{"id":1968,"date":"2019-09-10T13:56:22","date_gmt":"2019-09-10T13:56:22","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1968"},"modified":"2019-09-10T13:56:22","modified_gmt":"2019-09-10T13:56:22","slug":"n-3-2019-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1968","title":{"rendered":"n 3 2019 LEGGI UN ARTICOLO"},"content":{"rendered":"<h1><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Marea-3-2019-b-copia_page-0001.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1960\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2019\/09\/Marea-3-2019-b-copia_page-0001-150x150.jpg\" alt=\"\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Dal database al peoplebase<\/h1>\n<p>di <a href=\"http:\/\/www.monicalanfranco.it\">Monica Lanfranco<\/a><\/p>\n<p>Quando per la prima varcai un\u2019aula universitaria per insegnare, (siamo nel 2006 e la cattedra era <em>Teoria e tecnica dei nuovi media<\/em>), per motivare la scelta di alcuni testi che sembravano molto fuori tema, come ad esempio <em>Storia naturale del sensi<\/em>di Diane Ackerman provai a spiegare il significato etimologico e quindi la radice della parola <u>tecnologia<\/u>.<\/p>\n<p>I nuovi media, infatti, sono parte della rivoluzione tecnologica, una vera e propria mutazione antropologica che, mai prima d\u2019ora, ha diviso l\u2019umanit\u00e0 in persone native e persone non native digitali.<\/p>\n<p>La parola tecnologia \u00e8 frutto dell\u2019unione di altre due, <em>tecn\u00e8<\/em>e <em>logos<\/em>, termini del greco antico. <em>Logos<\/em>\u00e8 la parola, il discorso, mentre <em>tecn\u00e8<\/em>\u00e8 lo strumento, il mezzo con il quale si organizza la conoscenza.<\/p>\n<p>In quest\u2019ottica, dunque, la prima <em>tecn\u00e8<\/em>\u00e8 proprio il nostro corpo, ed \u00e8 per questo che indicai come necessaria la lettura del testo sui sensi, e chiesi come prova d\u2019esame, a proprio piacimento, un lavoro di riflessione sulla relazione personale quotidiana con gli strumenti tecnologici: il cellulare, il computer, la rete internet, la tv, la radio.<\/p>\n<p>I due anni di insegnamento sono stati una esperienza illuminante su come davvero fosse, a tratti, abissale la distanza tra la mia e la loro generazione, cos\u00ec segnata dalla presenza di strumenti continuamente connessi, dai quali la grande maggioranza \u00e8 dipendente e che deve affrontare spesso percorsi di disintossicazione e distacco forzato per finalmente ricollocare le priorit\u00e0 relazionali.<\/p>\n<p>Il 2006 \u00e8 stato anche l\u2019anno del lancio dell\u2019ambizioso progetto <em>Tecn\u00e8donne<\/em>, il primo e fin qui, purtroppo, unico progetto femminista italiano che mise a fuoco il gender gap tecnologico.<\/p>\n<p>Questo il sito storico che contiene i materiali del progetto, dal mio punto di vista particolarmente prezioso perch\u00e9, pur per breve tempo, form\u00f2 giovani donne a diventare programmatrici e ide\u00f2 il primo motore di ricerca con ottica di genere, chiamandolo <em>Cercatrice: <\/em><a href=\"https:\/\/www.almagulp.it\/2543-2\/04\/2018\/\">https:\/\/www.almagulp.it\/2543-2\/04\/2018\/<\/a>.<\/p>\n<p><em>Cercatrice<\/em>dimostr\u00f2 che internet non \u00e8 un luogo neutro, perch\u00e9 dietro alla definizione dei criteri di ricerca dei motori ci sono quasi solo uomini: digitando la parola pi\u00f9 ricercata nella stringa di google e degli altri motori, ovvero <em>sex, <\/em>appaiono in automatico siti pornografici. Su <em>Cercatrice<\/em>, invece, come primo risultato le programmatici indicavano i centri antiviolenza e i luoghi di donne dove si potevano trovare materiali sulla sessualit\u00e0.<\/p>\n<p>Una differenza non da poco. La rete, per\u00f2, \u00e8 anche una miniera straordinaria per le donne, soprattutto perch\u00e9 la condivisione gratuita di materiali pensati dalle attiviste ha dato un impulso straordinario alla costruzione di narrazioni interdisciplinari alternative a quelle tradizionali e patriarcali.<\/p>\n<p>Per esempio ha reso giustizia alle tante donne che si sono distinte nella ricerca tecnologica, altrimenti sconosciute e avvolte nell\u2019oblio pi\u00f9 totale. Provate a dare una occhiata al bell\u2019articolo di Luciana Maci sulle \u2018nerd\u2019 che hanno cambiato la storia nell\u2019innovazione tecnologica: sono certa che la grande maggioranza delle scienziate e studiose nominate non le conoscevate.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.economyup.it\/innovazione\/donne-e-tecnologia-15-nerd-che-hanno-fatto-la-storia\/\">https:\/\/www.economyup.it\/innovazione\/donne-e-tecnologia-15-nerd-che-hanno-fatto-la-storia\/<\/a><\/p>\n<p>In Italia \u00e8 ancora una rarit\u00e0 l\u2019accostamento tecnologia-donne, sia nella informazione mainstream cos\u00ec come anche nei (pochi) giornali e siti femministi rimasti. Al contrario, nella sezione scienza e salute di <em>Womensenews<\/em>, uno dei siti d\u2019informazione femminista pi\u00f9 importanti negli Stati Uniti, si spazia dai disordini alimentari alla cancellazione da parte della Nasa della spedizione di sole donne <a href=\"https:\/\/womensenews.org\/2019\/03\/a-small-step-for-women-a-gigantic-step-for-womankind\/\">https:\/\/womensenews.org\/2019\/03\/a-small-step-for-women-a-gigantic-step-for-womankind\/<\/a><\/p>\n<p>A questo proposito giova approfondire: non \u00e8 infatti di dominio pubblico che venerd\u00ec 29 marzo di quest\u2019anno, come racconta Kaz Weida su <em>Womensenews<\/em>, il mondo avrebbe vissuto un momento spartiacque con la prima passeggiata spaziale tutta di donne nella storia. Sfortunatamente questa \u00e8 stata cancellata a causa della mancanza di tute spaziali di dimensioni adeguate. Suona pazzesco, ma \u00e8 cos\u00ec. Questo piccolo passo sarebbe stato un passo gigantesco per il genere femminile. Quando le ingegnere di volo Anne McClain e Christina Koch fossero uscite dalla Stazione Spaziale Internazionale per entrare nella storia, sarebbe stato grazie al lavoro di diversi decenni di donne e persone di colore che hanno introdotto la diversit\u00e0 nei viaggi nello spazio. Un rapporto di <em>SatelliteInternet.com<\/em>sulla diversit\u00e0 nei viaggi nello spazio racconta che la diversit\u00e0 di genere continua a crescere ma ha ancora molta strada da fare. Negli anni &#8217;70 circa l&#8217;8% degli astronauti nel mondo erano donne. Da quando Sally Ride divenne la prima donna americana a viaggiare nello spazio nel 1983 queinumeri sono aumentati costantemente. Nel 2010 la percentuale di donne ad essere andate nello spazio era del 31,5%.<\/p>\n<p>Oltre all&#8217;importanza simbolica la ricerca ha dimostrato che la diversit\u00e0 pu\u00f2 guidare l&#8217;innovazione, diventando una fonte convincente per il pensiero \u2018fuori dagli schemi\u2019 che \u00e8 essenziale nella scienza e nella tecnologia.Kelly Johnson, docente di astronomia all&#8217;Universit\u00e0 della Virginia, sostiene che l&#8217;aumento del numero di donne nella forza lavoro scientifica dovrebbe essere una priorit\u00e0. Scrive: \u201cIl progresso nella scienza dipende fondamentalmente dall\u2019introdurre un mix di esperienze personali diverse al fine di pensare ai problemi in modi nuovi e trovare soluzioni innovative. I progressi dipendono anche dall&#8217;avere persone con entrambe le competenze tecniche e le \u2018competenze trasversali\u2019 per costruire collaborazioni di successo e massimizzare l&#8217;efficienza. vantaggio dall&#8217;intuizione la diversit\u00e0 porta.Nel 2013 la <em>NASA<\/em>ha annunciato che la nuova classe di astronauti, che potrebbe essere la prima a condurre una spedizione su Marte, sar\u00e0 composta per il 50% da donne, e ha incoraggiato una leadership pi\u00f9 diversificata tra i team che fanno domanda per missioni spaziali. Le organizzazioni di viaggi spaziali commerciali hanno seguito l&#8217;esempio, con <em>Virgin Galactic<\/em>che ha organizzato un simposio sulla crescente diversit\u00e0 dei viaggi nello spazio nel 2016.Mentre l&#8217;equipaggio di sole donne che purtroppo non \u00e8 (ancora) partito si preparava a camminare fuori dalla Stazione Spaziale Internazionale, lo avrebbe fatto quasi cinquantasei anni dopo che Valentina Tereshkova divenne la prima donna nello spazio, nel 1963. Da allora, cinquantanove donne sono andate in orbita come astronaute, cosmonaute scienziate e specialiste tecnologiche.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Verso le stelle, guardando in basso<\/strong><\/p>\n<p>Una piccola e veloce gita tra le suggestive figure femminili che hanno popolato il sapere scientifico e tecnologico. La prima \u00e8 stata una astronoma, e la sua passione per il cielo era doppia: da una parte la religione, dall\u2019altra la scienza. Dopo Imhotep, architetta e costruttrice, forse il primo nome rubricabile come scienziata, il secondo \u00e8 quello di En Hed\u00f9 Anna, studiosa sacerdotessa delle fasi della luna, l\u2019astro che pi\u00f9 di ogni altro governa la vita biologica delle donne. Curioso, e fortemente attuale, che la vicenda di En Hed\u00f9 Anna, citata nei reperti del Museo della scienza dell\u2019Universit\u00e0 della Pennsylvania a Philadelphia e arrivata fino a noi dal lontanissimo 2354 prima di Cristo intrecci scienza e fede in modo cos\u00ec limpidamente stretto, quasi a metterci in guardia: il sapere scientifico, il nostro sguardo avido di conoscenza dei meccanismi dell\u2019ignoto, fuori e dentro il corpo, \u00e8 saldamente legato a ci\u00f2 che crediamo, e alle domande spesso angosciose e senza risposte che formuliamo intorno al mistero della vita, della sua origine, e della sua fine.<\/p>\n<p>A partire da En Hed\u00f9 Anna passando per Trotula di Salerno, Hildegard di Bingen e Hypatia di Alessandria fino a giungere a Marie Sklodowska Curie e Ada Byron Lovelace, le scienziate volgono intelligenza e curiosit\u00e0 su matematica, fisica, medicina e tecnologia, e grazie alla loro indagine regalano ad altri esseri umani speranze di vita, affrancando le loro simili dal destino spesso fatale dell\u2019essere femmine, arginando la morte causata da ignoranza e malanni legati alla riproduzione. Il dato interessante \u00e8 che tutte queste scienziate hanno intrecciato in modo strettissimo la passione conoscitiva con la difesa dei diritti riproduttivi, affrontando tab\u00f9, divieti e paura collettiva. Perch\u00e9 la signoria sui propri corpi da parte delle donne genera sospetto, disagio e paura nelle societ\u00e0 patriarcali, anche laddove pensiamo si sia raggiunta l\u2019equit\u00e0.<\/p>\n<p>Settant\u2019anni fa Simone de Beauvoir scriveva ne <em>Il Secondo sesso<\/em>che la paura era il sentimento che accompagna l\u2019ascesa del sapere femminile, soprattutto nel campo scientifico e tecnologico. Paura della perdita di controllo sul corpo femminile, paura del rovesciamento della gerarchia e del potere sulla vita biologica, terrore inconfessabile dell\u2019annientamento del maschio, relegato al solo ruolo di fecondatore cos\u00ec come nella storia umana sono state, e sono ancora in molte parte del pianeta, le donne le forzate alla riproduzione. Una relazione inquietante, quella tra ambito riproduttivo e tecnologia che non sgomenta solo la cultura patriarcale. Non bisogna nascondere che anche il pensiero delle donne si \u00e8 a lungo e ancora continua a interrogarsi sui limiti e sui rischi di questo intreccio.<\/p>\n<p>Ne<em>La dialettica dei sessi<\/em>, uno dei primi saggi femministi degli anni \u201970, la studiosa attivista Shulamith Firestone non ha dubbi: \u201cLe donne per tutta la loro storia precedente l&#8217;avvento del controllo delle nascite erano continuamente alla merc\u00e9 della loro biologia, che le rendeva dipendenti dai maschi per la loro sopravvivenza fisica\u201d. La tecnologia, usata come arma feroce contro l\u2019oppressore, era la risposta senza dubbi anche per un\u2019altra visionaria contemporanea della Firestone, la scrittrice Valerie Solanas, che in <em>Scum<\/em>sentenzia: \u201cLa soluzione \u00e8 produrre bambini in provetta. Quanto al problema se continuare a riprodurre maschi, non \u00e8 detto che il maschio debba continuare a esistere solo perch\u00e9, come le malattie, \u00e8 sempre esistito. Quando sar\u00e0 possibile il controllo genetico &#8211; e lo sar\u00e0 presto &#8211; va da s\u00e9 che dovremo produrre solo esseri completi, integri e senza difetti fisici o carenze, comprese le carenze emotive come la mascolinit\u00e0.\u201d<\/p>\n<p>Donna Haraway nel suo <em>Manifesto cyborg <\/em>esplicita cos\u00ec i conflitti tra riproduzione e tecnologia dal punto di vista dei movimenti di liberazione: \u201cParte dei movimenti femministi sono stati ostili verso le tecnologie, in particolare quelle della riproduzione. La delega alla scienza, che \u00e8 sempre stata espressione di un potere maschile, la totale medicalizzazione delle tecnologie riproduttive che avvengono sulla pelle delle donne, l&#8217;artificializzazione di un processo che finora era stato appannaggio esclusivo della biologia femminile e che viene vissuta come espropriazione dell&#8217;unico potere che caratterizza l&#8217;essere donna, giustificano questo atteggiamento. Certo, il problema sta nel fatto che i cyborg sono figli illegittimi del militarismo e del capitalismo patriarcale, per non parlare del socialismo di stato. Ma i figli illegittimi sono spesso estremamente infedeli alle loro origini: i padri, in fondo, non sono essenziali.\u201d<\/p>\n<p>Il cyborg, frontiera ambivalente del pensiero femminista post e trans-gender diventa, secondo Rosi Braidotti il simbolo dell&#8217;antimaterno, aprendo un vulnus teorico stimolante e critico nel dibattito femminista. Come possono comu\u00adnicare le donne ipertecnologiche con quelle che per scelta o obbligo fondano la loro identit\u00e0 sul materno corporeo? Siamo spaventosamente vicini al tempo in cui le identit\u00e0 vanno ridefinite, ci avverte Braidotti, e il futuro della politica femminista dipender\u00e0 da come le donne negozieranno la transizione verso la maternit\u00e0 ad alta tecnologia.<\/p>\n<p>Divise tra chi sostiene la necessit\u00e0 radicale di svincolarsi da tutte le appartenenze, soprattutto quella di sesso\/genere e tra chi invece insiste che la differenza sessuale sia centrale tutte le scuole di pensiero concordano sul fatto che la rivoluzione tecnologica debba coinvolgere anche il femminismo.<\/p>\n<p>Nel suo In a <em>different voice<\/em>di Carol Gilligan, uscito nel 1982, la studiosa femminista azzarda un\u2019ipotesi affascinante: che lo sviluppo etico degli uomini e delle donne proceda su binari differenti. La concezione maschile dell\u2019etica si concretizza in un\u2019etica della giustizia, mentre quella femminile si incarna in un\u2019etica della cura, che non pu\u00f2 teorizzarsi giusta senza il desiderio, e i limiti, posti dal corpo. Come a dire: non si pu\u00f2 solo guardare le stelle, per capire ci\u00f2 che siamo e che ci accade.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Una societ\u00e0 tecnologica info-obesa?<\/strong><\/p>\n<p>Non usa mezzi termini Julia Hobsbawm, studiosa che ha fondato <em>Editorial Intelligence,<\/em>una \u2018rete della conoscenza\u2019 che mette in contatto in tutta Europa persone ed esperienze attraverso diversi saperi e professioni, progetto che le ha valso a cattedra in\u00a0<em>Networking<\/em>\u00a0alla <em>Cass Business School <\/em>della City University di Londra. Figlia dello storico del \u2018Secolo breve\u2019Eric Hobsbawm, Julia ha scritto (ancora purtroppo non tradotto in Italia), un libro che fin dal titolo chiarisce la sua tesi\u00a0<em>Fully Connected <\/em>(totalmente connessi), scelto come finalista per il <em>Business book of the year<\/em>e per il <em>Management book of the year<\/em>del 2018.<\/p>\n<p>Il sottotitolo del volume \u00e8 altrettanto chiaro: \u201cSalute sociale nell\u2019epoca del sovraccarico\u201d. Il libro descrive i \u2018sei gradi del sovraccarico\u2019: l\u2019infobesit\u00e0, ossia l\u2019obesit\u00e0 dell\u2019informazione, che ci bombarda in continuazione; la fame di tempo, quando non riusciamo pi\u00f9 a controllare la nostra agenda; l\u2019allargamento tecnologico, quando il nostro io si dilata grazie ai\u00a0<em>device<\/em>; l\u2019intrico di network, quando non riusciamo pi\u00f9 a gestire le nostre connessioni; il gonfiore organizzativo, quando le aziende inciampano sulle proprie procedure; l\u2019ingorgo della vita, che \u00e8 il risultato di tutto questo.<\/p>\n<table width=\"100%\">\n<tbody>\n<tr>\n<td>Testi e siti consigliati<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Corpi che contano<\/em>, Judith Butler, Feltrinelli<\/p>\n<p><em>Il corpo della donna come luogo pubblico: sull&#8217;abuso del concetto di vita<\/em>, Barbara Duden, Bollati<\/p>\n<p><em>Soggetto nomade: femminismo e crisi della modernit\u00e0,<\/em> Rosi Braidotti, Donzelli<\/p>\n<p><em>Monocolture della mente: biodiversit\u00e0, biotecnologia e agricoltura<\/em>, Vandana Shiva, Bollati<\/p>\n<p><em>Meccanici i miei occhi<\/em>, autrici varie, (Ortica editrice)<\/p>\n<p><em>Manifesto Cyborg,<\/em> Donna Haraway, (Feltrinelli e pdf online)<\/p>\n<p><em>Tecnologia dell\u2019orgasmo<\/em>, di Rachel Maines (Feltrinelli)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Siti dove attingere informazioni<strong>: <\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><a href=\"http:\/\/www.studioxx.org\/\">www.studioxx.org<\/a> gruppo femminista canadese che si occupa di alfabetizzare giovani e non alle nuove tecnologie.<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/www.donnenellascienza.it\/\">http:\/\/www.donnenellascienza.it<\/a>\u00a0sito antologico italiano sulle scienziate<\/li>\n<li><a href=\"http:\/\/4kyws.ua.edu\/4000ws.html\">http:\/\/4kyws.ua.edu\/4000ws.html<\/a>\u00a0sito americano su 4000 anni di relazioni tra tecnologia e donne<\/li>\n<\/ul>\n<\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>La riflessione sui guasti dell\u2019iper-connessione \u00e8 oggi particolarmente attuale, nel momento in cui i social network come <em>Facebook<\/em>finiscono sul banco degli imputati. In una intervista al <em>Corriere della sera<\/em>Julia Hobsbawm si \u00e8 definita una \u2018pessimista-ottimista\u2019: perch\u00e9 se addita tutti i problemi, lancia anche l\u2019idea che un cambiamento sia possibile. Alla domanda se si sia di fronte ad unproblema di dipendenza tecnologica dalla quale dobbiamo liberarci lei risponde: \u201cNo, deliberatamente non ho parlato di dipendenza nel mio libro: perch\u00e9 la parola chiave \u00e8 \u2018comportamento\u2019. E come possiamo cambiarlo. Il problema nell\u2019etichettare il nostro uso della tecnologia come dipendenza \u00e8 che sposta la responsabilit\u00e0 altrove: c\u2019\u00e8 una forte narrativa che dice che le macchine sono il problema. E non \u00e8 cos\u00ec: \u00e8 un problema culturale. Non c\u2019\u00e8 niente di sbagliato nel desiderio di comunicare e condividere. Il punto \u00e8 che abbiamo dimenticato che cosa siano le relazioni: si deve passare dal <em>database<\/em>al <em>peoplebase<\/em>. Se hai un gruppo di persone nella tua vita, non devono essere solo numeri\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal database al peoplebase di Monica Lanfranco Quando per la prima varcai un\u2019aula universitaria per insegnare, (siamo nel 2006 e la cattedra era Teoria e tecnica dei nuovi&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1963,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1968","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1968","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1968"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1968\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1969,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1968\/revisions\/1969"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1963"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1968"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}