{"id":276,"date":"2012-09-25T20:29:28","date_gmt":"2012-09-25T20:29:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=276"},"modified":"2014-07-29T17:57:15","modified_gmt":"2014-07-29T17:57:15","slug":"12009-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=276","title":{"rendered":"1\/2009 Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-274\" title=\"1_2009\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1_2009-206x300.jpg\" alt=\"\" width=\"206\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1_2009-206x300.jpg 206w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/1_2009.jpg 412w\" sizes=\"auto, (max-width: 206px) 100vw, 206px\" \/><\/p>\n<p><strong>Un periodico femminista ancora qui<\/strong><\/p>\n<p>di Monica Lanfranco<\/p>\n<p>Nel 2009 abbiamo festeggiato i 15 anni di Marea, il trimestrale che dirigo e che condivido con altre donne da un tempo grande, considerato il luogo in cui si stampa, e ci\u00f2\u00e8 un paese dove, tranne la storica testata Noidonne, nessun giornale femminista ha potuto mai accedere a finanziamenti tali da poter pagare, anche poco, chi ci scrive e collabora.<br \/>\nIn questi anni di incontri, seminari, convegni internazionali, laboratori nei quali ho potuto raccontare il percorso decisamente controcorrente di Marea ho sempre nominato anche le altre testate femministe con le quali siamo in contatto, e non \u00e8 per piaggeria che dichiaro qui che, oltre al Paese delle donne \u00e8 proprio Mezzocielo che sento pi\u00f9 vicina come esperienza, e che considero in piccola parte mia, anche se la geografia e la vita non mi hanno permesso di partecipare molto da vicino alla &#8216;cucina&#8217; del giornale.<br \/>\nNon sono solo, (e sarebbe gi\u00e0 abbastanza), i legami, la stima l&#8217;affetto e il riconoscimento del valore del lavoro di quante lo compongono ogni volta a farmi sentire fortemente in sintonia con questa sorella femminista isolana.<br \/>\nNemmeno l&#8217;ostinazione di non smettere di uscire ancora in formato cartaceo, che accomuna molto lo stile di Marea con quello di Mezzocielo.<br \/>\nE&#8217;, soprattutto, il suo tratto laico: ossia il detenere, s\u00ec, un punto di vista sul mondo, sulle pratiche, sulla politica mista e su quella dei movimenti delle donne. Ma il non pensare di avere, sempre, un punto di vista univoco sul tutto: il desiderio di stimolare e affrontare i conflitti, nominarli, sostenere delle ragioni pensando per\u00f2 di non costituire una &#8216;chiesa&#8217; (o meglio una chiesina) che impartisca benedizioni e maledizioni.<br \/>\nC\u2019\u00e8 poi un fatto per nulla marginale: sia Mezzocielo che Marea cercano di fare giornalismo, e formazione al giornalismo e alla comunicazione con ottica di genere, anche se fuori dai circuiti e dai modi tradizionali.<br \/>\nIl giornalismo mainstream, in Italia, si distingue per essere un settore governato da poche leggi, dettate per la maggior parte dal potere economico, e questo non lo rende diverso da ci\u00f2 che accade in altri paesi del mondo. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 mi sgomenta \u00e8 che la formazione di chi informa sia un argomento inesistente, se scusate il gioco di parole.<br \/>\nPenso che la maggioranza delle mie colleghe e dei miei colleghi siano ignoranti, molto pi\u00f9 ignoranti della media degli italiani che pretendono di informare, e in qualche modo, quindi di arricchire culturalmente.<br \/>\nMi spiego.<br \/>\nPer fare qualunque altro mestiere, intellettuale e non, esistono scuole, universit\u00e0 , corsi, e successivamente, moltissime sono le occasioni di verifica e arricchimento del proprio patrimonio. Bene, per la professione giornalistica queste opzioni sono scarse, per non dire nulle. E nemmeno richieste dalla categoria, con la forza e la convinzione che sarebbero necessarie proprio in questo momento, nel quale si parla di un allarmante 47% di giovani tra i 20 e i 25 anni che nonostante frequentino l&#8217;universit\u00e0 non leggono nemmeno un libro all&#8217;anno oltre a quelli obbligatori.<br \/>\nPoche le scuole, pochissimi i corsi dove si insegna a comunicare e a informare: si continua con il mito cinematografico del \u2019mestiere imparato sul campo\u2019 ovvero nelle redazioni. Una bugia.<br \/>\nE\u2019 vero: nella redazione si imparano alcune importanti modalit\u00e0 tecniche per scrivere, ma quasi mai si apprendono i contenuti di ci\u00f2 che si scrive. E\u2019 chiedere troppo che chi si occupa di questioni ambientali sappia maneggiare la materia, e non si limiti a passare i comunicati o pubblicare interviste agli esperti?<br \/>\nO aspettarsi che, se si fa un\u2019inchiesta sui maltrattamenti verso le donne, non si ignorino 20 anni di storia politica, di iniziative e di testi scritti grazie all\u2019esperienza sul campo di centinaia di attiviste e teoriche del movimento delle donne? O pretendere che si riducano gli spazi del \u2019particolare carino di colore\u2019 ( come era vestito il leader dell\u2019opposizione, cosa hanno mangiato al pranzo di lavoro) se si parla di crisi economica, e si fornisca al pubblico una strumentazione concretamente utile, attraverso l\u2019informazione, su che cosa sono il welfare, la globalizzazione o la crisi economica?<br \/>\nSo bene che farsi queste domande porta inevitabilmente come corollario a chiedersi se siano le leggi della domanda o quelle dell\u2019offerta a decidere cosa tiri e faccia vendere, e quindi di conseguenza quale livello di preparazione sia necessario per chi opera nel campo dell\u2019informazione.<br \/>\nA chi mi dicesse che i tempi del mestiere giornalistico, specie per quel che riguarda i quotidiani e i servizi informativi della tv , sono sincopati e troppo veloci per consentire approfondimenti accurati mi sento di rispondere, anche rischiando di essere sbrigativa: &#8221; E\u2019 vero, ma sono scuse&#8221;.<br \/>\nOggi sono tali e tanti gli strumenti tecnologici dei quali si pu\u00f2 far uso (internet e archivi telematici, tanto per citarne due soltanto) che se davvero si continua il solito, comodo, sicuro pezzo su qualunque argomento scritto senza approfondire mai oltre-ci\u00f2-che-si pensa-il pubblico-si aspetti lo si continua a fare perch\u00e9 \u00e8 la scelta pi\u00f9 facile, che spesso \u00e8 sicura anche presso la propriet\u00e0, dato che non mette in gioco alcun commento o informazione difforme dal coro.<br \/>\nQuesta colpevole pigrizia vale doppiamente per l\u2019argomento donne. Tante sono le mie simili che hanno, in questi anni, fatto la loro comparsa nelle redazioni, a tutti i livelli. Anche se sono sempre di pi\u00f9 gli uomini a ricoprire i posti di comando, sono quasi tutte donne le direttore dei magazine femminili, e molte sono le donne caporedattrici, o inviate.<br \/>\nMa questo ha cambiato davvero il modo di fare informazione, il suo linguaggio? Io penso che il modo di fare informazione cambia, e in modo considerevole, solo se le donne, a qualunque livello della gerarchia si trovino, adottano regole diverse, sia nei contenuti di ci\u00f2 che scrivono, o propongono, sia nelle relazioni tra donne e uomini che instaurano. Uno per tutti \u00e8 il contenuto che attiene al linguaggio. Se le giornaliste, consapevoli di quanto \u00e8 importante abituare chi legge alle novit\u00e0 e farle diventare norma, introducessero la sessuazione del linguaggio, definendo ogni volta il maschile e il femminile abbandonando il neutro (assessora, ministra, inviata) intanto assolverebbero all\u2019importante funzione di veicolare questo cambiamento. Poca la fatica, buono il risultato.<br \/>\nQuanto alle relazioni tra donne rimane per me importante un concetto che Marina Pivetta, direttora del Foglio del paese delle donne, ha espresso anni fa durante una riunione del Tavolo delle giornaliste. In quell\u2019occasione Marina aveva indicato come uno dei motori pi\u00f9 forti per disincentivare la competizione tra donne, specie tra le colleghe pi\u00f9 anziane e quelle pi\u00f9 giovani, la spartizione della propria \u2019agendina\u2019, quello strumento ambito, misterioso e ricattatorio che contiene i numeri (riservatissimi?) attraverso i quali si accede alle persone che contano, e che quindi garantirebbero il filo diretto per fare lo scoop, o comunque assicurarsi di essere la prima a sapere le notizie.<br \/>\nMarina sosteneva che sul divide et impera il patriarcato ha costruito la spaccatura nel mondo femminile, e quello sul lavoro \u00e8 senza dubbio il conflitto pi\u00f9 doloroso e mortale che possa scatenarsi tra due donne in lizza per un posto o un avanzamento di carriera. Ma se si provasse a sgombrare il campo dalla competizione, e se quell\u2019agendina fosse invece a disposizione di tutte, per favorire la collaborazione al fine di incentivare e migliorare la qualit\u00e0 di ogni singolo pezzo in ogni singolo comparto del giornale?<br \/>\nPassando a parlare dei contenuti un\u2019altra domanda: quante giornaliste italiane che lavorano nella stampa mista sono a conoscenza che in Italia esistono alcune testate autogestite fatte da donne, in parte giornaliste e in parte no, e decine di siti femministi e perfino una radioweb femminista, radiodelledonne.org ?<br \/>\nQuante di loro attingono a questo patrimonio come ad una fonte privilegiata, in pari dignit\u00e0 con altre alle quali si rivolgono di solito?<br \/>\nNon \u00e8 forse venuto il momento di cominciare, da parte delle testate delle donne, di farsi fonte, ovvero di porsi all\u2019attenzione anche degli stessi organi direttivi della categoria professionale, e verso quelli politici definendo proposte e programmi di formazione tematiche sul patrimonio del movimento delle donne?<br \/>\nSe riteniamo di essere una fonte autorevole allora \u00e8 il caso di dirlo a gran voce, diventando pienamente titolari presso gli altri enti di formazione per fare cultura e informazione di genere. Perche\u2019 il grande mondo delle parole e dei segni delle donne arrivi sempre pi\u00f9, e al maggior numero di donne e uomini possibile. Buon compleanno Mezzocielo, buon compleanno a tutte noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un periodico femminista ancora qui di Monica Lanfranco Nel 2009 abbiamo festeggiato i 15 anni di Marea, il trimestrale che dirigo e che condivido con altre donne&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":270,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-276","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=276"}],"version-history":[{"count":5,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":278,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/276\/revisions\/278"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/270"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=276"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}