{"id":304,"date":"2012-09-26T08:47:27","date_gmt":"2012-09-26T08:47:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=304"},"modified":"2014-07-29T18:47:07","modified_gmt":"2014-07-29T18:47:07","slug":"12010-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=304","title":{"rendered":"1\/2010 Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fotovandana.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-298\" title=\"fotovandana\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fotovandana.jpeg\" alt=\"\" width=\"188\" height=\"268\" \/><\/a>Ecofemminismo e istituzioni politiche<\/strong><\/p>\n<p>di Laura Cima*<\/p>\n<p>Nel nostro paese non \u00e8 facile rintracciare percorsi collettivi delle donne impegnate\u00a0nell\u2019ecologia politica che abbiano contaminato le istituzioni con la cultura\u00a0ecofemminista. In realt\u00e0 non mancano episodi storici che sono stati definiti \u2018fase del\u00a0matriarcato verde\u2019 dall\u2019allora ministro dell\u2019ambiente Edo Ronchi. Si riferiva ad<br \/>\nesperienze importanti come un direttivo parlamentare di sole donne nel gruppo dei\u00a0verdi alla fine degli anni \u201980, che di fatto diresse, insieme alle coordinatrici nazionali,\u00a0anche il partito nelle difficile fase di unificazione con le liste arcobaleno. Non sono\u00a0mancate neppure dirigenti ecofemministe di rilievo sia nelle associazioni ambientaliste<br \/>\nche nei partiti dei verdi, della sinistra radicale e persino nel Pci-DS-PD. Tra le pi\u00f9\u00a0autorevoli Laura Conti, eletta in quella che allora si chiamava sinistra indipendente,\u00a0madre del pensiero ecologista in Italia. In quegli anni la rivista del popolo ecologista<br \/>\nper eccellenza Nuova ecologia aveva una redazione totalmente femminile, le associazioni\u00a0contavano presidenti come Renata Ingrao di Legambiente, Grazia Francescato del\u00a0WWF e Rosa Filippini degli Amici della Terra.<br \/>\nPer ritrovare memoria del \u201cfemminismo verde\u201d come lo definiva Franca Fossati in un\u00a0suo articolo su Noi donne nel dicembre 1986 bisogna appunto risalire alle origini del\u00a0movimento ecologista in Italia, a quello antinucleare soprattutto dopo Chernobyl,<br \/>\nquando vari gruppi femministi hanno aperto un riflessione approfondita sulla scienza,\u00a0e al movimento pacifista con esperienze come \u2018la ragnatela\u2019 di Comiso.<br \/>\nA Pescara, nel settembre di quell\u2019anno, al primo convegno internazionale dei verdi\u00a0dallo slogan \u201cla terra ci \u00e8 data in prestito dai nostri figli\u201d, dei 15 forum previsti su tutti<br \/>\ngli aspetti ambientali il nascente \u2018arcipelago\u2019, come si chiam\u00f2 per differenziarlo da\u00a0partiti e movimenti tradizionali, non ne aveva previsto neppure uno per le donne,\u00a0madri reali o simboliche di quei figli, di quella generazione futura di cui ci si\u00a0preoccupava. Fu cos\u00ec che le donne, un centinaio, si autoconvocarono nell\u2019anticamera\u00a0della sala in cui si tenevano i lavori \u2018importanti\u2019 e discussero di sessualit\u00e0, maternit\u00e0 ed\u00a0aborto insieme alle conseguenze del disastro nucleare, di risparmio energetico e di\u00a0come ridurre il tasso di violenza nella societ\u00e0. Subito si parl\u00f2 della necessit\u00e0 di essere<br \/>\nrappresentate al 50% in tutti i livelli decisionali dell\u2019arcipelago, quando nel PCI le\u00a0donne si accontentavano della quota del 25%. Nel convegno successivo di sole donne\u00a0ecologiste e femministe a Milano dal titolo \u201ctra il rosa e il verde\u201d si discusse anche se e<br \/>\ncome partecipare alla nascente Federazione dei verdi. Franca Fossati riporta a questo\u00a0proposito una mia dichiarazione rispetto al dilemma se privilegiare l\u2019identit\u00e0\u00a0femminista o quella ecologista: \u201cL\u2019identit\u00e0 che ho ritrovato \u00e8 quella mia. E\u2019 cos\u00ec che\u00a0sto nella lista verde di Torino, come un\u2019outsider, libera di cambiare idea quando<br \/>\nvoglio, di impegnarmi o di ritirarmi se qualcosa non mi convince.\u201d L\u00ec ritorn\u00f2 la\u00a0rivendicazione del 50% e qualcuna chiese il 100% come avevano ottenuto le donne\u00a0della lista verde di Amburgo conquistando il 10,4% di suffragi. I gruppi di lavoro\u00a0avviati danno un\u2019idea del dibattito ecofemminista allo stato nascente del movimento\u00a0politico ecologista: donne scienza e tecnologia, maternit\u00e0 e gravidanza, i luoghi e i\u00a0modi del potere delle donne.<br \/>\nIl movimento ecofemminista di fine anni \u201980 costrinse le liste verdi a candidare a\u00a0cerniera donne e uomini per il parlamento ed il primo gruppo alla Camera di deputati\u00a0vide un sostanziale equilibrio tra donne e uomini eletti, equilibrio che permise di aprire<br \/>\nun ampio dibattito sulla politica nazionale e internazionale, in cui le donne furono le\u00a0protagoniste. Dopo un serrato confronto alla Camera dei deputati sulla mozione \u2018per\u00a0la vita Martinazzoli\u2019, da cui le posizioni ecofemministe riuscirono vincenti perch\u00e9\u00a0ruppero i vecchi schieramenti abortista e antiabortista proprio affrontando le<br \/>\ncontraddizioni che inducevano le nuove frontiere della scienza, l\u2019elaborazione si\u00a0concentr\u00f2 sulle biotecnologie, le manipolazioni genetiche e le tecniche di riproduzione\u00a0artificiale. Fu promosso dal gruppo parlamentare verde lo storico convegno di<br \/>\nBologna \u201cMadre Provetta\u201d nel giugno 1988, che vide la partecipazione attiva di\u00a0moltissime studiose delle discipline pi\u00f9 varie: medicina, psicologia, sociologia, storia,\u00a0fisica. Parteciparono molte giornaliste e politiche e numerose associazioni femministe\u00a0per discutere di fecondit\u00e0 e sterilit\u00e0, di sessualit\u00e0, contraccezione, procreazione e<br \/>\nidentit\u00e0 femminile, di gravidanza, parto e maternit\u00e0, di nuovi rapporti parentali indotti\u00a0dalla fecondazione artificiale, di cultura medico-scientifica, di regole e norme per la\u00a0fecondazione artificiale e di modifiche possibili alla legge sull\u2019adozione. Emerse una<br \/>\nforte critica alla scienza medica profondamente maschile nella sua incapacit\u00e0 di darsi\u00a0limiti, nella sua pretesa onnipotenza e alle tecniche che inducono il bisogno di un figlio\u00a0a tutti i costi con i mezzi pi\u00f9 artificiali, creando dipendenza e spostando la<br \/>\nriproduzione da un\u2019economia della reciprocit\u00e0 a una di scambio, come sostenne la\u00a0Bimbi. Fu elaborata la proposta di legge molto articolata che rompeva con l\u2019ipocrisia\u00a0del donatore anonimo, si riafferm\u00f2 l\u2019autodeterminazione della donna anche rispetto<br \/>\nalla scelta della fecondazione artificiale e si apr\u00ec la strada alle successive posizioni\u00a0contro la brevettabilit\u00e0 della vita e la manipolazione genetica degli embrioni, posizioni<br \/>\nassunte dagli ecologisti in parlamento e nel paese. Rispetto all\u2019inquinamento, la\u00a0battaglia esemplare per la chiusura dell\u2019Acna di Cengio fu condotta da donne capaci di\u00a0opporsi alle istituzioni e al sindacato insieme all\u2019associazione della Valbormida.<br \/>\nE dall\u2019Acna part\u00ec una proposta per la compatibilit\u00e0 ambientale delle attivit\u00e0 produttive\u00a0e una forte critica alla gestione dei rifiuti tossici e nocivi che viaggiavano con le navi\u00a0dei veleni verso il Sud. Ilaria Alpi sar\u00e0 uccisa proprio per le sue scoperte sul traffico di\u00a0rifiuti e di armi.<br \/>\nIn politica internazionale si promosse il confronto tra donne del Nord e del Sud del\u00a0mondo anche attraverso la Campagna Nord-Sud promossa da Alex Langer, per la\u00a0restituzione del debito ai paesi poveri distrutti dalle politiche del FMI e della Banca<br \/>\nMondiale. A Miami il confronto fu durissimo sui modelli di consumo, sulla richiesta di\u00a0limitare il numero dei figli non accettata dalle donne del Sud e si gettarono ponti come\u00a0nell\u2019 iniziativa \u201c92 donne a Gerusalemme\u201d insieme alla Casa delle donne di Torino, al<br \/>\nCentro di Bologna e all\u2019associazione della pace. Alcune deputate verdi si incatenarono\u00a0al ponte di Taranto per impedire la partenza delle nostre navi nella prima guerra del\u00a0Golfo e si promosse la raccolta di firme su una iniziativa di legge popolare che<br \/>\nprevedeva la riconversione delle fabbriche di armi.<br \/>\nL\u2019autorevolezza conquistata con tutte le associazioni e i comitati di donne che\u00a0sostennero le deputate ci diede la forza di sfidare la gestione poco autonoma e molto\u00a0schiacciata sulle posizioni della sinistra. Rimase famosa una frase con cui si definiva il<br \/>\nnostro capogruppo Mattioli, leader del movimento antinucleare: \u201cmi ritengo simile ad\u00a0un cocomero, verde fuori e rosso dentro\u201d. Proprio la politica eco femminista ci aveva\u00a0invece fatto capire quanto distante fossero le nostre posizioni dall\u2019allora Pci e dai\u00a0sindacati sempre pronti ad accettare qualsiasi inquinamento in cambio di promesse di<br \/>\nlavoro e progresso. Trovammo pi\u00f9 ascolto nel PSI che ci aiut\u00f2 convintamente per il\u00a0referendum antinucleare, il cui appello finale fu affidato a me.<br \/>\nQuando per le dimissioni di Michele Boato nel 1988 il gruppo raggiunse la\u00a0maggioranza femminile, con una bella e divertente battaglia politica conquistammo la\u00a0maggioranza del gruppo e, considerato il rifiuto dei deputati di accettare di dirigerlo<br \/>\ninsieme a noi sotto la nostra guida, non ci tirammo indietro e costituimmo un direttivo\u00a0di sole donne che condusse la lista concorrente arcobaleno alla unificazione con il<br \/>\ngruppo originario del sole che ride.<br \/>\nNel frattempo era caduto il muro di Berlino e la nostra linea di trasversalit\u00e0, fluidit\u00e0 e\u00a0di ponti rispetto all\u2019arcipelago, che era stata espressa da Alex Langer nello slogan \u201cn\u00e9\u00a0di destra, n\u00e9 di sinistra ma avanti\u201d, stava diventando anche storicamente chiara.<br \/>\nNessuno osava trasformare in partito la Federazione anche per la nostra opposizione\u00a0molto determinata. Avevamo gi\u00e0 avuto le prime avvisaglie durante le elezioni europee\u00a0in cui tentammo un primo accordo con gli arcobaleno, del fatto che la trasformazione<br \/>\nin una struttura tradizionale ci avrebbe subito soffocate politicamente. La nostra forza\u00a0ci veniva dal consenso di tante ecofemministe e ambientaliste delle associazioni, dei<br \/>\ncomitati e delle liste verdi locali che ci appoggiavano con entusiasmo. Nel dicembre\u00a0del 1989 chiarivo al convegno degli arcobaleno la nostra differenza, confutando una\u00a0frase di Gianni Tamino che aveva affermato \u201cdobbiamo rimettere l\u2019uomo all\u2019interno\u00a0della natura\u201d, in questo modo: \u201cIo dico che dobbiamo rimettere l\u2019uomo e la donna<br \/>\nall\u2019interno della natura e non dico una cosa formale, ma di sostanza. Sono molto\u00a0contenta di essere capogruppo in un direttivo di sole donne perch\u00e9, come dice\u00a0Manconi, oggi \u00e8 molto importante agire a livello simbolico. La grossa novit\u00e0 verde\u00a0ecologista \u00e8 l\u2019affermazione di un pensiero circolare, e quindi squisitamente femminile,<br \/>\nsu un pensiero maschile lineare, dominatore della natura, della donna e dei pi\u00f9 deboli,\u00a0su un modello di struttura della societ\u00e0 piramidale con al vertice il maschio bianco. Un\u00a0ordine di pensiero maschile che ha le sue radici nella filosofia cartesiana della\u00a0conoscenza si sta sgretolando: separazione tra corpo e mente, tra irrazionale e<br \/>\nrazionale, tra soggetto e oggetto, tra natura e cultura, linguaggio neutro. Si afferma un\u00a0pensiero che spezza le sfere chiuse, che si arricchisce delle differenze, che parte dalla\u00a0singolarit\u00e0, dalla temporalit\u00e0 e dalla localit\u00e0 cercando le connessioni, per poi separare<br \/>\ndiversamente quando \u00e8 necessaria la chiarezza. Il processo della conoscenza si fa\u00a0complesso, attraversa sentieri che si intrecciano e si ricompongono. E\u2019 una novit\u00e0\u00a0dirompente che trova poi forme organizzative dirompenti, come la sfida che stiamo<br \/>\ngiocando di essere arcipelago che sta nelle istituzioni senza trasformarsi in partito\u201d.<br \/>\nLa convenzione \u201cFiore Selvatico\u201d che promuovemmo per consolidare l\u2019eco\u00a0femminismo praticato nel movimento, nelle associazioni e in parlamento in Italia fu\u00a0un\u2019occasione di confronto internazionale importante, a cui parteciparono donne di<br \/>\nBoston e della California dove il movimento si era affermato da pi\u00f9 di dieci anni\u00a0coinvolgendo migliaia di donne di tutte le etnie. Insistettero nell\u2019affermazione del\u00a0concetto di sacralit\u00e0 laica della terra e degli organismi e nella denuncia del fatto che la\u00a0cultura dello sviluppo occidentale stesse spazzando via i modi tradizionali di produrre<br \/>\nvita e cibo, tramandati per secoli dalle donne che hanno sempre rispettato l\u2019equilibrio\u00a0degli ecosistemi. La giovane palestinese che raccontava come la colonizzazione dei\u00a0territori occupati avesse distrutto un\u2019agricoltura in mano alle donne e una<br \/>\norganizzazione sociale che garantiva cibo a tutti, risultava essere in totale sintonia con\u00a0le statunitensi. Come lo era l\u2019intervento della tedesca dell\u2019est che si augurava di non\u00a0essere costretta dopo la caduta del muro a ripercorrere gli errori occidentali.<br \/>\nManuela Fraire tenne una relazione su maternit\u00e0 e potere, dove parl\u00f2 dello scompiglio\u00a0creato dalla donna ecofemminista con il suo comportamento di autodeterminazione,\u00a0che rompe con la complicit\u00e0 con il maschile per promuovere solidariet\u00e0 e rispetto<br \/>\ndella natura: \u201cprovate a mostrare quanto sia grande il godimento della singolarit\u00e0 e\u00a0come possa coesistere con l\u2019esperienza della maternit\u00e0 come un altro modo di godere\u00a0di se stessa e vedrete se non si scatena la guerra pubblica e privata\u201d. Carolyn Merchant<br \/>\ncon il suo invito a scavare nel grembo della natura con il metodo proposto per\u00a0liberarla da scienza e tecnica maschile e il premio Nobel Barbara Mac Clintock con il\u00a0suo invito ad ascoltare ci\u00f2 che le cose hanno da dire, ci avevano fornito la base della<br \/>\nnuova ricerca, Hanna Arendt ci aveva insegnato il valore della politica, Luisa Muraro\u00a0con il pensiero della differenza era in sintonia con il pensiero ecologista per il concetto\u00a0del limite . \u201cL\u2019umanit\u00e0 \u00e8 due\u201d. Uomo e donna sono differenti e non complementari,<br \/>\n\u201csono due assoluti che si limitano.\u201d<br \/>\nAffermavamo orgogliosamente: \u201cLa sfida e la voglia di vincere che ci siamo giocate\u00a0finora nell\u2019arcipelago verde rischia di essere schiacciata ancora una volta\u00a0dall\u2019omologazione. Non abbiamo crediti verso gli uomini e lo spazio che ci siamo\u00a0prese \u00e8 proporzionale alla nostra assunzione di responsabilit\u00e0. I nostri progetti<br \/>\nprendono forma e disegnano una societ\u00e0 pensata da noi.\u201d<br \/>\nSi trattava di imparare a governarla con il nostro punto di vista.<br \/>\nMa la restaurazione arriv\u00f2 presto con la trasformazione in partito e la ripresa del\u00a0potere da parte di politici navigati come Rutelli e Ronchi che, grazie anche alla\u00a0introduzione della preferenza unica contro cui, sole, ci eravamo battute inutilmente,\u00a0riuscirono a far eleggere solo uomini nella legislatura che segn\u00f2 la fine della prima<br \/>\nRepubblica e del primo esperimento di governo ecofemminista.\u00a0La battaglia\u00a0congressuale delle donne a Chianciano, quando i verdi, ormai ridotti a percentuali\u00a0minime rispetto al grande successo ottenuto all\u2019inizio, tentarono di rifondarsi, port\u00f2\u00a0alla elezione a portavoce di Grazia Francescato ma il femminismo era ormai lontano ela normalizzazione politica compiuta.<\/p>\n<p>*ex parlamentare dei Verdi, Consigliera di Parit\u00e0 Provincia di Torino<br \/>\nwww.consiglieraparitatorino.it\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ecofemminismo e istituzioni politiche di Laura Cima* Nel nostro paese non \u00e8 facile rintracciare percorsi collettivi delle donne impegnate\u00a0nell\u2019ecologia politica che abbiano contaminato le istituzioni con la cultura\u00a0ecofemminista.&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":296,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-304","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/304","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=304"}],"version-history":[{"count":3,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/304\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":884,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/304\/revisions\/884"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/296"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=304"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}