{"id":352,"date":"2012-09-26T10:23:06","date_gmt":"2012-09-26T10:23:06","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=352"},"modified":"2014-07-29T18:04:36","modified_gmt":"2014-07-29T18:04:36","slug":"22009-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=352","title":{"rendered":"2\/2009 Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/scansione0002.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-73\" title=\"scansione0002\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/scansione0002-213x300.jpg\" alt=\"\" width=\"213\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/scansione0002-213x300.jpg 213w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/scansione0002-730x1024.jpg 730w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/scansione0002.jpg 1326w\" sizes=\"auto, (max-width: 213px) 100vw, 213px\" \/><\/a>Straniera, non estranea.<\/strong><\/p>\n<p>di Adriana Nannicini<\/p>\n<p>E\u2019 cos\u00ec che molte si sono pensate e dunque si sono mosse<br \/>\nGiorno dopo giorno negli ultimi mesi, o in un tratto, si sono avvertite estranee o \u2018in esilio nel proprio paese\u2019. Estranee perch\u00e9 separate dalla vita pubblica, anche quando questa appariva sempre pi\u00f9 impoverita e poco attraente, e forse proprio in questa scarsa attrattivit\u00e0 si \u00e8 misurata una distanza. I legami vissuti e costruiti negli anni e poi ancora nei mesi precedenti non sono del tutto recisi, appaiono invece congelati o appassiti, non sono percorsi da comunicazioni reciproche, domande e attese di conversazioni collettive.<br \/>\nEstranee in un paese soffocato, rinchiuso su di s\u00e9, provinciale nelle sue fonti di conoscenza, becero nella stampa di opinione. Un paese dove quella che appariva la sinistra sembra capace solo esistere per frantumare i suoi apparati e liste elettorali, intenta a misurare le proprie incapacit\u00e0, coccolare la propria impotenza, ribadire l\u2019agonia senza riuscire a prendere atto dei fatti.<br \/>\nPoco inclini alla tenacia necessaria per sopportare i movimenti carsici del femminismo, come tenere aperto l\u2019interrogativo per ricostruire quei luoghi e quelle pratiche dell\u2019agire una differenza condivisa con le altre?<br \/>\nEstranee anche ad alcune passioni in cui avevano cercato di mettere radici negli anni precedenti: un amore, una professione. Quest\u2019ultima non semplicemente \u00e8 stata una passione travolgente per molte, continua tutt\u2019oggi ad essere il luogo dove scegliere di insediarsi per alcune. Una passione le cui radici nell\u2019attualit\u00e0 non permettono illusioni: in modo evidente si deteriorano le condizioni materiali delle esistenze delle singole e di tanti, sempre pi\u00f9 sono indivi-dualizzate le vite e la ricerca di soluzioni. Passione difficile e sofferente.<br \/>\nEstranee senza essere prive di legami, avendo tessuto dialoghi e relazioni prima di tutto con le altre, tante e diverse si \u00e8 detto, eppure la possibilit\u00e0 di relazioni fattive si assottigliano e i legami affettivi, lontani dalla scena pubblica, sono costretti a nutrirsi di sogni ristretti ogni giorno di pi\u00f9 alle consuetudini degli affetti. Le conversazioni confermano che tutto sembra essere gi\u00e0 stato detto, le diagnosi sembrano srotolarsi senza fine, i danni elencati sempre uguali, il timore dei pensieri paralizzati alberga in agguato dietro le spalle. Le diagnosi e le ricette terapeutiche , emesse o invocate che siano, diventano fievoli e come echi rimbombano. Le parole che hanno composto mappe concettuali utilizzate come utensili familiari suonano vuote quando pronunciate. La percezione di ritrovarsi estranee piace pochissimo, troppo assomiglia alle pagine finali di un romanzo di Roth, quando narra di un ufficiale che \u201c si sentiva la persona pi\u00f9 superflua sulla terra\u201d.<br \/>\nNon sembra accettabile la prospettiva del diventare \u2018superflua\u2019, assomiglia troppo a una resa se collocata nello spazio storico, ad un profondo senso di estraneit\u00e0 verso se stesse se vissuta a contatto con la propria, e delle altre, soggettivit\u00e0.<br \/>\nE allora sembra possibile dar corso alla decisione o anche al desiderio di diventare straniere, nella mente e nei fatti delle vite quotidiane.<br \/>\nAndando altrove, nelle citt\u00e0 dell\u2019Europa tecnologicamente avanzata, dalle universit\u00e0 che appaiono strutturate per studiare e ricercare e dalle reti amicali cosmopolite, nelle citt\u00e0 e nelle vicende delle Stati Uniti, che fanno scrivere a molti in questo ultimo anno che vorrebbero \u201c cambiare la sponda del vecchio continente per quella al di l\u00e0 dell\u2019Atlantico\u201d, nelle vie e nelle strade dell\u2019India e nelle citt\u00e0 e nei villaggi delle varie Afriche, e comunque altrove, e intanto via.<br \/>\nStraniera in modo evidente, per la lingua che pronunci in modo diverso, per il colore della pelle e i modi di conversare. Straniera infine e soprattutto perch\u00e9 questo \u00e8 uno status di cittadinanza che ti riporta a osservare i contorni , i pieni e i vuoti. Straniera perch\u00e9 i limiti delle tua decisionalit\u00e0 sono dati, perch\u00e9 dove sei non puoi votare, perch\u00e9 il livello delle tue responsabilit\u00e0 \u00e8 ristretto, e forse la responsabilit\u00e0 pi\u00f9 attraente e percorribile \u00e8 l\u2019osservare. Straniera in un luogo fisico storico, un altrove calpestabile, per non sentirti straniera a te stessa, nel tempo che accelerato scorre, estranea nella tua terra e nel suo tempo.<br \/>\nQuelle che vanno non lo fanno sull\u2019onda di un muoversi comune con altre o altri, la partenza e l\u2019arrivo sono individuali, casomai solitari. Quelli di oggi sono spostamenti distanti dalle esperienze di chi cambi\u00f2 paese (e alcune bandiera) per dar corpo e esistenza a forme di solidariet\u00e0 e curiosit\u00e0 con luoghi, storie e scelte politiche di movimenti e popoli.<br \/>\nL\u2019esperienza di cui narra Luisa Passerini non si sta riproponendo.<br \/>\nNelle partenze pi\u00f9 o meno solitarie allora si pu\u00f2 tornare a leggere i classici, i testi lontani dalla cronaca in compagnia dei quali provare a esplorare un senso profondo del mondo interno di chi si trova ad essere straniera senza che \u2018straniero a se stesso\u2019 dia voce e corpo ad una condizione fissa e ipostatizzata. \u201cNon siete voi che mi avete fatto un torto, sono io che sono partita\u201d. Cos\u00ec Julia Kristeva in un testo gi\u00e0 del 1988 offre una conversazione per niente consolatoria, tanto erudita quanto aspra ed aperta al contempo a suggerire che \u201ci primi stranieri ( nel mondo greco) sono le straniere Danaidi\u201d ed anche che \u201cl\u2019inquietante estraneit\u00e0 e lo strano (sta) dentro di noi\u201d, intrecciando saperi psicoanalitici e letterari con le domande della sua contemporaneit\u00e0 storica. Con la lettura dei saggi di Edward Said Nel segno dell\u2019esilio, in cui cita la parole di Adorno \u201cfa parte della morale del presente non sentirsi mai a casa propria\u201d e ancora ricorda, nel vivere e nello scrivere che l\u2019esiliato sperimenta \u201cnon abbandono trionfante o vittimistico ma senso di perdita\u201d, e su quel senso di perdita invita \u201ca coltivare una soggettivit\u00e0 scrupolosa e cio\u00e8 n\u00e9 indulgente n\u00e9 introversa\u201d.<br \/>\nInvita a provare e a cogliere il senso e a farne esperienza del \u201cvedere il mondo intero come una terra straniera offre anche la possibilit\u00e0 di una particolare originalit\u00e0 di sguardo\u201d , potrebbe essere questo il senso del diventare straniera: coltivare la propria soggettiva speranza che lo sguardo non sia pi\u00f9 cos\u00ec appannato, offuscato.<br \/>\nStraniera necessitata a riconoscere limiti, confini dell\u2019agire (anche dell\u2019agire di harendtiana ispirazione), desiderio ed esercizio di responsabilit\u00e0, anche se limitatissima . e tu che sei una straniera privilegiata, perch\u00e9 partita per scelta da un paese del G8, per quanto impoverito, disastrato e disastroso, e dunque assumi pi\u00f9 la figura dell\u2019espatriata che non quella dell\u2019esiliata e della migrante, sperimenti quali forme della responsabilit\u00e0 puoi esercitare.<br \/>\nResponsabilit\u00e0 verso chi? Chi ti pone domande?<br \/>\nColtivare il desiderio non semplicemente del ritorno a casa rinnovati lo sguardo e il sentire quale femminea fotocopia di Ulisse, ma la sconsiderata speranza di apprendere anima e corpo forme e domande di cittadinanza, apprendere a radicare questa passione in altre terre, altre strade. Osare altrove con altre, uguali e diverse, ad abitare il mondo esterno. E come gi\u00e0 Kristeva immagina \u201criuscire a vivere con gli altri, a vivere da altri\u201d<br \/>\nNiente di pi\u00f9 e niente di meno che appunti deliranti per le amiche a casa, nelle loro molteplici plurime identit\u00e0, loro che hanno fuggito \u201cil trionfalismo proprio di una sola identit\u00e0\u201d, loro che non hanno rinunciato a \u2018ricostruire\u2019 alcune dei pensieri per il futuro, un\u2019altra una rappresentanza politica, altre l\u2019ostinata cura quotidiana della qualit\u00e0 del lavorare, un\u2019altra il consolidare esperienze e saperi di pratiche femministe perch\u00e9 non vadano dispersi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Straniera, non estranea. di Adriana Nannicini E\u2019 cos\u00ec che molte si sono pensate e dunque si sono mosse Giorno dopo giorno negli ultimi mesi, o in un tratto,&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":279,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-352","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/352","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=352"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/352\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":354,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/352\/revisions\/354"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/279"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=352"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}