{"id":1541,"date":"2016-05-03T05:01:39","date_gmt":"2016-05-03T05:01:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1541"},"modified":"2016-05-03T05:02:00","modified_gmt":"2016-05-03T05:02:00","slug":"n-2-2016-intimita-leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1541","title":{"rendered":"N 2 \/2016 INTIMITA&#8217; LEGGI UN ARTICOLO"},"content":{"rendered":"<h1><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MAREA_02_2016giugno_Intimita_CopertinaFB.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1534\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MAREA_02_2016giugno_Intimita_CopertinaFB-150x150.jpg\" alt=\"MAREA_02_2016giugno_Intimita_CopertinaFB\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>Soggettivit\u00e0 digitale<\/h1>\n<p>di Federica Fabbiani*<\/p>\n<p><em>Che cosa mi aspettavo? Questo \u00e8 un mondo virtuale. \u00e8<\/em> <em>un mondo che inventa se stesso. Ogni giorno si formano nuove terre che poi vengono sommerse. Nuovi continenti della mente si staccano dalla terraferma. Alcuni godono di venti favorevoli, altri affondano senza lasciare traccia, altri sono come Atlantide: favolosi, vagheggiati, mai scoperti. Sto cercando qualcosa, \u00e8 vero. Sto cercando il significato nascosto dei dati. \u00e8<\/em> <em>per questo che frugo lo schermo come un cercatore di relitti setaccia la spiaggia. Cerco te, cerco me stessa, tentando di vedere al di l\u00e0 del travestimento. Credo di aver passato la vita cercando noi due.<\/em><\/p>\n<p><em>Jeanette Winterson, Powerbook<\/em><\/p>\n<p>Da pi\u00f9 parti, e penso soprattutto alle voci di studiose come Sherry Turkle e danah boyd, si pone la questione di quale soggettivit\u00e0, per nativi e migranti digitali, sia possibile esprimere attraverso la tecnologia mediale in virt\u00f9 di una \u201csorta di doppia esistenza che oscilla di continuo tra l\u2019essere e il poter essere\u201d<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>, tra una realt\u00e0 fisica inevitabile e una realt\u00e0 virtuale che, non pi\u00f9 simulata, \u00e8 oggi concretamente percepita e in divenire costante. La gestione della propria presenza in rete richiede attenzione e cura per non essere travolti\/e da meccanismi di profilazione automatizzati. Non un\u2019identit\u00e0 fissa e cristallizzata ma fluida, capace di adattarsi, senza perdersi, ai diversi ecosistemi digitali, calata nella variet\u00e0 dello spazio e nella variabilit\u00e0 del tempo che non \u00e8 solo presente, che non vuole sapere solo cosa c\u2019\u00e8 di nuovo (Twitter), o a cosa si sta pensando adesso (Facebook).<\/p>\n<p>Sempre pi\u00f9 spesso ci si interroga su questo stato di vissuto ibrido, in cui l\u2019azione collaborativa, partecipativa e condivisa online (oggi soprattutto sui social network) asseconda una modificazione della realt\u00e0, da cui l\u2019azione tra l\u2019altro proviene. Molti i dubbi e le perplessit\u00e0: che cosa significa <em>essere<\/em> in rete, quale <em>autenticit\u00e0<\/em> attribuire alle narrazioni digitali, come proteggere la propria privacy e in che modo sottrarsi alla logica bioeconomica delle <em>corporation<\/em> che tutto semplifica e riduce a merce. \u00e8 evidente che <strong>sar\u00e0 necessit\u00e0 prossima cercare di capire come creare\/rivendicare spazi di autonomia e di autodeterminazione all\u2019interno di queste strutture che non appartengono mai all\u2019utente<\/strong> (i social network sono aziende che puntano al profitto, quindi interessate alle persone che consumano pi\u00f9 che alle persone che pensano e interagiscono) e come gestire questo tipo di<em> trade off<\/em>, di scambio mai alla pari, nella maniera pi\u00f9 proficua e inclusiva possibile.<\/p>\n<p>I profili digitali ed altre azioni di auto\/rapresentazione sono situate in contesti in cui si intersecano pi\u00f9 variabili: spazi, situazioni sociali e persone. In ambienti mediati, la tecnologia aiuta a formare il contesto, ma non definisce esattamente i contorni di quel contesto. Internet rende visibile l\u2019io e lo espone di fronte a un pubblico anonimo e astratto, che peraltro non \u00e8 un pubblico (nel senso habermasiano del termine) bens\u00ec un\u2019aggregazione di io. Su Internet, l\u2019io psicologico privato diventa una rappresentazione pubblica<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a>. In sostanza, laddove il contesto \u00e8 incerto, il pubblico \u00e8 opaco, le coordinate spaziotemporali sono dissociate, si modifica inevitabilmente il confine tra pubblico e privato e l\u2019azione (comunicativa, relazionale, sociale) diventa performativa. Ed in questo senso che l\u2019identit\u00e0 non \u00e8 isolata, monolitica, solitaria, solipsistica, ma primariamente relazionale, che si d\u00e0 solo nella \u201crelazione con l\u2019altra\/con l\u2019altro\u201d<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p><em>Ribalta e retroscena<\/em> si sono fusi da tempo nello spazio sociale del web e, per quanto una deriva narcisistica sia sempre prepotentemente all\u2019orizzonte, questo non elimina che, come gi\u00e0 per Adriana Cavarero, l\u2019altra\/o sia ancora una presenza necessaria. Ognuno cerca nella storia, narrata da altri o da s\u00e9, quell\u2019unit\u00e0 della propria identit\u00e0 che, lungi dall\u2019avere una realt\u00e0 sostanziale, invece appartiene soltanto al suo desiderio. Che cosa raccontiamo quando ci auto\/rappresentiamo sul web? Quali pulsioni si attivano, modificandoci, quando ci si espone alla narrazione intima, per sua intrinseca definizione privata, online?<\/p>\n<p><strong>Lo spazio comunicativo online \u00e8 saturo di emozioni e chi scrive\/legge ne \u00e8, nel bene e pi\u00f9 spesso nel male, totalmente permeato<\/strong>. La narrazione appare spesso stratificata: non una, ma molteplici versioni delle tante realt\u00e0 possibili (parallele?) come molteplici e tortuosi sono i meccanismi che regolano il pensiero. Le emozioni, quando scritte su un supporto digitale, sono riproducibili, si possono ripercorrere e rivivere all\u2019infinito, creando nuovi mondi ogni volta.<\/p>\n<p>Forse non viviamo in tempi interessanti, ma sicuramente viviamo in un\u2019epoca post freudiana in cui non possiamo pi\u00f9 credere che ci sia una sola realt\u00e0, che le cose esistano solo come noi le vediamo e che siano raccontabili senza incertezze. La narrazione diventa allora una metafora di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 ma che potrebbe anche non esserci o essere diverso da come lo abbiamo immaginato \/ visto \/sentito \/ vissuto e l\u2019altra\/o che cerchiamo o fuggiamo pu\u00f2 essere il doppio o solo il riflesso opaco di un io frammentato. Chi \u00e8 colei di cui curo il profilo online (non uno in realt\u00e0, ma diversi su molte piattaforme, ognuna con sua specificit\u00e0)?<\/p>\n<p>\u00e8 un percorso individuale ai confini tra reale e immaginario, tra quotidianit\u00e0 e delirio (quando va bene non patologico), che a tratti pu\u00f2 diventare ricerca di quel che si \u00e8 perduto: un\u2019idea di s\u00e9, un io rinnegato, la speranza di un\u2019identit\u00e0 diversa. Una potenzialit\u00e0 inespressa o sepolta, esistente o fittizia, forse non praticabile ma, non per questo, meno vera. Tra l\u2019essere e l\u2019apparire, l\u2019idea tutta occidentale della separazione corpo-intelletto, l\u2019auto\/rappresentazione \u00e8 sempre e solo una questione di messa a fuoco perch\u00e9 nella narrazione si possono usare solo dei <em>morceaux choisis<\/em> che precludono ogni possibilit\u00e0 di interpretazione certa.<\/p>\n<p>Il problema non \u00e8 pi\u00f9 essere in rete e come relazionarsi con altri\/e. Il grado di penetrazione della vita digitale nella quotidianit\u00e0 di molti\/e, soprattutto con la proliferazione del mobile, \u00e8 tale che chi frequenta i social network non si interroga su quale sia il proprio <em>essere <\/em>in rete, ma, nella maggior parte dei casi, vive inconsapevolmente la condizione interattiva.<\/p>\n<p><strong>Il problema \u00e8 non esserci, soprattutto non esserci sempre. <\/strong>\u00e8 un\u2019ansia sociale e si chiama FOMA &#8211; <em>Fear Of Missing Out<\/em> &#8211; la paura di perdere qualcosa durante la momentanea disconnessione. Perch\u00e9 \u00e8 l\u00e0, negli ecosistemi digitali, che emerge l\u2019esigenza di riconoscimento sociale e di rappresentazione del s\u00e9 ed \u00e8 ancora l\u00e0, nell\u2019altrove cibernetico, che si cerca, e spesso si trova, uno spazio per esprimersi, mostrarsi, ri-vedersi e ri-conoscersi. Oggi si possono vivere due realt\u00e0 che si intrecciano tra loro e in cui il peso della virtualit\u00e0 \u00e8 forte, poich\u00e9 paradossalmente attraverso il mondo rimediato e virtuale si pu\u00f2 modificare il mondo reale e, con esso, implementare la sperimentazione della propria soggettivit\u00e0 dentro e fuori la rete.<\/p>\n<p>La narrazione non \u00e8 pi\u00f9 un\u2019esperienza privata ma \u00e8 diventata un processo intessuto di implicazioni sociali e, come tale, produttivo di soggettivit\u00e0 interconnesse. E questo \u00e8 stato sperimentalmente verificato. Nel 2014, infatti, uno studio<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> condotto da ricercatori della Cornell University e del <em>Core Data Science Team di Facebook<\/em>, ha dimostrato che anche sui social network pu\u00f2 espandersi il contagio emotivo, gi\u00e0 sperimentato nelle interazioni in presenza, attraverso cui le emozioni, positive o negative, si diffondono tra le persone attraverso la semplice visualizzazione dei messaggi, influendo poi sul tono degli interventi successivi. Certo pu\u00f2 essere lecito domandarsi come si passa poi dal contagio, in genere inconsapevole e quasi automatico, alla risposta empatica, che presuppone partecipazione e condivisione di un immaginario. Un passaggio non scontato per quanto auspicabile soprattutto in tempi di facile proliferazione di <em>hate speech <\/em>e<em> cyberbullismo<\/em>. Sappiamo bene che <em>le parole feriscono <\/em>e che sono in grado di agire direttamente sui corpi in virt\u00f9 del \u201cdoppio vincolo che si instaura tra il carattere corporeo del linguaggio e la dimensione socio-linguistica del corpo\u201d<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>. Corpi, afferma Judith Butler, definiti socialmente e dipendenti dai meccanismi di riconoscimento e\/o abiezione dell\u2019Altra\/o.<\/p>\n<p>Nel 2013, una 14enne si \u00e8 suicidata dopo la pubblicazione online di un video che la ritraeva ubriaca a una festa. \u201cOrmai diventato virale, aveva iniziato a raccogliere offese, insulti e minacce anche da parte di persone che non la conoscevano. Prima di morire, la ragazza ha lasciato poco righe: \u201cLe parole fanno pi\u00f9 male delle botte. Ma a voi non fanno male? Siete cos\u00ec insensibili?\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>Da questi vissuti \u2013 intimit\u00e0 connesse in spazi pubblici digitali, che sempre pi\u00f9 spesso si intersecano e si sovrappongono, sta sfumando la distinzione tra reale e virtuale. Il <em>mobile<\/em> ha esteso i confini della <em>vita sullo schermo<\/em> oltre lo spazio ristretto di luogo chiuso. Il mondo digitale \u00e8 diventato un ambiente che si\/ci attraversa di continuo, in un costante andirivieni, anche ideale, tra identit\u00e0 fisica e profilo digitale. Uno spazio liminale alimentato dal desiderio, che a sua volta nutre le dinamiche del riconoscimento e della definizione del s\u00e9 in ambito digitale.<\/p>\n<p>\u201c\u00c8 certamente vero che lasciandosi coinvolgere completamente dal web si pu\u00f2 perdere qualcosa di reale, ma \u00e8 anche vero che sul web si pu\u00f2 \u2018realizzare\u2019 e \u2018vivere\u2019 qualcosa di reale. (\u2026) Comprendere come sia possibile compiere azioni in rete che abbiano una ricaduta sulla realt\u00e0 e come acquisire una consa\u00adpevolezza che la vita e l\u2019identit\u00e0 online possono essere un rispecchiamento dell\u2019identit\u00e0 fisica, un\u2019esistenza altra e anche una rappresentazione fallace della vita reale\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Ed \u00e8 possibile proprio ricordando che <em>le parole sono azioni <\/em>e possono essere trasformate in istanze politiche. Sia sufficiente pensare alle recenti mobilitazioni a favore delle unioni civili nate spontaneamente in rete sulla base di bisogni condivisi. Anche in questo caso intimit\u00e0 interconnesse in spazi pubblici digitali per attualizzare un processo di <em>empowerment<\/em> di una comunit\u00e0.<\/p>\n<p>Dal virtuale al reale perch\u00e9, come dichiarato da Lea Melandri<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> in un incontro alla <em>Libera Universit\u00e0 delle Donne<\/em>, \u201cLa vita alla fine ti riafferra sempre. Tra la rappresentazione e l\u2019immaginario ci sono i corpi che ancora richiedono attenzione. Non so se vincono perch\u00e9 leggo e sento e percepisco sempre meno empatia, ma ci sono e dobbiamo ancora tenerne conto\u201d.<\/p>\n<p>Letture consigliate:<\/p>\n<p><em>It\u2019s complicated. La vita sociale degli adolescenti sul web<\/em>, danah boyd (Castelvecchi)<\/p>\n<p><em>Insieme ma soli. Perch\u00e9 ci aspettiamo sempre pi\u00f9 dalla tecnologia e sempre meno dagli altri<\/em>, Sherry Turkle (Codice)<\/p>\n<p><em>Anime elettriche. Riti e miti social<\/em>, Ippolita (Jaca Book)<\/p>\n<p>* Giornalista Associazione <em>Orland<\/em>o, curatrice ebook.women.it<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Riflessioni del s\u00e9. Esistenza, identit\u00e0 e social network. Lorenzo Denicolai &#8211; http:\/\/tinyurl.com\/gv4wkbb<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Eva Ilouz, Intimit\u00e0 fredde, Le emozioni nella societ\u00e0 dei consumi, Feltrinelli &#8211; pg. 120<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Adriana Cavarero, L\u2019identit\u00e0. http:\/\/www.emsf.rai.it\/radio\/trasmissioni.asp?d=87<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Il contagio emotivo corre su Facebook &#8211; http:\/\/tinyurl.com\/qgf6dt9<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Su Judith Butler. Parole che provocano. Emanuela Fornari &#8211; http:\/\/tinyurl.com\/zubeykv<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Bullismo e cyberbullismo, aumentano i reati. Ma la legge \u00e8 ferma alla Camera &#8211; Il fatto quotidiano &#8211; http:\/\/tinyurl.com\/zo8e5e2<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Riflessioni del s\u00e9. Esistenza, identit\u00e0 e social network. Lorenzo Denicolai &#8211; http:\/\/tinyurl.com\/gv4wkbb<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> L\u2019attivismo politico ai tempi dei social network &#8211; http:\/\/tinyurl.com\/zuszo6y<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MAREA_02_2016giugno_Intimita_CopertinaFB.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1534\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/05\/MAREA_02_2016giugno_Intimita_CopertinaFB-150x150.jpg\" alt=\"MAREA_02_2016giugno_Intimita_CopertinaFB\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Soggettivit\u00e0 digitale di Federica Fabbiani* Che cosa mi aspettavo? Questo \u00e8 un mondo virtuale. \u00e8 un mondo che inventa se stesso. Ogni giorno si formano nuove terre che&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1522,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1541","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1541","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1541"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1541\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1542,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1541\/revisions\/1542"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1522"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1541"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}