda. Dalle maestre del nido ai genitori dei compagni di Agata, dai vicini ai parenti, l\u2019apertura e l\u2019ascolto sono stati sorprendenti e sorprendenti le loro conclusioni, il loro rapportarsi a noi come un nucleo familiare qualsiasi.<br \/>\nSe nel quotidiano tutto sembra funzionare ci troviamo invece a dover affrontare le critiche di quegli esperti (o presunti tali) che intravedono nelle famiglie come la nostra un pericolo, pensano che l\u2019assenza di un padre possa creare confusione nel bambino, squilibri affettivi, sessuali, comportamentali.<br \/>\nSono timori fondati sul pregiudizio. Studi condotti da pi\u00f9 di 30 anni a questa parte (e costantemente ignorati da molti dei suddetti esperti e da quasi tutti i politici) dimostrano che i figli di coppie omosessuali non soffrono di alcuno scompenso specifico legato alla loro situazione e anzi spesso presentano una mente pi\u00f9 aperta e sono meno legati a stereotipi di genere. Nostra figlia chiama \u201cmamma\u201d entrambe ma sa benissimo a chi si riferisce e se la situazione non \u00e8 chiara aggiunge il nostro nome.<br \/>\nSa quali sono le nostre differenze, ha instaurato un rapporto particolare con ciascuna di noi e cerca in ciascuna ci\u00f2 che per lei rappresentiamo. La piccola ha capito che esistono famiglie come la sua ed altre famiglie che invece sono diverse.<br \/>\nAdesso aspettiamo un secondo figlio. Se tutto andr\u00e0 bene Agata avr\u00e0 un fratello o una sorella.<br \/>\nQuesta volta sar\u00f2 io a portarlo, ma quello che provo per Agata non muta.<br \/>\nMi domando anzi se sar\u00f2 in grado di amare cos\u00ec tanto chi si prepara ad arrivare perch\u00e9 l\u2019amore che mi lega alla mia prima figlia \u00e8 unico.<br \/>\nCerco in me la consapevolezza di poter amare ogni figlio in modo speciale. Essere madre forse significa diventarlo&#8230;<br \/>\nAnche adesso che dentro di me cresce una vita, continuo a pensare che il legame biologico \u00e8 solo una delle componenti dell\u2019essere madre; sicuramente non il suo compimento n\u00e9 significante assoluto.<br \/>\nL\u2019essenza dell\u2019essere madre per me si \u00e8 data nel quotidiano, un giorno dopo l\u2019altro, nella costruzione di un rapporto con un\u2019altra persona, piccola e indifesa, ma altra da me in ogni caso. Essere madre per me \u00e8 prendere la mano minuscola di questa persona, che ogni giorno sbozza un poco di pi\u00f9 la propria personalit\u00e0, tenerla nella mia e accompagnarla, finch\u00e9 ne avr\u00e0 bisogno.<br \/>\nEssere madre significa anche ripercorrere la propria storia, fare i conti con il proprio passato da una prospettiva affatto nuova.<br \/>\nQuando ho iniziato ad avere coscienza di essere donna, e a voler essere donna facendo un percorso di conoscenza della storia del mio genere, quando ho avuto il desiderio di afferrare anche io quel filo invisibile che lega tutte le donne nel mondo e nel tempo, allora ho avuto la fortuna di trovare altre \u2018madri\u2019. Penso a quelle donne che per me sono state fondamentali per capire chi volevo diventare e per capire che questo cammino non ha mai fine. Maestre e, per il mio modo di sentire, madri.<br \/>\nSe penso al futuro di mia figlia, a lei come donna, spero con tutto il cuore che sapremo suscitare in lei questo amore e questo senso di appartenenza e, se non ne saremo capaci, spero che incontri altre \u2018madri\u2019 capaci di darle questa opportunit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due madri di Daniela Vassallo Cosa \u00e8 essere madre? 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