{"id":1456,"date":"2015-09-23T15:10:53","date_gmt":"2015-09-23T15:10:53","guid":{"rendered":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1456"},"modified":"2015-09-23T15:10:53","modified_gmt":"2015-09-23T15:10:53","slug":"leggi-un-articolo","status":"publish","type":"page","link":"http:\/\/www.mareaonline.it\/?page_id=1456","title":{"rendered":"LEGGI UN ARTICOLO"},"content":{"rendered":"<div class=\"page\" title=\"Page 16\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h3><a href=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Fronte-cop-Marea-2-15-web.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-1429\" src=\"http:\/\/www.mareaonline.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/Fronte-cop-Marea-2-15-web-150x150.jpg\" alt=\"Fronte-cop-Marea-2-15--web\" width=\"150\" height=\"150\" \/><\/a>In-segna te stessa<\/h3>\n<h3>DI FRANCESCA SENSINI<\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"column\">\n<p>Insegnare vale etimologicamente \u201cmettere un segno\u201d, dal tardo latino insignire, alterazione della voce classica *insignire, nel senso di \u201cdistinguere con un contrassegno\u201d. Nel latino classico l\u2019azione di \u201cinsegnare\u201d era espressa dal verbo docet, derivato da una base indoeuropea *dak, nel senso ampio di \u201cmostrare\u201d, produttiva anche in altre lingue, come il greco e il sanscrito. Tuttavia in italiano, come in quasi tutte le lingue romanze, il colto docere ha lasciato il posto al verbo tardo latino \u2013 sua variante diafasica, cio\u00e8 determinata dal variare del contesto della comunicazione \u2013 in cui l\u2019idea, trasparente nei suoi elementi morfologici, del tracciare un segno, del mettere un marchio su qualcosa o qualcuno ha finito per coincidere con quella del trasmettere un sapere.<\/p>\n<p>Controverso \u00e8 l\u2019ambito da cui la metafora dell\u2019insegnare come apporre un segno nella mente dell\u2019altro trae le sue origini. Le ipotesi scientificamente pi\u00f9 verosimili variano dal linguaggio settoriale della scuola alla pratica della scrittura come incisione di segni, fino al lessico protocristiano, in cui la signatio del battesimo preludeva all\u2019illuminazione della mente e all\u2019acquisto della sapienza cristiana.<\/p>\n<p>Questa mia cursoria introduzione all\u2019etimologia della nostra parola-tema risponde a un\u2019intima necessit\u00e0, quella di circoscrivere, almeno un poco, un territorio vivo e mobile come quello dei significati, prodotti di stratificazioni, fenomeni carsici, bradisismi positivi e negativi che i significanti racchiudono come la crosta terreste il suo nucleo ribollente e magmatico.<\/p>\n<p>Se l\u2019etimologia \u00e8 dunque \u201cuno strumento di insegnamento e di comprensione della sostanza del reale\u201d, come afferma Platone nel Cratilo, il mio in-segnare implica un gesto preciso, la trasmissione di qualcosa in grado di modificare la sostanza dell\u2019altro; un\u2019azione che in effetti io ho sempre sentito come una condivisione necessaria. Proprio il desiderio di uscire da me stessa mi ha spinta a voler insegnare \u2013 e ad imparare come insegnare, processo senza soluzione di continuit\u00e0.<\/p>\n<p>Quando ho deciso di voler trasmettere il segno del mio genere nel mio mestiere di in-segnante, per l\u2019appunto, sono partita dall\u2019interno del mio ambito scientifico e accademico, l\u2019italianistica e la letteratura comparata, per individuare temi, figure, problematiche in cui l\u2019approccio degli studi di genere mi avrebbe aiutata a uscire da una realt\u00e0 neutra, che \u00e8 quanto a dire artificiale, e dimidiata, cio\u00e8 parziale, per illuminare una realt\u00e0 strutturata sulla base della disuguaglianza, in cui il silenzio delle donne non significava assenza di voce ma voluta insonorizzazione.<\/p>\n<\/div>\n<div class=\"column\">\n<p>Ricordo il mio primo corso dedicato alla storia delle donne in Italia per degli studenti francesi al terzo anno della facolt\u00e0 di lingue. Si trattava di un modulo di civilisation italienne destinato ad approfondire la storia dell\u2019Italia dal Settecento all\u2019et\u00e0 contemporanea. Il pubblico del mio corso era maggioritariamente femminile, come spesso accade nella facolt\u00e0 umanistiche (l\u2019influenza determinata dai ruoli di genere sulla scelta del corso di studi \u00e8 un altro problema complesso) ma l\u2019ignoranza quasi assoluta delle rivendicazioni e delle lotte delle donne italiane ed europee \u2013 persino di personaggi del periodo rivoluzionario della storia di Francia, come Olympe de Gouges o Nicolas de Concorcet \u2013 non poteva essere pi\u00f9 trasversale. Con il tipico riserbo degli studenti francesi, meno propensi dei nostri (e che peccato, mi sento di aggiungere) ad esprimere posizioni e pensieri personali in un\u2019aula universitaria, il mio pubblico sgranava gli occhi, assumeva espressioni di volta in volta incredule, turbate, indignate, a volte persino divertite di fronte all\u2019assurdit\u00e0 di certe posizioni ideologiche e degli argomenti usati per difenderle.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<p>Non posso giurare che in questa mia prima esperienza, cos\u00ec come nelle altre che sono seguite, la trasmissione del segno, per cos\u00ec dire, sia effettivamente riuscita ma sono certa anche oggi di una cosa: dell\u2019assoluta importan- za di insegnare secondo un approccio metodologico che, insieme alla trasmissione di contenuti disciplinari, per- metta di comprendere il\u00a0contesto storico, politico e sociale in cui questi contenuti si sono formati; un contesto profondamente inficiato dalla prima delle ingiustizie patite dal genere umano, ovvero la subordinazione delle donne e la loro conseguente massiva esclusione dalla produzione del sapere in senso lato.<\/p>\n<p>Ma questa evidenza, che per me era diventata tale grazie alla mie esperienza di vita, prima ancora che di studio e formazione, non era affatto immediata per tutti. Me ne sono resa subito conto. E non ho smesso finora. Usi ad un approccio di genere neutro ai saperi \u2013 che in molti casi non \u00e8 altro che un approccio sessista introiettato come norma e quindi neutralizzato nella sua portata nociva \u2013 di fronte alla contestazione di una visione del mondo data come assioma da cui far partire riflessioni, deduzioni, certezze, sia scientifiche che etiche, la reazione di molti \u00e8 improntata a diffidenza, se non a vera e\u00a0propria avversione per un atteggiamento percepito come radicale, viziato da parzialit\u00e0, esagerato e petulante. Questo fuori dalle aule per lo pi\u00f9; e a un grado che ancora mi sconvolge. Al contrario quest\u2019anno i miei studenti \u2013 ho chiuso la settimana scorsa a Sciences Po Menton un modulo sull\u2019Italia contemporanea in cui il tema della violenza di genere e del sessismo hanno avuto un ruolo centrale \u2013 non mi hanno fatto sentire sola n\u00e9 estrema ma semplicemente razionale, laica e umana. E molti tra loro erano maschi.<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div class=\"page\" title=\"Page 18\">\n<div class=\"section\">\n<div class=\"layoutArea\">\n<div class=\"column\">\n<h3>Recentemente sono stata ospite di un istituto tecnico industriale statale di Brindisi, l\u2019ITIS Majorana, da cui \u00e8 partita un\u2019esperienza bellissima e assolutamente contagiosa incentrata sull\u2019innovazione didattica attraverso la tecnologie e sulla produzione condivisa di contenuti da parte di insegnanti e di studenti di uniti in una rete nazionale, Bookinprogress. Il mio ruolo era di semplice osservatrice ma il preside del Majorana, Salvatore Giuliano (sic), un amico oltre che un visionario dell\u2019insegnamento, mi chiese di fare lezione di italiano. Non avevo preparato nulla, non ero pronta. E poi davanti a un pubblico di liceali, di un ITIS per di pi\u00f9, non i miei\u00a0soliti studenti universitari di lingue o scienze politiche. Alle mie obiezioni Salvatore replic\u00f2 con un incoraggiamento che da allora mi piace richiamare alla mente: insegna te stessa. Questa frase ha avuto e ha il pregio di esprimere chiaramente e semplicemente una certezza che gi\u00e0 era in me, anche se allo stato nebuloso del sentimento: il primo segno che possiamo sperare di lasciare nell\u2019altro \u00e8 proprio quello che siamo, che si trasfonde in quello che sappiamo, nelle nostre competenze ed esperienze professionali specifiche, e nel come riusciamo a comunicarlo.<\/h3>\n<h3>E non siamo neutre, cos\u00ec come non sono neutri i nostri insegnamenti, in nessun senso davvero.<\/h3>\n<h3>*Direttrice del Dipartimento di Italiano, Universit\u00e0 di Nizza Sophia Antipolis<\/h3>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In-segna te stessa DI FRANCESCA SENSINI Insegnare vale etimologicamente \u201cmettere un segno\u201d, dal tardo latino insignire, alterazione della voce classica *insignire, nel senso di \u201cdistinguere con un contrassegno\u201d.&hellip;<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"parent":1454,"menu_order":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","template":"","meta":{"footnotes":""},"class_list":["post-1456","page","type-page","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1456","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages"}],"about":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/types\/page"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/users\/1"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fcomments&post=1456"}],"version-history":[{"count":1,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1456\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1457,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1456\/revisions\/1457"}],"up":[{"embeddable":true,"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=\/wp\/v2\/pages\/1454"}],"wp:attachment":[{"href":"http:\/\/www.mareaonline.it\/index.php?rest_route=%2Fwp%2Fv2%2Fmedia&parent=1456"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}