{"id":180,"date":"2012-09-24T16:02:59","date_gmt":"2012-09-24T16:02:59","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=180"},"modified":"2014-07-29T16:58:53","modified_gmt":"2014-07-29T16:58:53","slug":"leggi-un-articolo-da-europa","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=180","title":{"rendered":"Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<p><strong><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop_marea-3-2012-web3.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-medium wp-image-43 alignleft\" title=\"fronte-cop_marea-3-2012-web\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop_marea-3-2012-web3-212x300.jpg\" alt=\"\" width=\"212\" height=\"300\" srcset=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop_marea-3-2012-web3-212x300.jpg 212w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop_marea-3-2012-web3-725x1024.jpg 725w, http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2012\/09\/fronte-cop_marea-3-2012-web3.jpg 1205w\" sizes=\"auto, (max-width: 212px) 100vw, 212px\" \/><\/a>L\u2019Europa al bivio: fine della preistoria?<\/strong><\/p>\n<p><em>di Erminia Emprin Gilardini<\/em><\/p>\n<p>Mettere a tema una riflessione sull\u2019Europa nel pieno della crisi economico speculativa che attanaglia l\u2019Unione Europea produce uno straordinario effetto di spiazzamento persino su di me, che ho avanzato la proposta nella pratica di discorsi scambievoli che andiamo facendo su Marea e nei seminari dell\u2019Officina dei saperi femministi di Altradimora.<br \/>\nSe una cosa si pu\u00f2 dire dell\u2019Europa oggi \u00e8 che essa \u00e8 ben lontana dall\u2019essere una e ancor pi\u00f9 dall\u2019essere politicamente stabile e stabilmente ancorata all\u2019esperienza delle costituzioni democratico sociali e dei percorsi di emancipazione e libert\u00e0 femminile che l\u2019attraversano dalla seconda met\u00e0 del \u2019900.<img decoding=\"async\" title=\"More...\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-includes\/js\/tinymce\/plugins\/wordpress\/img\/trans.gif\" alt=\"\" \/><\/p>\n<p>Appare anzi sempre pi\u00f9 lontana la prospettiva di costruire un\u2019Europa Comune come progetto politico collettivo agito di una pluralit\u00e0 di donne e uomini consapevoli di essere attraversati dalla differenza sessuale e da diseguaglianze e discordanze anche profonde, in cui le eco non sopite di pulsioni persecutorie nei confronti dell\u2019Altro del secolo scorso si mischiano e si confondono con quelle della contemporaneit\u00e0.La riduzione del processo di unificazione ai parametri monetaristi di Maastricht prima, e ora la crisi economico speculativa, circoscrivono l\u2019orizzonte politico dell\u2019Unione Europea all\u2019entit\u00e0 astratta dell\u2019Eurozona, in cui si confrontano la personificazione dei Mercati e la personificazione delle nazioni, rimuovendo la straordinaria e stratificata molteplicit\u00e0 di istanze politiche che renderebbe praticabile un\u2019Europa Comune come spazio pubblico aperto alla nascita di una cittadinanza che scaturisca dalla tensione tra pluralit\u00e0 e singolarit\u00e0.<br \/>\nQuesta rimozione \u00e8 a mio giudizio gravida del rischio di ricaduta sui versanti pi\u00f9 oscuri del passato recente.<br \/>\nMolto c\u2019\u00e8 da dire e molto \u00e8 stato e viene detto, cos\u00ec come sono state avanzate proposte per invertire di segno gli indirizzi europei di politica economica, che perpetuano la crisi e alimentano diseguaglianze insopportabili. Questo conflitto \u00e8 oggi esplicito e trasversale ai confronti politici e elettorali nei diversi Paesi europei. Nello stesso tempo per\u00f2 altre contraddizioni gravide di conseguenze rischiano di scivolare pericolosamente sotto traccia. I rigurgiti di nazionalismo e razzismo, la ricomparsa degli skinhead nazisti, la criminalizzazione e le aggressioni nei confronti di migranti, nomadi e senza tetto, la violenza sulle donne, interrogano l\u2019Unione Europea con pi\u00f9 urgenza e pi\u00f9 in profondit\u00e0 di quanto non emerga oggi nel dibattito politico istituzionale nell\u2019Unione stessa come nei Paesi che ne fanno parte. Lo stesso avviene per quanto concerne la separazione tra sfera domestica e sfera pubblica e la persistente svalorizzazione della prima. Ultimo ma non meno importante, il riemergere in chiave difensiva di un\u2019idea di sovranit\u00e0 nazionale, che pure nella storia del \u2018900 europeo \u00e8 stata sottoposta a critica dal movimento operaio e dai movimenti delle donne. \u201cCome donna non ho patria, in quanto donna non voglio patria alcuna, la mia patria \u00e8 il mondo intero\u201d scriveva Virginia Wolf nel Regno Unito del 1938, consegnandoci un\u2019enunciazione che oggi non pu\u00f2 esimersi dall\u2019alludere ad un\u2019Europa ancora da costruire, affrancata dal nazionalismo e dal \u2018fardello dell\u2019uomo bianco\u2019, cristiano e colonizzatore allo stesso tempo.<\/p>\n<p>L\u2019Europa e il versante oscuro dei suoi miti fondativi<\/p>\n<p>Cos\u00ec come \u00e8 stato intrapreso e lo si sta perpetrando, il processo di unificazione europea evoca il versante oscuro del mito del rapimento di Europa. Dopo aver attraversato il corso di secoli scomponendosi in moltissime rappresentazioni letterarie e figurative, tra le quali l\u2019iconografia del rapimento consensuale e della complementariet\u00e0 dei sessi (narrazione idealizzata e rassicurante del passaggio dalle societ\u00e0 matrilineari al patriarcato) il ratto di Europa riaffiora nell\u2019arte figurativa europea del \u2018900 in rappresentazioni pi\u00f9 problematiche quando non apertamente drammatiche. Riacquista centralit\u00e0 la versione primordiale in cui Zeus attira Europa sulla spiaggia con l\u2019inganno e si presenta a lei ingannandola ancora nelle sembianze di un toro straordinariamente mansueto, per assumere poi quelle di un\u2019aquila rapace che avr\u00e0 ragione della sua resistenza alla violenza sessuale da cui nascer\u00e0 Minosse e con lui la civilt\u00e0 micenea \u2018culla di Europa\u2019. Inganno e violenza sono, del resto, i tratti peculiari del mito indoeuropeo del guerriero, la cui tragica riapparizione ha prodotto l\u2019orrore della ex Jugoslavia. Davvero non mi pare che nessun progetto politico di unificazione europea possa essere pensato come alternativo e auspicabile prima di aver abbattuto alle radici quello che Zarana Papic, attivista delle Donne in nero di Belgrado descrisse come \u2018patriarcalismo tribale\u2019: la ripetizione dello stupro di guerra e l\u2019anni-chilimento della differenza sessuale sull\u2019appartenenza etnica data dalla nascita: in quel caso, della bosniaca, della serba, della croata.<\/p>\n<p>La consegna originaria della sfera domestica alla \u2018nuda vita\u2019<\/p>\n<p>N\u00e9 mi sembra che si possa affrontare il discorso sull\u2019Europa oggi prescindendo dalla distanza abissale che separa l\u2019esperienza quotidiana della vita della stragrande maggiorazione della popolazione dal dibattito politico istituzionale sull\u2019economia, constatazione che mi sollecita a rimettere in circolo alcuni passaggi dell\u2019analisi penetrante e ricca di suggestioni che Hannah Arendt ha fatto della relazione tra spazio pubblico e sfera privata in Vita activa. In primo luogo, il suo potente richiamo alla linea di demarcazione che nell\u2019esperienza della citt\u00e0 stato greca separava la vita domestica e familiare dalla vita politica. Arendt descrive con grande forza espressiva l\u2019opposizione tra la sfera della vita politica e della libert\u00e0 e la sfera della vita domestica privata, che ne era il presupposto. In particolare coglie, all\u2019origine della politica e del pensiero occidentale la relegazione al privato e al prepolitico della sfera domestica: la \u2018nuda vita\u2019 assoggettata alla povert\u00e0, alla malattia e alla violenza umana (il dominio dispotico del capofamiglia e la schiavit\u00f9) in opposizione alla \u2018buona vita\u2019 aristotelica associata alla ricchezza, alla salute, alla pratica politica dell\u2019argomentazione persuasiva tra uomini liberi. Ne riporta alla luce la \u2018datit\u00e0\u2019, il fatto materiale puro e semplice e l\u2019assenza di ogni e qualsiasi forma di legittimazione del governo di pochi su molti. E se ne serve per sottoporre a critica radicale la persistenza dei tentativi di legittimazione che ne ha fatto la filosofia occidentale sino ai giorni nostri. Altrettanto poi far\u00e0, sul versante femminista, il Manifesto di rivolta femminile riprendendo l\u2019enunciato di Carla Lonzi: Sputiamo su Hegel, si disse allora con sdegno (non su Aristotele o Platone), per denunciare la persistenza e l\u2019autoreferenzialit\u00e0 della cultura maschile. E c\u2019\u00e8 da interrogarsi su quanto ancora sedimenti, nel processo di unificazione europea e nonostante la decostruzione operata dai movimenti femministi, una cultura che relega nell\u2019impolitico la sfera della riproduzione quotidiana della vita. Non parla forse di questo e non balbetta forse la politica istituzionale sul conflitto in corso all\u2019ILVA di Taranto?<\/p>\n<p>La riduzione della politica alla produzione di regole<\/p>\n<p>Arendt ci fornisce una lucida analisi anche su questo punto di caduta: raffigura l\u2019emergere della societ\u00e0 moderna nella forma dell\u2019assorbimento nella sfera pubblica dell\u2019amministrazione domestica e familiare e la societ\u00e0 di massa come un\u2019 unica, enorme famiglia, amministrata, scrive testual-mente, \u201cda nessuno\u201d. Ovvero da un potere che pu\u00f2 essere impersonale e burocratico e continuare a dominare perch\u00e9 muove da un \u201cpreteso interesse comune della societ\u00e0 nel suo insieme, dal punto di vista economico, cos\u00ec come la pretesa opinione comune da parte della buona societ\u00e0 nei salotti\u201d. Di conseguenza, la funzione del potere si esaurisce nella produzione di regole che impongano comportamenti \u201cnormalizzati\u201d rispetto all\u2019interesse e all\u2019opinione comuni. In sostanza per Arendt, l\u2019affermarsi dell\u2019economia presupponeva che gli uomini \u201csi comportassero invece di agire\u201d.<\/p>\n<p>La societ\u00e0 sommersa nella ripetizione della vita quotidiana<\/p>\n<p>Ultimo ma non meno importante, un altro passaggio dell\u2019analisi di Arendt in Vita activa, forse messo in ombra dal dibattito che si \u00e8 acceso sulla sua analisi del totalitarismo per l\u2019accostamento storicamente improponibile tra nazismo e stalinismo. Non mi interessa qui riaprire quel dibattito, ma evidenziare l\u2019oblio che ne \u00e8 derivato alla sua opera complessiva e alle sue riflessioni successive. In realt\u00e0, la sua critica investe esplicitamente e in prima battuta la teoria liberale della \u2018finzione dell\u2019armonia di interessi\u2019, fondamento dell\u2019economia liberale classica, e denuncia il carattere costituente dell\u2019uniformit\u00e0 statistica. Questa uniformit\u00e0, scrive, non \u00e8 un \u201cinnocuo ideale scientifico: essa \u00e9 il dichiarato ideale politico in una societ\u00e0 che, interamente sommersa nella ripetizione della vita quotidiana, accetta la prospettiva scientifica intrinseca nella sua esistenza\u201d.<br \/>\nArendt ribadisce, insomma, sul finire degli anni \u201950, che la democrazia liberale non \u00e8 immune dal rischio di sovvertimenti autoritari, ammonimento straordinariamente attuale nelle vicende dell\u2019Europa e dell\u2019Italia contemporanea.<\/p>\n<p>Il familismo amorale<\/p>\n<p>Emblematico mi pare, in proposito, un articolo del Ministro con delega alla famiglia pubblicato sul Messaggero del 24 maggio scorso \u201cSi \u00e8 irriso, qualche volta, al familismo italiano e molti osservatori considerano questo un dato negativo. Vorrei provare per una volta a rovesciare il discorso\u201d sostiene il Ministro, dopo aver esordito con l\u2019affermazione di aver trovato nell\u2019ultimo Rapporto annuale dell\u2019Istat la conferma delle idee e delle politiche che intende portare avanti: \u201cla famiglia \u00e8 il punto di forza dell\u2019intero sistema italiano\u201d. Prosegue poi enumerando il carico di funzioni che statisticamente la famiglia assolve (dai giovani in cerca di lavoro agli anziani non autosufficienti), i conseguenti risparmi per le casse dello Stato, le somme stanziate per asili nido e assistenza domiciliare, il rilievo statistico della famiglia come unit\u00e0 produttiva di occupazione di manodopera prevalentemente straniera e potenzialmente giovanile, concludendo con l\u2019affermazione che \u201cLa famiglia \u00e8 l\u2019ossatura portante del nostro Paese. Oggi chi \u00e8 senza famiglia \u00e8 pi\u00f9 povero, oltre che pi\u00f9 solo. Le reti familiari domandano pi\u00f9 attenzione da parte dello Stato. Ma anche un\u2019inversione del dibattito culturale\u201d. Inoltre, a un\u2019associazione femmi-nista che lo sollecitava a preoccuparsi del benessere delle donne, il Ministro rispondeva che \u00e8 materia di competenza del Ministero per la salute. Ora, al di l\u00e0 dell\u2019indubbia capacit\u00e0 di sommergerci sia nella ripetizione della vita quotidiana sia nell\u2019impersonalismo burocratico, il Ministro ignora (depreca?) che proprio il fatto che l\u2019Unione Europea assumesse la famiglia come unit\u00e0 astratta e potesse comportare restrizioni nella legislazione a favore delle donne singole o lesbiche comport\u00f2 la consistente partecipazione delle donne danesi al primo referendum sul Trattato di Maastricht e la sua bocciatura. Come ignora (depreca?) che la critica delle femministe italiane al familismo amorale (Saraceno) su cui si regge lo stato sociale italiano non \u00e8 rivolta alla famiglia come luogo delle relazioni degli affetti e della solidariet\u00e0, bens\u00ec per l\u2019appunto al funzionalismo conformante retorico e ingannevole che riduce le donne a \u2018ossatura portante del Paese\u2019, indenni lasciando le casse dello Stato.<\/p>\n<p>La riproduzione quotidiana della vita al centro della politica<\/p>\n<p>Arrivo, infine, alla conclusione del discorso con il viatico della figurazione arendtiana della societ\u00e0 sommersa nella ripetizione della vita quotidiana e del ricominciamento.<br \/>\nLa prospettiva di costruzione di un\u2019Europa Comune non \u00e8 chiusa ma non \u00e8 scontata: sta nella capacit\u00e0 di donne e uomini di oggi di non rimuovere la differenza sessuale e le diversit\u00e0, discordanze e dissonanze che li attraversano. La posta in gioco \u00e8 costruire lo spazio pubblico europeo come spazio aperto al confronto tra pluralit\u00e0 e singolarit\u00e0, superando l\u2019universalismo e il pluralismo neutri e astratti cui \u00e8 uniformata la cittadinanza nella dimensione nazionale, oggi in tensione tra esclusione o assimilazione. Lo spazio Europeo pu\u00f2 ancora essere praticato nella prospettiva di un superamento dell\u2019economicismo conformativo come delle enclosure per migranti, delle spinte etnocentriche e dei fondamentalismi religiosi, a condizione di mettere al centro della politica l\u2019apprensione che ci accomuna tutti e che il tardo capitalismo e il tardo patriarcato rendono stringente: quella della riproduzione quotidiana della vita. La coscienza della necessit\u00e0 di perseguire questo obiettivo sembra affiorare, per quanto contraddittoriamente, nell\u2019avvio di tante pratiche pubbliche e private, persino nello scenario desolante della crisi economico finanziaria, politica, e culturale dell\u2019Europa in cui viviamo. Connettere e tradurre la pluralit\u00e0 di queste esperienze in progetto politico e in dispositivi istituzionali e giuridici comporta un percorso difficile e di non breve periodo: significa camminare su crinali a rischio di caduta su pi\u00f9 versanti. Ma suscita anche la speranza di non scivolare pi\u00f9 sui versanti oscuri del nostro passato recente e remoto. Negli anni \u201980 Salvador Dal\u00ec raffigur\u00f2 il ratto di Europa (sotto il titolo emblematico di Topologico rapimento di Europa) come corpo monocromatico ossificato e fratturato dalle torsioni cui era stato sottoposto. Mi pare di riscontrare qualche segnale che stia affiorando alla coscienza di molti che quel mito, come il capitalismo, non ha pi\u00f9 nulla da dire e che siano maturi i tempi per congedarsene e uscire dalla preistoria.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019Europa al bivio: fine della preistoria? di Erminia Emprin Gilardini Mettere a tema una riflessione sull\u2019Europa nel pieno della crisi economico speculativa che attanaglia l\u2019Unione Europea produce uno&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":224,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-180","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/180","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=180"}],"version-history":[{"count":6,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/180\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":852,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/180\/revisions\/852"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/224"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=180"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}