{"id":2062,"date":"2020-05-08T09:16:44","date_gmt":"2020-05-08T09:16:44","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=2062"},"modified":"2020-05-08T09:27:20","modified_gmt":"2020-05-08T09:27:20","slug":"leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=2062","title":{"rendered":"LEGGI UN ARTICOLO"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le parole indicibili <\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">di Erminia Emprin Gilardini<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci sono narrazioni, pubbliche e private, che non corrispondono ai tuoi vissuti e ti inducono al silenzio, non per remissione ma per lasciar scivolare via le dissonanze e trovare le assonanze. Il silenzio non \u00e8 sempre un coperchio, a volte lo sono le parole. Il silenzio \u00e8 una fonte, diceva Adriana Zarri; io aggiungerei che \u00e8 una palestra per l\u2019ascolto e l\u2019anticamera per il dialogo. A me \u00e8 accaduto di precipitare nel silenzio all\u2019insorgere quarantacinque anni fa di una malattia cronica nella mia esistenza poco pi\u00f9 che ventennale. Nel non breve periodo che impiegai per elaborare e sistemare in qualche modo accettabile l\u2019irruzione di questa realt\u00e0 nella mia vita, o la mia vita in questa realt\u00e0, per cercare di fonderle costruendo un regime di vivibilit\u00e0 e coesistenza pacifica, registrai alcune analogie tra la malattia cronica e la vecchiaia, pur senza confonderle l\u2019una con l\u2019altra. Certo, la vecchiaia non \u00e8 una malattia e la malattia non guarda all\u2019et\u00e0. Mi era per\u00f2 balzato agli occhi come entrambe queste condizioni, ci arrivassero addosso in modo del tutto inaspettato e inducessero un vissuto di aggressione. Pur essendo esperienze probabili ancor prima che possibili nel corso dell\u2019esistenza umana, venivano prevalentemente percepite e descritte nella forma della straordinariet\u00e0 e della difformit\u00e0, quando non della mostruosit\u00e0.&nbsp;Non rinvenivo nessuna elaborazione culturale dell\u2019una o dell\u2019altra che mi apparisse soddisfacente. Ero precipitata in una sorta di anomia. Non che non ci fossero regole, istituzioni, discorsi: il dramma era che non incontravano i miei giorni. Uscii dall\u2019afasia per gradi, un po\u2019&nbsp;a tentoni. La malattia e la vecchiaia ci collocano sul crinale mobile tracciato tra&nbsp;\u2018attivi\u2019&nbsp;e&nbsp;\u2018non attivi\u2019, esposti al rischio di scivolamento verso ristrettezze economiche e privazioni, sempre che non si stesse gi\u00e0 proprio l\u00ec. Richiedono, comunque, anche nel migliore dei casi, la capacit\u00e0 di economizzare le energie da un lato e di trovare le parole per riconoscersi e dirsi all\u2019altro, essendo prevalentemente descritte attraverso fantasmagorie, eufemismi, formule consolatorie, motti di spirito e aforismi lirici cinici, sconfinamenti nel linguaggio clinico, non di rado in quello militare. L\u2019accavallarsi di questo marasma di suggestioni mise a dura prova il mio esordio pubblico come presidente della costituenda associazione di auto aiuto tra persone afflitte da malattie infiammatorie croniche intestinali. Dovevo intervenire a un pranzo di sottoscrizione organizzato da un medico primario in un circolo dei&nbsp;Lyons&nbsp;di Milano, a conclusione del quale ero chiamata a illustrare le problematiche della malattia e le finalit\u00e0 dell\u2019associazione. Iniziativa senz\u2019altro meritoria, se non fosse che dissertare su disfunzioni e amputazioni intestinali a fine pranzo, tra un dolce e il caff \u00e8, mi appariva impresa davvero improba, a meno di rifugiarsi nel burlesco. D\u2019altra parte ero risoluta a non ricorrere a perifrasi dissimulatorie. Decisi di arrivare impreparata. Era tempo di lasciare che le parole fluissero di bocca. Mi ascoltai mentre esordivo con la sottolineatura che le parole sono e possono essere significate e risignificate, addirittura inventate, nello scorrere dei tempi e dei luoghi. E con esse pu\u00f2 essere significato e risignificato anche il senso della propria vita e di quella degli altri.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per la malattia si poteva, se non altro, rifarsi alla pi\u00f9 ampia terminologia con cui essa viene declinata in inglese: da&nbsp;desease&nbsp;(l\u2019alterazione biologica) a&nbsp;illness&nbsp;(l\u2019esperienza vissuta) cui si \u00e8 aggiunta infine&nbsp;sickness&nbsp;(il riconoscimento sociale). Mi sorprese la naturalezza con cui esposi la singolarit\u00e0 del vissuto esperienziale del mio corpo precocemente malato, soffermandomi poi sul primo elemento comune a diverse altre esperienze narrate. Il punto pi\u00f9 forte di sofferenza comunemente registrato stava nella spinta a interiorizzare e tenersi per s\u00e9 il malessere derivante dal disagio e dal senso di repulsione che la malattia e la vecchiaia ingeneravano (ingenerano) nella dimensione pubblica come in quella privata, per effetto di una pi\u00f9 o meno furtiva o consapevole riduzione di queste esperienze allo stato di necessit\u00e0. Il secondo, non secondario e conseguente problema comune consisteva negli allora rilevanti (a tutt\u2019oggi non occasionali) errori o ritardi nella diagnosi o nell\u2019adeguatezza delle terapie, nonch\u00e9 nell\u2019inesistente (attualmente ridotto) corredo di prestazioni assistenziali (espressione all\u2019epoca ben distinta e distante dalla connotazione parassitaria<img decoding=\"async\" width=\"307.900000\" height=\"241.000000\" src=\"blob:http:\/\/www.mareaonline.it\/61a4db0d-de7a-40e2-ab23-e4e051766352\" alt=\"page25image1828928\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">con cui \u00e8 stata non a caso progressivamente contaminata in tempi recenti). Costruire un\u2019associazione per attivare percorsi di soggettivazione critica e ottenere specifiche forme di tutela era sembrato necessario a me e ad altri, pur nella consapevolezza dei limiti di questa scelta. Rischiava infatti di restare del tutto impregiudicata la responsabilit\u00e0 collettiva nel perseguimento della salute, ancora di pi\u00f9, del benessere, di tutte e tutti come obiettivo politico e sociale primario. Non guardare a chi gi\u00e0 in partenza si trovi privato o nell\u2019insufficienza di mezzi di sostentamento per l\u2019assenza o insufficienza dei redditi da lavoro o da pensione o a seguito di malattie croniche e inabilitanti, come accadeva (accade) a molte e molti, ci trascina in una spirale di silenzio escludente in cui restano avvolte la maggior parte delle esistenze. Arrivata a questo punto del discorso, mi mancarono le parole, non tanto per dire delle alterazioni biologiche indotte dalla malattia, quanto soprattutto delle incertezze ansie, frustrazioni, ma anche desiderio e spinta al cambiamento nell\u2019esercizio della professione medica in relazione sia all\u2019assenza di cure risolutive per molte malattie, sia a limiti organizzativi e di finanziamento imposti al sistema socio- sanitario. Invitai perci\u00f2 il medico che aveva organizzato l\u2019incontro a parlarne in prima persona. Ascoltandolo mi resi conto che in questo cambio improvvisato di programma il soggetto malato e le sue inquietudini uscivano di scena senza tornare ad essere solo e soltanto oggetto della cura: il suo punto di vista interrogava e interloquiva con il medico e il pubblico. Non saprei dire se anche per quel medico o per qualcuno del pubblico, come per me, quella decisione improvvisata abbia contribuito all\u2019acquisizione di senso e limite del s\u00e9 come premessa della relazione con gli altri e con il mondo. Penso per\u00f2 che sarebbe opportuno, perch\u00e9 questo cambiamento pu\u00f2 metterci in ascolto e dialogo con le tante alterit\u00e0 da cui ci sembra di essere circondati e assediati, quando in realt\u00e0 siamo, e sono, imbozzolati in una nebbia di parole. E pu\u00f2 orientarci sulla direzione in cui rivolgere i conflitti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">* Attivista ed ex parlamentare<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le parole indicibili di Erminia Emprin Gilardini Ci sono narrazioni, pubbliche e private, che non corrispondono ai tuoi vissuti e ti inducono al silenzio, non per remissione ma&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":2057,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-2062","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2062","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=2062"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2062\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":2068,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2062\/revisions\/2068"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/2057"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=2062"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}