{"id":1780,"date":"2018-07-28T10:02:26","date_gmt":"2018-07-28T10:02:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1780"},"modified":"2018-07-28T10:02:26","modified_gmt":"2018-07-28T10:02:26","slug":"n-1-2018-tempo-leggo-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1780","title":{"rendered":"n 1 2018 Tempo Leggo un articolo"},"content":{"rendered":"<h1>Siamo ritmo ininterrotto<\/h1>\n<p>di Monica Lanfranco<\/p>\n<p>Proprio mentre stavamo preparando questo primo numero dell\u2019anno 2018 \u00e9 arrivata la triste notizia della morte di una delle pi\u00f9 amate e straordinarie scrittrici di fantascienza e fantasy, Ursula K. Le Guin. Aveva 88 anni, vissuti immaginando e scrivendo di mondi e di tempi solo in apparenza lontani dai nostri.Devo a lei l\u2019essere diventata una lettrice e successivamente un&#8217;esperta di questa narrativa, uno dei generi meno frequentati e valorizzati nel nostro paese, a differenza di altre culture europee e del nord America.<\/p>\n<p>Incrociai in libreria, a vent\u2019anni, uno dei suoi testi pi\u00f9 importanti, <em>La mano sinistra delle tenebre<\/em>, e da allora, nonostante in Italia siano davvero poche le scrittrici pubblicate rispetto agli autori, tutto ci\u00f2 che \u00e9 stato tradotto \u00e9 nella mia nutrita biblioteca.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 ho amato, e amo, il registro della fantascienza e perch\u00e9 ritengo che sia sbagliato il (superficiale) giudizio di genere di mero intrattenimento attribuito a questa categoria letteraria?<\/p>\n<p>Principalmente perch\u00e9 le autrici di fantasy, e soprattutto di fantascienza,hanno capito,fin da quando era meglio celarsi dietro a pseudonimi maschili per riuscire a pubblicare in un filone tra i pi\u00f9 misogini (come accadde, per decenni, ad Andr\u00e8 Norton,prima scrittrice ad aver ricevuto il<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Gandalf_Award&amp;action=edit&amp;redlink=1\"><em>Gandalf Grand Master Award<\/em><\/a>dalla <em>Societ\u00e0 Mondiale di Fantascienza<\/em>nel 1977),che scrivere di altri mondi permette di poter meglio ragionare sul nostro presente e sul nostro tempo. Questa intuizione ha permesso di trattare, attraverso l\u2019uso deformante del tempo e dello spazio che il registro di scrittura della fantascienza offre, di temi politicamente importantissimi e cari all\u2019attivismo femminista: la manipolazione genetica, il controllo sulla riproduzione umana, la guerra, la violenza, la paura della diversit\u00e0.<\/p>\n<p>Un esempio, ben in anticipo sul dibattito oggi attualissimo sulle tecniche di fecondazione,lo offr\u00ec Nancy Kress nel 1999 con <em>Incubo genetico<\/em>, dove punt\u00f2 la luce sull\u2019ingegneria delle molecole umane, nella quale i corpi sono ridotti a pezzi di ricambio per sconfiggere la morte.<\/p>\n<p>Suona familiare, di questi tempi, vero? Come illudersi, infatti, che ci\u00f2 che si legge stia solo sulla carta e che la fantascienza letteraria e cinematografica possano ancora considerarsi un genere di evasione e intrattenimento privo di rilievo a livello comunicativo e di riscontro nella realt\u00e0?<\/p>\n<p>In questo rispecchiarsi, ricco di rimandi tra fiction e cronaca dei nostri giorni, di immaginario allucinato e di allucinante realt\u00e0 quotidiana, la fantascienza delle donne si \u00e8 fatta portavoce delle inquietudini che ci animano quando ragio\u00adniamo dello scorrere deltempo: il corpo, infatti, \u00e8la prima superficie riflettente della ciclicit\u00e0 dentro e fuori di noi, a livello personale cos\u00ec come collettivo.<\/p>\n<p>Kress non pu\u00f2 aver scelto questo argomento senza evitare di fare i conti con unillustre precedente: <em>I figli degli uomini<\/em>, unico romanzo di fantascienza della straordinaria giallista P.D.James, datato 1992 e alla fine dei \u201990 diventato un film di successo con omonimo titolo.<\/p>\n<p>Il plot \u00e9 ancora una volta legato al tema del corpo e della riproduzione: l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 stata punita duramente con la sterilit\u00e0 per avere dilapidato i suoi frutti, in un futuro non pi\u00f9 lontano rispetto al nostro che di una quarantina d\u2019anni.<\/p>\n<p>Il pianeta, privato del suono e della magia della voce dei cuccioli, \u00e8 sterile nello sperma come nella speranza, e questo mutismo definitivo della generativit\u00e0 porta con s\u00e9anche la fine della creativit\u00e0 umana e inserisce la violenza come unica possibile valvola di scarico della frustrazione e della disperazione.<\/p>\n<p>Cos\u00ec Faron, io narrante del libro, descrive il clima emotivo della Terra: \u201cNon possiamo provare nulla se non il presente, non possiamo vivere che nel momento presente e capire che questo significa arrivare il pi\u00f9 vicino che ci sia concesso alla vita eterna. Ma la mente ripercorre secoli di vita cercando rassicurazione nei nostri antenati e, senza eredi, non solo nostri ma dell\u2019intera specie umana, senza il conforto di una vita dopo la nostra morte, tutti i piaceri della mente e dei sensi mi paiono talvolta nulla pi\u00f9 che patetiche e fragili difese innalzate contro la rovina.\u201d<\/p>\n<p>Una percezione del tempo come pura scansione di presente senza spessore e corpi privati della possibilit\u00e0 di scegliere: nella castrazione, nella sterilit\u00e0 oppure, archetipo di tutte le privazioni, nella libert\u00e0 d\u2019azione.<\/p>\n<p>Ne<em>Il racconto dell\u2019ancella<\/em>, potente testo della canadese Margaret Atwoodche ha cassandramente precorso la tragica vicenda delle donne afgane sequestrate dal regime talebano, oggi anche una seguitissima serietv che ha fatto man bassa di premi lo scorso anno, i corpi femminili sono immobili e resi invisibili dalla assenza di diritti di cittadinanza. Conta solo la capacit\u00e0 riproduttiva, anche qui <em>leit motiv<\/em>del racconto, e la sterilit\u00e0 \u00e8 una colpa che si paga con la vita. Qui il tempo imposto \u00e8quello politico scandito dal fondamentalismo cattoislamista, nel quale gli uomini, pur in giacca e cravatta, sono immersi nel tribalismo di ere lontanissime e le donne sono soltanto il tempo presente limitato alla vita biologica, quello della fecondazione e della gestazione, prive di nome e di diritto d\u2019esistere al di fuori della funzione di animali contenitori per nuovi esseri umani.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il rosso orologio biologico <\/strong><\/p>\n<p>Tornando al tempo presente e alla sua definizione incarnata si dice spesso che sia la maternit\u00e0 a definire, nell\u2019esistenza degli esseri umani che diventano madri e padri, lo scorrere del tempo: in parte \u00e9 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Eventi, appuntamenti, ricordi che altrimenti potrebbero sparire nell\u2019indistinto del sovrapporsi nella memoria restano spesso pi\u00f9 nitidi se associati al crescere di figli e figlie.C\u2019\u00e8, indubitabilmente, un <em>prima<\/em>e un <em>dopo<\/em>l\u2019aver generato, che ritma il tempo e determina la memorabilit\u00e0 dei fatti.<\/p>\n<p>Nel discorso intimo, e talvolta anche in quello pubblico, non \u00e8raro sentire le persone collegare vicende e ricordi alla nascita e crescita della prole. L\u2019evento, la vicenda sono ricordati a partire dalla connessione con questo o quel periodo della vita con i figli e le figlie, come a saldare meglio la memoria con il progredire delle loro vite, che abbiamo visto formarsi fin dall\u2019inizio.<\/p>\n<p>Questo vale per le donne e per gli uomini in egual misura, ma c\u2019\u00e9 un elemento che riguarda, nel discorso sulla percezione del tempo, solo il genere femminile.<\/p>\n<p>A ritmare il tempo della vita delle donne c\u2019\u00e9, infatti, un indicatore biologico che gli uomini non hanno, o comunque non in misura cos\u00ec peculiarmente scandito: il ciclo mestruale. L\u2019insorgere del menarca, intorno ai 12\/14 anni e fino al decennio tra i 50 e i 60 anni \u00e8l\u2019elemento che distingue e differenzia la scansione del tempo tra i due generi nella specie umana: a prescindere dalla riproduzione,le mestruazioni sono il fenomeno fisico che situa senza alcun dubbio le donne dentro ad una percezione del tempo assai diversa da quella maschile e che le connette alla periodicit\u00e0 del pianeta.<\/p>\n<p>Il flusso che ogni mese segna e ricorda alle donne la loro potenziale fecondit\u00e0 le pone direttamente in contatto con il resto della ciclicit\u00e0 della terra: la luna, le maree, la mensilit\u00e0 disegna necessariamente le donne come esseri maggiormente consapevoli del tempo che scorre (e che non ritorna indietro).<\/p>\n<p>Per questo l\u2019assenza del flusso, arrivata alla fine del ciclo della fecondit\u00e0, \u00e9 stata per me un trauma: l\u2019evento, temuto da molto prima che si verificasse, al contrario di molte donne intorno a me che avevano vissuto la mestruazione come un ingombro del quale presto sbarazzarsi, mi ha resa triste e sgomenta.<\/p>\n<p>Ho pensato: \u201cQuanto \u00e8vero ci\u00f2 che si dice: \u2018Se una donna sanguina \u00e8sana, mentre se sanguina un uomo \u00e8malato\u2019. Come far\u00f2 a scandire il tempo, ora che il mio corpo \u00e8molto pi\u00f9 simile a quello maschile per via dell\u2019assenza dell\u2019appuntamento mensile?\u201d<\/p>\n<p>Un pensiero irrazionale, certo, perch\u00e9 ovviamente ci sono molti modi per essere consapevoli dello scorrere del tempo. Eppure un misto di nostalgia e di smarrimento mi ha pervasa per mesi dopo la scomparsa del dispositivo biologico che per oltre quarant&#8217;anni mi ha collegata alla natura. Fare i conti con l\u2019assenza di quel ritmo del tempo, che il flusso mensile garantiva, non \u00e9 stato semplice per me dopo quarant&#8217;anni di rosso orologio biologico.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Le lancette della politica<\/strong><\/p>\n<p>Tempo \u00e8stata una parola molto adoperata, anche come metafora del disagio e della differenza, nella politica femminile e femminista.<\/p>\n<p>Dal <em>Tempo delle donne<\/em>con cui le comuniste, le socialiste e le protofemministe degli anni \u201960 e \u201970 vollero iniziare a ragionare di disparit\u00e0 a <em>Se non ora quando?<\/em>(poche persone sanno che questa locuzione \u00e8solo una parte della riflessione pi\u00f9 estesa sul tempo e la responsabilit\u00e0 nella Tor\u00e0) al <em>Nostro tempo \u00e9 adesso<\/em>del movimento <em>Non una di meno<\/em>, nel quale molte giovani si auto percepiscono principalmente come precarie, dove la precariet\u00e0 \u00e8 economica e per questo incide nella dimensione del tempo.<\/p>\n<p>Difficile, infatti, se non impossibile, districarsi dalla costrizione di un eterno presente, se le condizioni materiali (e non vale soloperle giovani generazioni, ma anche per quelle pi\u00f9 anziane) non consentono di immaginare il futuro.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 per\u00f2 anche un aspetto dinamico insito nella difficile realt\u00e0 che abbiamo dinnanzi e quindi nell\u2019analisi del tempo contemporaneo: quello di farci riflet\u00adtere sulla qualit\u00e0 del tempo che scegliamo. Se ci si sottrae alla logica del mercato che regola le relazioni attraverso il denaro, che quindi determina il valore dei corpi, necessariamente levigati in un tempo inchiodato alla giovinezza, noi operiamo un rovesciamento di prospettiva che libera il tempo. Forse la lezione pi\u00f9 interessante da questo punto di vista la offre <em>La morte ti fa bella, <\/em>film grottesco e feroce sulla maledizione molto femminile di desiderare una eterna bellezza. A differenza di Dorian Gray le due protagoniste non sono malvagie, ma ottusamente accecate dalla paura di invecchiare e incapaci di capire che desiderare una condizione di immanenza nel presente significa morire: la vita \u00e8, infatti, cambiamento <em>nel <\/em>tempo e <em>del <\/em>tempo.<\/p>\n<p>Provare a fermare il ritmo ininterrotto che incarniamo, dal primo vagito all\u2019ultima espirazione,porta solo alla morte prematura: forse \u00e8per via della collettiva paura della morte che nel pianeta pullulano e hanno grande successo le serie tv a tema zombie.<\/p>\n<p>Una cruda metafora della mostrificazione che, nella realt\u00e0, ci passa spesso davanti agli occhi quando capita di osservare i frutti pi\u00f9 o meno riusciti della chirurgia plastica sui volti di chi tenta, disperatamente, di cancellare quei segni che il tempo, grande scultore, lascia su di noi mentre viviamo dentro di lui.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Siamo ritmo ininterrotto di Monica Lanfranco Proprio mentre stavamo preparando questo primo numero dell\u2019anno 2018 \u00e9 arrivata la triste notizia della morte di una delle pi\u00f9 amate e&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1757,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1780","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1780","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1780"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1780\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1781,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1780\/revisions\/1781"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1757"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1780"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}