{"id":1687,"date":"2017-10-14T09:32:29","date_gmt":"2017-10-14T09:32:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1687"},"modified":"2017-10-19T17:33:28","modified_gmt":"2017-10-19T17:33:28","slug":"1687-2","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1687","title":{"rendered":"GRAZIE A LEI &#8211; la introduzione della strenna 2017"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Marea-dicem-2017-2-copia-1.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1680\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2017\/10\/Marea-dicem-2017-2-copia-1-150x150.jpg\" alt=\"Marea dicem 2017-2 copia-1\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Perch\u00e9 ringraziarla<\/h3>\n<h3>di <a href=\"http:\/\/www.monicalanfranco.it\">Monica Lanfranco<\/a>*<\/h3>\n<h3><a title=\"Grazie a lei- IL SOMMARIO\" href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1696\">qui il sommario della strenna<\/a><\/h3>\n<h3>Questo numero speciale di <em>Marea<\/em>, la strenna che avete tra le mani, sulla quale molto abbiamo pensato prima di realizzarla, nasce da un desiderio lontano e da una suggestione altrettanto remota. Il desiderio lontano era quello di contribuire anche noi, come rivista femminista ormai \u2018storica\u2019, (visto che nasciamo nel 1994), all\u2019impresa di molte realt\u00e0 che oggi, grazie a strumenti impensabili all\u2019epoca del nostro esordio, stanno lavorando in vario modo alla conservazione della memoria del femminismo.<\/h3>\n<h3>La rete pullula di archivi, enciclopedie, raccolte storiche e pi\u00f9 recenti di video e di audio (una di queste \u00e9 la nostra <a href=\"http:\/\/www.radiodelledonne.org\">www.radiodelledonne.org<\/a> , primo podcast femminista italiano) passando anche attraverso il considerevole numero di tesi di laurea e ricerche provenienti da dentro e da fuori gli atenei universitari: se, quindi, vogliamo avere informazioni sul movimento delle donne e sulle sue componenti non \u00e9 davvero difficile, ormai, rintracciare le notizie che cerchiamo.<\/h3>\n<h3>Quindi l\u2019interrogativo intorno al quale giravamo da tempo era: come possiamo in modo originale e il meno possibile ripetitivo contribuire a questa impresa di raccolta di memoria ritrasmettendola a modo nostro?<\/h3>\n<h3>Per anni, dopo la decisione di terminare il concorso letterario che dal 2001 al 2006 \u00e9 stato il quarto numero della rivista, abbiamo provato altre strade per costruire un quarto prodotto editoriale, prodotto che fosse allo stesso tempo diverso dai tre canonici ma che avesse anche il nostre segno distintivo, quello di un trimestrale che prova ad anticipare, e contemporaneamente interpretare, ci\u00f2 che si muove nel mondo delle donne. L\u2019occasione \u00e9 venuta quando Rossana Piredda, la nostra colonna in Sardegna, ha pensato al progetto che ha preso corpo in questo volume: perch\u00e9 non raccontare a chi legge la \u2018nostra femminista\u2019, la figura di riferimento, l\u2019ispiratrice, la presenza che ci ha accompagnato per poco o molto tempo nella nostra esperienza di attiviste?<\/h3>\n<h3>Interessante sfida, e certo non facile, specialmente per un motivo di base: di fonti d\u2019spirazione, di guide, di maestre non ce n\u2019\u00e9 mai una sola, perch\u00e9 le fasi della vita spesso vedono moltiplicarsi e cambiare come noi cambiamo, i modelli di riferimento.<\/h3>\n<h3>L\u2019arduo compito al quale abbiamo sottoposto le ardimentose che hanno accettato di scrivere \u00e9 stato principalmente quello di fare una scelta. Una e una sola figura, abbiamo chiesto. Raccontatela con parole vostre, provate a farla <em>vedere<\/em> attraverso le vostre parole, fatele prendere forma nella vostra restituzione con un ritratto che possa parlare di <em>lei<\/em> ma anche di voi, del come siete (anche) impastate di quello che <em>lei<\/em> vi ha trasmesso.<\/h3>\n<h3>Ecco: ora che lo metto nero su bianco capisco quanto deve essere stato difficile svolgere questo compito per Laura Cima, Laura Paita, Erica Ardenti, Beatrice Monroy, Rossana Piredda, Federica Serra, Chiara Lo Scalzo, Erminia Emprin Gilardino,Francesca Irene Sensini, ed io.<\/h3>\n<h3>Scegliere una (una sola) figura di donna femminista di riferimento \u00e9 stata una richiesta quasi crudele, perch\u00e9 sono ben pi\u00f9 di una le donne che ci hanno nutrite e ispirate, talvolta con ci\u00f2 che hanno scritto, talvolta con le loro pratiche, e ci hanno rese donne autonome e autodeterminate, convinte tutte, anche nelle nostre grandi differenze di et\u00e0, cultura e provenienza, che <em>la nostra libert\u00e0 \u00e9 la misura della civilt\u00e0 del mondo.<\/em><\/h3>\n<h3>Ce l\u2019hanno, ce l\u2019abbiamo fatta a realizzare questo desiderio, che ha preso la forma del numero 4 del 2017, nel quale le nostre autrici hanno raccontato la \u2018loro\u2019 donna ispiratrice.<\/h3>\n<h3>Eccole, dunque: Giuliana Saladino, Louisa May Alcott, Audre Lorde, Armanda Guiducci, Comandanta Ramona, anonima cittadina, Charlotte Bronte, Ryunio, Adrienne Rich. Se riuscirete, mentre avanzate nella lettura delle pagine, a \u2018vederle\u2019 nelle parole di chi le racconta allora avremo assolto bene il nostro desiderio di suscitare curiosit\u00e0, emozioni, fare cultura e trasmissione su figure femminili pi\u00f9 o meno note. Per parte mia la suggestione remota che d\u00e0 anche luogo al titolo \u00e9 un articolo nel quale mi sono imbattuta mentre preparavo <em><a href=\"http:\/\/www.monicalanfranco.it\/2011\/11\/23\/il-mio-ultimo-libro\/\">Letteralmente femminista-perch\u00e9 abbiamo ancora bisogno del movimento delle donne<\/a>. <\/em>Siamo nel 2008, e uno dei capitoli ai quali pensavo per il libro era quello sull\u2019amicizia tra donne. \u201cL\u2019amicizia delle donne di oggi \u00e8 una relazione affettuosa fondata sulle affinit\u00e0 e sul rispetto, talvolta perfino sull\u2019ammirazione, per le diversit\u00e0 reciproche in quanto persone adulte. L\u2019assenza di guerra non \u00e8 pace. Pace \u00e8 quando la vita fiorisce. E l\u2019amicizia ne \u00e8 la linfa\u201d.<\/h3>\n<h3>Lo scrive Amrita Pritam, una delle pi\u00f9 note autrici indiane connettendo i nostri tristi orizzonti di guerra globale con una parola quasi eretica, assai poco utilizzata nella sintassi tradizionale della politica: amicizia.<\/h3>\n<h3>Il concetto di amicizia resta sempre in ombra, come fosse meno nobile, meno di sinistra, meno rivoluzionario, meno o del tutto non, appunto, politico.<\/h3>\n<h3>In tempi di guerra che ti penetra dentro, che ti rende certamente pi\u00f9 depressa ma anche pi\u00f9 incline alla litigiosit\u00e0 proprio nei tuoi luoghi, persino con le persone che ami, mentre il veleno dell\u2019impotenza ti mette continuamente alla prova i nervi, pronti a scattare, a me alla parola guerra, in un gioco di associazioni, verrebbe da dire <em>amicizia <\/em>per denotare il suo contrario, forse prima ancora di <em>pace<\/em>. Fateci caso: in molti appelli di donne contro il terrorismo e la guerra \u00e8 ricorso il concetto di amicizia. Hanno usato questa parola le femministe nordamericane all\u2019indomani del crollo delle torri, implorando di non usare la guerra nel nome delle vittime, dicendo quel <em>not in my name<\/em> che ha trovato eco in tutto il mondo calzando anche in situazioni diverse; la usano in molti passaggi dei loro comunicati le afgane di <em>Rawa <\/em>o di <em>Hawca<\/em>, le associazioni di donne afgane che lottano e operano per i diritti femminili in uno dei paesi islamici pi\u00f9 arretrati sulle pari opportunit\u00e0.<\/h3>\n<h3>L\u2019amicizia, l\u2019essere insieme, il moto di curiosit\u00e0 che sospende il giudizio e che muove le persone le une verso le altre nella scelta e nella condivisione \u00e8 elemento ravvisabile in ogni pratica nonviolenta. Rifiutando di guardare all\u2019altra come una nemica, passando eventualmente attraverso il concetto non distruttivo di <em>avversaria<\/em>, anche in situazioni drammatiche e apparentemente senza uscita sono milioni (tra loro le <em>donne in nero,<\/em> le formatrici femministe del <em>Rant<\/em> per prime a Seattle dentro il movimento antiglobal, solo per citarne due casi) le donne che hanno affermato, e praticato, come si pu\u00f2 arrivare alla condivisione: tra i popoli, le culture, le persone. E allora quanto poco banale \u00e8 questo sentimento, meno celebrato dell\u2019amore eppure cos\u00ec fondamentale nella costruzione dell\u2019esistenza, e della politica.<\/h3>\n<h3>L\u2019amicizia \u00e8 uno scandalo, quando \u00e8 fra donne, scriveva sul <em>Manifesto<\/em> Rossana Rossanda nel 1984, a proposito dell\u2019intenso film di Margarethe Von Trotta <em>Lucida follia<\/em>. E continuava: \u201dL\u2019amicizia \u00e8 un rapporto che presume autonomia delle persone, una struttura forte, presente o possibile del loro io; sufficientemente forte perch\u00e9 il rapporto con l\u2019altra non sia sovradeterminato dalla passione, cio\u00e8 da una domanda imperativa per s\u00e9, un bisogno, una piaga da risanare. L\u2019amicizia parla un bellissimo linguaggio che comincia con le parole: tu sei come sei, a prescindere da me e non per me. Parliamo, ti ascolto, ascoltami. La ricchezza della tua vita mi rallegra, la tua povert\u00e0 mi rattrista. Vedo i tuoi difetti con occhio indulgente, mi piacerebbe che non ci fossero, e posso anche dirtelo, perch\u00e9 dalla mia parola non ti verr\u00e0 n\u00e9 la salvezza n\u00e9 la distruzione, ma se mai solo riflessione o linimento\u201d.<\/h3>\n<h3>Allora, come ora, ero convinta che non l\u2019amore ma l\u2019amicizia sia il seme dal quale fare germogliare il meglio nelle relazioni umane. Come traspare dalle parole di Rossanda, infatti, il legame dell\u2019amicizia prevede, (pi\u00f9 che nell\u2019amore che \u00e9 anche vincolo non gratuito), il riconoscimento, lo scambio e la gratitudine. E nella gratitudine, che \u00e9 prima di tutto sapere ringraziare, ecco la bella pagina che ha ispirato il titolo del testo che state per leggere.<\/h3>\n<h3>Il 24 marzo 2003 in occasione del convegno alla Dominican University, San Rafael, California, su <em>Lavoro di pace\/lavoro di costruzione: la storia della pace delle donne<\/em> l\u2019attivista pacifista, editorialista del <em>Philadelphia Inquirer<\/em> e docente di Storia Mary Ann Maggiore ha pronunciato un discorso molto lontano dalle logiche accademiche tradizionali, trasudante un profondo e documentato elogio del valore dell\u2019amicizia femminile, e del suo potenziale nel creare un circolo virtuoso di forza, consenso e genealogia.<\/h3>\n<h3>\u201cFaccio lavoro di pace. Organizzo gruppi contro la guerra. Mia nonna cuciva bottoni in una fabbrica. Un penny a bottone, 1.200 bottoni alla settimana, fa dodici dollari. Manteneva una famiglia di quattro persone. Era un&#8217;orgogliosa delegata del sindacato tessile. Poich\u00e8 lei ha fatto ci\u00f2 che ha fatto, io ho il privilegio oggi di fare ci\u00f2 che faccio. Vedo con chiarezza di stare sulle spalle delle donne, inclusa mia nonna, che sono venute prima di me. Stasera <em>voglio salutare<\/em> alcune di esse. In primo Eva: dicono che abbia confuso le cose, e invece le ha rese pi\u00f9 chiare. Preferisco soffrire partorendo e avere la mia libera volont\u00e0, piuttosto che un paradiso drogato governato da due uomini che controllano tutto. <em>Voglio mandare un biglietto d&#8217;amore<\/em> a Giuditta per aver affrontato Oloferne e a Maria Maddalena, a cui non \u00e8 importato un fico secco di ci\u00f2 che gli apostoli pensavano sul ministero delle donne. <em>Voglio cantare le lodi<\/em> di Giuliana di Norwich e di Ildegarda di Bingen, che hanno mantenuto libero il pensiero e la preghiera delle donne. Ann Hutchinson per essere stata una tal rompiscatole nel Massachusetts che hanno dovuto buttarla fuori, e lei ha fondato Rhode Island. <em>Vorrei ringraziare<\/em> Mary Fell e Lucretia Mott e tutte le donne quacchere che hanno detto \u2018la guerra e il razzismo sono sbagliati, la coscienza \u00e8 sacra\u2019. Sojourner Truth e Mary McLeod: la loro luce fulgida ricorda che i poveri hanno molto pi\u00f9 da dirmi di chi mi propone avidit\u00e0 e ricchezze. <em>Ringrazio<\/em> Jane Addams per l&#8217;indomabile energia che ha messo a favore della pace e Jeanette Rankin che prima della grande guerra era l&#8217;unica donna presente al Congresso e che, come Barbara Lee, fu l&#8217;unica persona del Congresso ad opporsi al massacro. <em>Vorrei ringraziare<\/em> Emma Goldman, uccisa per aver detto che la guerra arricchisce i ricchi e rende i poveri schiavi. Alice Paul, Emmeline Pankhurst e Doris Stevens, torturate perch\u00e9 io un giorno potessi votare. Artemisia Gentileschi, Mary Cassatt, Frida Kahlo, Helen Frankenthaler, Judy Chicago, Barbara Cosentino e Shareen Nishat che hanno fatto in modo che l&#8217;arte parlasse alle donne e delle donne. Victoria Woodhull, Eleanor Roosevelt e il collettivo lesbico di Filadelfia che mi hanno insegnato che la sessualit\u00e0 ha molte varianti, e che la mia sessualit\u00e0 \u00e8 mia. <em>Ringrazio<\/em> Betty Friedan per avermi aiutata a capire che le donne hanno un problema, e che il suo nome \u00e8 \u2018sessismo\u2019. <em>Vorrei ringraziare<\/em> Gloria Steinem e Ruth Rosen ed Eleanor Smeal e tutte quelle donne bianche che mi hanno detto che il potere \u00e8 mio e lo merito. <em>Ringrazio <\/em>le donne di colore e le sorelle in Asia, sulle isole e nelle foreste, Angela Davis, Sandra Cisneros, Gloria Richardson e le coraggiose donne di <em>Rawa<\/em> che non si sono mai arrese. Arundhati Roy e Rigoberta Mench\u00f9, che hanno contrastato i dominatori con la verit\u00e0 e senza timore.<\/h3>\n<h3><em>Vorrei ringraziare<\/em> le donne della Nigeria per aver arrestato la distruzione che le compagnie petrolifere operano nel loro paese. Grazie, Delores Huerta del sindacato dei contadini e Wilma Mankiller del movimento dei nativi americani. Il mio cuore ha anche un posto speciale per Coretta Scott King e Merlie Evars. <em>Un ringraziamento speciale<\/em> alle donne ebree che lottano per la libert\u00e0 e la giustizia assieme alle loro sorelle palestinesi. Grazie a Rachel Corrie. La mia <em>gratitudine<\/em> per tutte le donne che fronteggiano quotidianamente aggressioni, incluse le Donne in nero e tutte le favolose donne di <em>Not in Our Name<\/em> e di <em>International Answer<\/em> che hanno organizzato marce per la pace. <em>Ringrazio<\/em> Donna Sheehan e le <em>Unreasonable Women Baring Witness<\/em> del West Marin: esse hanno formato con i loro corpi messaggi di pace ed hanno dato inizio ad un movimento che ha eco in tutto il mondo. La storia delle donne \u00e8 dentro ciascuna di noi. Siamo tutte testamenti del passato. Siamo tutte potenziali avvocate del futuro. Non aspettate. Non pensate solo a voi stesse ed alla vostra vita: pensate a tutte le vite dentro di voi, di coloro che sono morte e di coloro che nasceranno. E la prossima volta che qualcuno vi chiede: Cos&#8217;\u00e8 la storia delle donne?, rispondete: \u2018Io sono la storia delle donne\u2019. E credetelo\u201d.<\/h3>\n<h3>Ecco a voi un piccolo pezzo di storia delle donne, raccontata da donne convinte che le parole e le pratiche di altre donne siano preziose. Buona lettura.<\/h3>\n<p>*<a href=\"http:\/\/www.monicalanfranco.it\">www.monicalanfranco.it<\/a>\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.altradimora.it\">www.altradimora.it<\/a>\u00a0 <a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\">www.mareaonline.it<\/a> <a href=\"http:\/\/www.radiodelledonne.org\">www.radiodelledonne.org<\/a>\u00a0<a href=\"%20http:\/\/manutenzionilapiece.wordpress.com\/ \">\u00a0http:\/\/manutenzionilapiece.wordpress.com\/ <\/a><a href=\"http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/mlanfranco\/\">http:\/\/www.ilfattoquotidiano.it\/blog\/mlanfranco\/<\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?cat=14791\">http:\/\/blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it\/?cat=14791<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Perch\u00e9 ringraziarla di Monica Lanfranco* qui il sommario della strenna Questo numero speciale di Marea, la strenna che avete tra le mani, sulla quale molto abbiamo pensato prima&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1683,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1687","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1687","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1687"}],"version-history":[{"count":4,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1687\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1702,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1687\/revisions\/1702"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1683"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1687"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}