{"id":239,"date":"2012-09-25T11:21:16","date_gmt":"2012-09-25T11:21:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=239"},"modified":"2014-07-29T16:54:21","modified_gmt":"2014-07-29T16:54:21","slug":"leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=239","title":{"rendered":"Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<h2><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-1-2012-web.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-233\" title=\"cop_marea-1-2012-web\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-1-2012-web-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-1-2012-web-212x300.jpg 212w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-1-2012-web-724x1024.jpg 724w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/cop_marea-1-2012-web.jpg 1002w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>Bisogno di solidariet\u00e0<\/h2>\n<h3>di Lidia Campagnano<\/h3>\n<h3>E\u2019 possibile un bilancio di questi anni berlusconiani? Ne dubito, mancano persino le sedi per riunirsi: fare bilanci politici e culturali non \u00e8 cosa per solitarie. Il primo impulso di una mente solitaria consisterebbe nel dire: gli speculatori non si suicidano pi\u00f9 buttandosi dalle finestre di Wall Street, ucciderebbero anche la mamma pur di salvare se stessi. Intanto nel Mediterraneo, dalle parti del Medio Oriente devastato dalle guerre da decenni ora si fronteggiano la flotta americana e quella russa: terribile, anche se tutti fanno finta di niente. Sconfitto il comunismo, non si \u00e8 cristallizzata nessuna nuova alternativa sufficientemente forte e credibile per l\u2019ordine mondiale, per difendere il nostro diritto alla speranza, per scongiurare la ripetizione di tragedie non cos\u00ec lontane nel tempo.<br \/>\nDel resto si \u00e8 fatto di tutto per cancellare l\u2019humus stesso della speranza: la memoria. Che razza di orizzonte, vecchio decrepito, col solito binomio recessione &#8211; guerra. Berlusconi \u00e8 stato un dettaglio, l\u2019uomo giusto al posto giusto per l\u2019Italia: ha devastato i diritti fondamentali, azzerato le conquiste sociali, distrutto un tessuto educativo e culturale, diffuso ideologia imbecille e perfettamente adeguata a lacerare relazioni di civilt\u00e0 \u2013 a partire dalla relazione uomo donna \u2013 e a cancellare storia e memoria.<br \/>\nVa da s\u00e9 che tutto questo non sparisce con lui, come per miracolo: tutto questo ha messo radici, o forse \u00e8 sbocciato da radici preesistenti, dopotutto l\u2019Italia \u00e8 il paese che ha inventato il fascismo. La reazione all\u2019ascesa del governo Monti \u00e8 stata spesso paradossale: che sollievo, \u00e8 tornata al governo una vera classe sociale, la borghesia, forse cos\u00ec si potr\u00e0 tornare alla politica con le sue contraddizioni: lavoro e capitale, uomini e donne\u2026<br \/>\nIn realt\u00e0 il solo accennare a un bilancio del genere evoca immediatamente un vuoto e un bisogno: ipotizzo che si tratti di vuoto e bisogno di solidariet\u00e0.<br \/>\nSolidariet\u00e0, dico a me stessa, sarebbe sorvegliarci a vicenda, cos\u00ec che la nostra presenza \u2013 la presenza di chi appartiene a una generazione che ha visto un altro tempo e lo ricorda \u2013 non significhi lamento, depressione, rimprovero. Solidariet\u00e0 dunque \u00e8 il reciproco sostegno ad essere quel che si \u00e8 o si era: uomini e donne desiderosi di cambiare. Ma \u00e8 pure solidariet\u00e0 saper ascoltare il racconto, certamente doloroso, dei pi\u00f9 giovani, delle ragazze, quando riferiscono della totale mancanza di rispetto che vige capillarmente sui luoghi di lavoro, la stessa che ha ispirato il disprezzo dell\u2019ex presidente del consiglio nei confronti degli italiani che non gli somigliavano. Ascoltare e fare loro da sostegno, ricordare loro che le prepotenze e le volgarit\u00e0 che imperano nei luoghi di lavoro e perci\u00f2 ovunque non sono normali, che chi le mette in atto e le esprime non \u00e8 vincente, al contrario: \u00e8 regredito, \u00e8 penosamente vuoto. E avvertire che con questi miserabili metodi non si pu\u00f2 governare davvero n\u00e9 la propria vita n\u00e9 questo mondo che scricchiola paurosamente.<br \/>\nPerch\u00e9 questa consapevolezza, questa attenzione critica, questo non introiettare il disprezzo che fuoriesce da sfruttatori e speculatori \u00e8 il primo passo della resistenza.<br \/>\nIn effetti, il mettere in campo la desueta categoria della solidariet\u00e0 aiuta ad osare un bilancio: quel che il bisogno di solidariet\u00e0 evidenzia \u00e8 infatti la quantit\u00e0 di solitudine che i decenni alle nostre spalle hanno prodotto.<br \/>\nUna mortificazione di relazioni (politiche, di lavoro, d\u2019amore), una desertificazione di luoghi pubblici o semplicemente di riunione, la precariet\u00e0 non solo del lavoro ma di conseguenza anche del tempo libero, e della relativa capacit\u00e0 di dedicarlo, liberamente, al rafforzamento del piacere di vivere, di amare, di imparare: la devastazione di queste strutture del vivere e la solitudine che ne deriva non \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 stato definito come mutazione antropologica?<br \/>\nE che si fa, quando una sgradita mutazione antropologica ci minaccia o \u00e8, come dicono, in atto? Questa \u00e8 la domanda \u2013 politica, come no \u2013 che un tentativo di bilancio ci pu\u00f2 consegnare, una domanda che \u00e8 anche un\u2019ipotesi di lavoro e di nuovo, di lavoro non solitario.<br \/>\nMa quando si nomina l\u2019antropologia, nella mente si ripresentano \u2013e si affollano- anche tutte quelle persone che negli ultimi decenni hanno conservato, coltivato, tutelato in se stesse e in altri e altre quel qualcosa che non saprei nominare se non come dignit\u00e0. Per lo pi\u00f9 si pensa che la tutela della propria dignit\u00e0 provenga dall\u2019educazione ricevuta, ma l\u2019esperienza dell\u2019incontro con persone fermamente e quasi naturalmente dignitose contro venti e maree e disastri della storia farebbe credere che si tratti di una dote, o di un bisogno, o di un\u2019attitudine propria degli umani \u2013 un po\u2019 come si pensava un tempo \u2013 e in un\u2019altra antropologia \u2013 del bisogno di libert\u00e0. Questa inclinazione comporta relazioni reciproche, nelle quali ogni dignit\u00e0 chiede e offre il riconoscimento altrui quasi come il lavoro, e in effetti \u00e8 il lavoro della formazione di s\u00e9 e dura tutta la vita e forse le donne lo conoscono o lo riconoscono particolarmente, perch\u00e9 ogni volta che si ribellano a ruoli e a relazioni insostenibili ne fanno la propria forza e la propria esperienza privilegiata e comunicano agli uomini il desiderio che facciano altrettanto. Per negativo che sia dunque il bilancio della fase storica e politica che abbiamo attraversato \u2013e che non credo del tutto terminata \u2013 e per profonda che sia la mutazione antropologica, il permanere di questa propensione lascia credere che l\u2019opera di distruzione della memoria non sia stata del tutto realizzata e che il presente ci offra immagini di futuro, riconoscibili e amabili, per le quali continuare il cammino e coltivare l\u2019arte dell\u2019attesa.<\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bisogno di solidariet\u00e0 di Lidia Campagnano E\u2019 possibile un bilancio di questi anni berlusconiani? 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