{"id":2069,"date":"2020-05-08T09:32:14","date_gmt":"2020-05-08T09:32:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=2069"},"modified":"2020-05-08T09:32:14","modified_gmt":"2020-05-08T09:32:14","slug":"2-2020-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=2069","title":{"rendered":"2\/2020 Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quel marzo nella Pandemia di Anna Bellini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Oggi \u00e8 il tempo immobile dell\u2019incertezza e della paura. Un\u2019aria funesta di tragedia si aggira pronta ad abbattersi su chiunque, facilitata da questo ritorno d\u2019inverno che ci fa chiudere ancora di pi\u00f9, se mai questo fosse possibile.<br>Se fino a quindici giorni fa la gente tentava disperatamente di negare tutto ci\u00f2 con comportamenti sconsiderati, e il parco giochi della contrada era pieno di ragazzi in baldoria per l\u2019insperata vacanza come il cortile dell\u2019ambulatorio era pieno di bambini, oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile fare finta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">C\u2019\u00e8 un\u2019ora di sera in cui le sirene delle ambulanze fanno da colonna sonora a un silenzio che non ha molti altri modi per essere interrotto.<br>Sto a mezzo tra il dentro e il fuori.<br>Sto nel dentro dell\u2019ambulatorio, stretta, solo affettivamente, agli altri colleghi e al personale, con qualcuno di noi che a turno si assenta perch\u00e9 malato, per fortuna non grave, e sto nel fuori, a casa mia, dove cerco di rassicurare chiunque abbia bisogno di essere rassicurato. Dalla frequenza dello squillo del telefono capisco la situazione. Le chiamate ininterrotte fino a qualche giorno fa, si stanno riducendo. Forse la pandemia rallenta, forse la gente ha capito cosa fare e riesce a gestire la situazione, forse hanno semplicemente perso la voglia di chiamare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Se chiamano per cavolate non riesco a controllarmi e m\u2019incazzo come per gli accessi impropri in Pronto Soccorso ma forse le puttanate nascondono un\u2019ansia strisciante che non ha possibilit\u00e0 di essere verbalizzata altrimenti. Continuo a ripetermi che sono sul territorio e non in rianimazione, pi\u00f9 che altro per convincermi che gli eroi sono gli altri, c\u2019\u00e8 chi sta peggio tra i colleghi, poi i numeri in salita dei medici di base che muoiono s\u2019insinua a sottolineare che in prima linea sul territorio ci siamo noi. Noi che facciamo da filtro a tutto il resto per evitare di sovraffollare, per contenere il panico, per cercare di capire. I miei assistiti sono prevalentemente&nbsp;\u201ccolorati\u201d, vengono da ogni parte del mondo e perlopi\u00f9 sono giovani, abituati alle mille peripezie della vita che li hanno portati fin qui, hanno un atteggiamento mansueto quasi rassegnato nei confronti di quest\u2019ultimo flagello, chiedono rassicurazioni pi\u00f9 che visite e le accettano di buon grado, diverso \u00e8 per i pazienti in l\u00e0 con gli anni che vorrebbero essere visitati a domicilio ma per i quali il rischio di trasmettere loro l\u2019infezione \u00e8 alto tanto quanto quello di esserne contagiati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Qualsiasi numero verde istituito dalle Regioni rimanda a noi, perch\u00e9 nessuno \u00e8 in grado di valutare la situazione di un paziente se non lo conosce e noi li conosciamo da sempre, ma se quando siamo in ambulatorio, con la persona davanti e la possibilit\u00e0 di visitarla e ascoltarla, pu\u00f2 essere complicato fare diagnosi, in questa situazione in cui dobbiamo limitare gli accessi per non diffondere l\u2019infezione e perch\u00e9 non abbiamo i presidi adatti se non quelli rudimentali, capire a distanza, dal tono di voce, dalle risposte alle domande, dalla tosse telefonica o dai messaggi\u00a0whatsapp, capire come e quando intervenire \u00e8 ancora pi\u00f9 arduo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il telefono aperto dodici ore al giorno permette a tutti di stare assieme, cos\u00ec i racconti dei sintomi si mescolano alle storie delle famiglie, alle ansie quotidiane alle difficolt\u00e0 legate alla situazione, difficolt\u00e0 non solo cliniche ma anche economiche e lavorative. A volte le telefonate non sono solo di richiesta ma anche di incoraggiamento nei miei confronti e perfino di preoccupazione per la mia salute e quando io li rassicuro sul mio stare bene il loro sollievo \u00e8 sincero. Ho cominciato a lavorare pi\u00f9 di quarant\u2019anni fa, tempi in cui gli ultimi focolai di tbc si stavano spegnendo, ma era malattia nota per cui avevamo a disposizione tutto, dal vaccino alla cura, non avrei mai pensato alle soglie della pensione a un disastro del genere. Ma tant\u2019\u00e8. Se sapessimo in anticipo cosa potrebbe capitarci nella vita la voglia di viverla verrebbe meno e l\u2019entusiasmo per le scelte fatte anche.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le sorprese della vita bisogna saperle accogliere e come dice il detto evangelico&nbsp;\u201c&#8230;state pronti e vegliate perch\u00e9 non sapete n\u00e9 il tempo n\u00e9 l\u2019ora.\u201d<br>Forse molti di noi vivono come se il tempo fosse infinito e fare i conti con la sua finitezza e la morte non \u00e8 facile.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi sono scoperta a pensare che il virus non sia altro che uno stratagemma messo in atto dal nostro pianeta, stanco di essere maltrattato, una specie di istinto di sopravvivenza che lo ha portato a sbarazzarsi di parte della razza umana per poter conservare se stesso. Passato tutto questo sar\u00e0 bene non perdere di vista quello che questa situazione ci ha insegnato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Intanto andiamo avanti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">*Medica di medicina generale<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quel marzo nella Pandemia di Anna Bellini Oggi \u00e8 il tempo immobile dell\u2019incertezza e della paura. 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