{"id":1629,"date":"2017-05-21T12:41:15","date_gmt":"2017-05-21T12:41:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1629"},"modified":"2017-05-21T12:41:27","modified_gmt":"2017-05-21T12:41:27","slug":"leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1629","title":{"rendered":"Leggi un articolo"},"content":{"rendered":"<h3><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/0001-copia.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1612\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/0001-copia-150x150.jpg\" alt=\"0001 copia\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>La grande rimozione<\/h3>\n<h3>di Monica Lanfranco<\/h3>\n<h3>\u201cPerdite e guadagni molto spesso sono legati inscindibilmente. Ci sono tante cose che dobbiamo abbandonare per poter crescere. Perch\u00e8 non possiamo amare qualcosa profondamente senza diventare vulnerabili una volta che lo perdiamo. E non possiamo diventare persone separate, persone responsabili, persone che stringono rapporti, persone che riflettono. Senza perdere qualcosa, senza abbandonare, senza lasciare andare via\u201d.<\/h3>\n<h3>Sono le parole di Judith Viorst, scrittrice e psicoterapeuta, tratte dal suo libro <em>Distacchi<\/em>, un fondamentale testo degli anni \u201990 tra i pochissimi a essere stati ripubblicati in cartaceo nel secondo millennio.<\/h3>\n<p><!--more--><\/p>\n<h3>Un fatto assai raro, visto che \u00e8 sufficiente un anno di vita nel mondo dell\u2019editoria perch\u00e9 un libro venga definito vecchio e quindi rintracciabile solo via web.<\/h3>\n<h3>Forse, azzardo, <em>Distacchi,<\/em> \u00e8 diventato un evergreen perch\u00e9 \u00e8 un testo senza tempo: il tema che affronta \u00e8 infatti parte dell\u2019esperienza umana ad ogni latitudine e in ogni epoca.<\/h3>\n<h3>Non sto parlando della morte, che spesso \u00e8 il primo termine che corre alla mente se si parla di distacchi. Certamente la morte \u00e8 un distacco, l\u2019ultimo e definitivo rispetto a ogni altro, ma solo perch\u00e9 incompatibile con il soggetto che la vive: tutti gli altri distacchi, che in realt\u00e0 spesso viviamo senza accorgercene, sono l\u2019ossatura della nostra esistenza.<\/h3>\n<h3>La vita \u00e8 infatti un susseguirsi di distacchi, cambiamenti, separazioni, perdite e guadagni, che nutrono la crescita e l\u2019evoluzione umana.<\/h3>\n<h3>Cos\u00ec sintetizza <em>Patch Adams,<\/em> il famoso medico del sorriso: \u201dOgni volta che trascorro del tempo con una persona che sta morendo trovo in effetti una persona che vive. Morire \u00e8 il processo che inizia pochi minuti prima della morte, quando il cervello viene privato dell\u2019ossigeno; tutto il resto \u00e8 vivere\u201d.<\/h3>\n<h3>Gli viene in soccorso anche la scrittrice <em>Cassandra Clare<\/em> che chiarisce meglio il concetto aprendo, finalmente, lo sguardo sul cuore della vicenda: \u201cOgni incontro implicava una separazione, e cos\u00ec sarebbe stato finch\u00e9 la vita fosse stata mortale. In ogni incontro c\u2019era un p\u00f2 del dolore della separazione, ma in ogni separazione c\u2019era anche un p\u00f2 della gioia dell\u2019incontro\u201d<em>.<\/em><\/h3>\n<h3>E\u2019 proprio cos\u00ec: in ogni inizio c\u2019\u00e8 anche la sua fine, nel senso della trasformazione di quello che l\u2019esordio propone. Si nasce da un conflitto ri-produttivo, quello con il corpo materno che necessariamente deve lasciarci andare, separandosi dopo i nove mesi di fusionalit\u00e0, unico caso di elemento estraneo nel corpo umano che non viene attaccato e rigettato come spesso invece accade nei trapianti.<\/h3>\n<h3>Di questa prima separazione, di questo primo distacco non abbiamo memoria, ma dovremmo tenere pi\u00f9 in conto il fatto che la nostra vita si avvia con un atto di rottura, con la fine del connubio con il corpo di nostra madre.<\/h3>\n<h3>Nella cultura patriarcale, che \u00e8 la cultura di provenienza di ogni donna e di ogni uomo sul pianeta, il distacco dal corpo della madre \u00e8 preso in carico e reso importante socialmente dal taglio del cordone ombelicale, di solito appannaggio del padre, mentre prima era l\u2019ostetrica a tagliarlo. Non \u00e8 secondario il passaggio di mano da quella femminile a quella maschile, a livello simbolico: la vita sociale inizia con il gesto del taglio del cordone, e l\u2019autorizzazione maschile insita in questa presa in carico della nuova vita \u00e8 quella che sancisce l\u2019avvenuta nascita politica. L\u2019oscura vita intrauterina \u00e8 ancora legata alla parte animale e misteriosa del ventre, quindi la sua assunzione sociale necessita appunto di un atto simbolico di rottura, un distacco che il logos maschile, attraverso le mani del padre, rende visibile e notifica.<\/h3>\n<h3>La nascita, in questa chiave, quindi non viene considerata un distacco, (quale in realt\u00e0 \u00e9), ma l\u2019entrata nella societ\u00e0: dal femminile recondito (che \u00e8 portatrice del distacco) al maschile che rimuove il distacco perch\u00e9 il suo corpo non pu\u00f2 sperimentare direttamente la messa al mondo, e quindi <em>inventa <\/em>la rimozione per affermare il potere del logos sulla materia.<\/h3>\n<h3>E\u2019 interessante che si tenda a rimuovere cos\u00ec tanto l\u2019argomento del distacco, (e non solo quello finale), immettendo quindi una connotazione negativa di default alla parola: quando, in occasione del brindisi nella cena che da anni organizzo nella mia casa con il gruppo di amiche e amici pi\u00f9 stretti ho detto che consideravo preziosa la loro presenza nella mia vita, e che sentivo il bisogno di dirlo pubblicamente visto che gli anni che ho davanti sono molto meno di quelli che ho alle spalle si \u00e8 levato un brusio di disagio.<\/h3>\n<h3>Nominare la verit\u00e0 assoluta della nostra finitudine (a maggior ragione avendo sulle spalle oltre due lustri) \u00e8 suonato sgradevole a molte orecchie. Paradossalmente, invece, a me sembra che tra persone adulte fosse necessario e doveroso rammentare che il tempo passa, e che per questo ogni momento \u00e8 importante. Ma non \u00e8 un pensiero maggioritario.<\/h3>\n<h3>Chi pi\u00f9 chi meno siamo profondamente immerse in una vicenda culturale che tende a rimuovere l\u2019unica certezza, che \u00e8 appunto quella della nostra finitudine: dalla chirurgia estetica, alla spesso esagerata e pure pericolosa ossessione per la forma fisica (dettata pi\u00f9 da mode cangianti e meno dalla necessit\u00e0 individuale di benessere), dalla difficolt\u00e0 a nominare la menopausa e la vecchiaia, adottando giri di parole o sinonimi per aggirare la paura e il disgusto per questa parte della vita, il discorso pubblico, e anche quello intimo, evita di soffermarsi sul tema dei distacchi e quando lo fa trova mille modi per sottolineare il disagio, quasi che il passare del tempo e i cambiamenti da un certo punto in poi fossero solo male, lutto, negazione, tristezza, bruttezza, diminuzione.<\/h3>\n<h3>Il tecnico ecografista che di recente ha visionato il mio seno sinistro, dopo avermi rassicurata sul fatto che non erano presenti elementi cancerogeni, mi ha spiegato cosa erano le parti chiare e quelle scure che apparivano sullo schermo. \u201cLe zone chiare sono quelle ancora ghiandolari, quelle scure, la parte pi\u00f9 estesa, \u00e8 adipe. La zona adiposa \u00e8 il futuro della mammella. Il suo seno \u00e8 invecchiato: mi scusi sa, non si offenda.\u201d<\/h3>\n<h3>Mi sono chiesta, a quelle parole: perch\u00e9 una donna di 57 anni, dopo due gravidanze e relativo allattamento dovrebbe offendersi di fronte ad una evidenza ovvia, ovvero che il suo seno, cos\u00ec come lei interamente, data l\u2019et\u00e0, \u00e8 invecchiata?<\/h3>\n<h3>Che curiosa e inquietante contraddizione: abbiamo paura della morte, quindi ci auguriamo di vivere a lungo, ma i segni della vita che scorre, e quindi il progressivo invecchiare, ci fanno ancora pi\u00f9 paura, ci imbarazzano, ci sconcertano, e tendiamo a evitare di parlarne. Se ne parliamo usiamo eufemismi, e incorriamo in gaffe esilaranti come quella del mio ecografista.<\/h3>\n<h3>Gli epicurei, davvero un distillato di saggezza e laicit\u00e0 da vendere, risolvevano ogni dibattito sulla vita e sul suo scorrere con la considerazione che dove c\u2019\u00e8 la morte noi non ci siamo, e quindi tutto il resto \u00e8 esistenza e vita, in ogni sua manifestazione. Il godersi ogni attimo \u00e8, secondo loro, l\u2019unica religione possibile, e in questa visione della realt\u00e0 c\u2019\u00e8 una consapevolezza della finitudine che aiuta a valorizzare quello che si ha, comprese le trasformazioni del corpo con il quale si percorre il (breve o lungo) transito sulla terra.<\/h3>\n<h3>Oggi nell\u2019umanit\u00e0 due punto zero serpeggia un terrore diffuso e pervasivo del passare del tempo tale che, sin dall\u2019et\u00e0 di quindici anni, gli esseri umani, (in maggioranza le donne, ma c\u2019\u00e8 un costante e notevole aumento anche del numero di uomini), in particolare nella parte occidentale del pianeta ma non solo, tendono a concentrarsi a evitare, con ogni mezzo, che il tempo lasci traccia sul corpo e sul volto, evitando cos\u00ec di manifestare il progressivo distacco dall\u2019immagine fissa e rigida di una giovinezza irreale e impossibile da eternare.<\/h3>\n<h3>Progressivo distacco necessario per evolvere nella vita: crescere, infatti, prevede l\u2019abbandono di pezzi di s\u00e9 per approdare a forme di conoscenza e adultit\u00e0. Temere la vecchiaia \u00e8 umano, altro \u00e8 combattere la vita nel suo evolvere.<\/h3>\n<h3>Questo atteggiamento di rimozione del distacco, che da individuale diventa sociale e viceversa, cambia, e come, le relazioni umane?<\/h3>\n<h3>Una suggestione viene dalla strepitosa serie tv anglosassone <em>Black mirror<\/em>, giunta alla sua terza stagione. La seria, dedita a indagare in che modo l\u2019irruzione della tecnologia abbia mutato profondamente dal punto di vista antropologico le nostre vite, ha dedicato indirettamente al nostro tema una puntata molto intensa.<\/h3>\n<h3>In essa si racconta un futuro non molto lontano, nel quale le persone devono mantenere un livello molto alto di \u2018like\u2019 (i nostri <em>mi piace<\/em> su facebook) per avere successo e potere nella societ\u00e0. Tutta la vita \u00e8 quindi <em>social<\/em>, nel senso che ogni singola azione \u00e8 destinata a essere condivisa (virtualmente) con il maggior numero di persone possibili (sempre e solo virtualmente) per rispettare lo standard di eccellenza dettato dal numero di approvazioni che arrivano dall\u2019esterno. Ogni azione \u00e8 vista, controllata e valutata da chiunque attraverso il cellulare. Peccato che l\u2019et\u00e0 media delle persone che in modo frenetico si scambiano faccine e pollici verso l\u2019alto sia compresa tra i venti e i trent\u2019anni.<\/h3>\n<h3>Il resto dell\u2019umanit\u00e0, quella diciamo adulta e s\u00ec, persino vecchia, \u00e8 off line, quindi inesistente. Non \u00e8 previsto, infatti, che si possa invecchiare e ricevere gradimento, perch\u00e9 il tempo che passa, e segna la fine della brevissima giovinezza, non \u00e8 glamour, anzi \u00e8 inaccettabile, persino impensabile.<\/h3>\n<h3>Il distacco dalla giovinezza risulta insopportabile in questa societ\u00e0 fondamentalmente finta e fasulla, nella quale le relazioni sono, in superficie, dipinte nella rassicuranti tinte pastello. Ma appena sotto lo strato di sorrisi e approvazioni c\u2019\u00e8 la spietata caccia al consenso che si nutre di pensieri e azioni mossi dalla legge della giungla <em>mors tua vita mea<\/em>.<\/h3>\n<h3>Il messaggio dell\u2019apologo \u00e8 piuttosto chiaro: se non si accetta la propria finitudine si costruiscono vite individuali, e societ\u00e0, totalitarie, crudeli, incapaci di crescere, perch\u00e9 impermeabili alle differenze. Perch\u00e9 crescere \u00e8 anche invecchiare, e invecchiare \u00e8 anche morire.<\/h3>\n<h3>Nel seminario realizzato a settembre del 2016 nell\u2019ambito del ciclo di <em>Officine dei saperi femministi<\/em> ad <em>Altradimora<\/em> abbiamo provato a ragionare, partendo dalla parola <em>distacchi<\/em>, sulla portata politica del concetto del distacco: come per ogni seminario abbiamo condiviso le facilitazioni e gli interventi introduttivi al sito <a href=\"http:\/\/www.radiodelledonne.org\/2016\/10\/03\/altradimora-seminario-2325-settembre-distacchi\/\">www.radiodelledonne.org<\/a><\/h3>\n<h3>Nell\u2019incontro, carico di suggestioni ed emozioni, \u00e8 emerso che pi\u00f9 si teme il distacco meno si vive serenamente e che manca un pensiero laico diffuso e accogliente che offre una valida alternativa alla consolazione religiosa sul tema della nostra finitudine.<\/h3>\n<h3>Ma, senza andare lontano, nell\u2019incontro \u00e8 anche stato nominato il terrore maschile del vuoto quando l\u2019ex compagna decide di interrompere la relazione: la paura della solitudine, un tempo accreditata come elemento di debolezza e caratteristica tutta femminile, oggi \u00e8 drammaticamente all\u2019ordine del giorno nella cronaca dei femminicidi. Oltre, e accanto, alla visione delle relazioni d\u2019amore governata dal potere e dal possesso (tu sei mia, e se non sarai mia nessuno ti avr\u00e0) la causa scatenante della rabbia maschile nei femminicidi \u00e8 proprio l\u2019horror vacui della fine, dell\u2019abbandono, del distacco.<\/h3>\n<h3>Vissero <em>per sempre<\/em> felici e contenti, si dice a chiusura delle fiabe che ancora si raccontano ai bambini e alle bambine. Penso sarebbe opportuno, dal punto di vista educativo, smettere di abusare di quel <em>per sempre.<\/em><\/h3>\n<h3>\u201cCome porre termine, come chiudere: \u00e8 su questo e non certo su come iniziare o aprire qualcosa, che chi vive la vita liquido moderna ha urgente bisogno di istruzioni\u201d sostiene lo psicoanalista Zygmunt Bauman.<\/h3>\n<h3>Lavorare sulla qualit\u00e0 della vita, anche e soprattutto nelle relazioni, quelle intime come quelle sociali, significa trasmettere coscienza del limite, e quindi anche consapevolezza della nostra finitudine.<\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3><\/h3>\n<h3><\/h3>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La grande rimozione di Monica Lanfranco \u201cPerdite e guadagni molto spesso sono legati inscindibilmente. Ci sono tante cose che dobbiamo abbandonare per poter crescere. Perch\u00e8 non possiamo amare&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1614,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1629","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1629","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1629"}],"version-history":[{"count":2,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1629\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1631,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1629\/revisions\/1631"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1614"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1629"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}