il numero scorso (concorso letterario) - MAREA

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il numero scorso (concorso letterario)

il sommario e le autrici pubblicate

Clandestina - i racconti del nono concorso letterario

Una bella parola di Monica Lanfranco

Clandestina di Lidia Menapace
Clandestina di Rosangela Pesenti
Da straniero a clandestino di Souad Sbari 

 

 

le prime due classificate


Vox populi di Laura Naselli

 

Al ’Ud di Rosanna Piredda

 

le altre sette classificate


Storia vera di una CLANDESTINA di Laila Cresta

 

Xenia e le altre di Ierina Dabalà

 

Ritorno dal fondo di Marilena Giordi

 

Clandestina di Sara Nicolini

 

N° 12 - ROSERIO di Claudia Ortugno

 

Clandestine di Anna Toffoli

 

Per sempre... “clandestina” di Monica Vodarich

 


 


 

 

13 MARZO A GENOVA CLANDESTINA



COMUNICATO STAMPA

Una parola da bandire
La rivista Marea presenta il numero dedicato al concorso letterario sul tema: CLANDESTINA

Venerdì 13 marzo alle ore 17 a Palazzo Tursi, (Sala di rappresentanza), il trimestrale di studi di genere Marea invita alla presentazione con lettura pubblica della rivista uscita a dicembre 2008 dedicata a racconti inediti di donne scritti a partire dalla parola clandestina.

A riflettere insieme alla redazione del trimestrale ci saranno lo scrittore rumeno Mihai Mircea Butcovan autore del libro Allunaggio di un immigrato innamorato (edizioni Besa) , Dounia Ettaib, vice presidente dell’associazione Donne marocchine in Italia e Rosangela Pesenti, dottoranda in Antropologia e Counsellor Professionista, CTA;

Durante l’incontro, coordinato dalla direttora di Marea Monica Lanfranco, l’attrice del Teatro delle nuvole Franca Fioravanti leggerà brani tratti dai racconti e dal libro di Butcovan.   Nel testo tre saggi a firma della ricercatrice Rosangela Pesenti e delle parlamentari Lidia Menapace e Suad Sbai.

Negli anni '70 i movimenti originati dalla rivolta del '68 sostenevano che le parole sono pietre.
Resta vero anche oggi, e clandestina e clandestino sono una di quelle pietre, tanto che due agenzie di stampa italiane, Dire e Redattore sociale hanno deciso di mettere al bando la parola clandestino, che dal mese di ottobre 2008 non comparirà più nei notiziari. Lo stesso avverrà con la parola extracomunitario.

Dire e Redattore sociale, nel motivare la loro scelta, citano la campagna lanciata da Giornalisti contro il razzismo, una rete internazionale di operatori e operatrici dell'informazione, che ha raccolto oltre 500 adesioni di testate giornalistiche per un primo appello contro la discriminazione nei media del popolo rom, e oltre 120 adesioni alla campagna che chiede ai singoli giornalisti di non usare più nel loro lavoro la parola clandestino (e non solo quella).

La scelta delle due agenzie è un segnale importante di responsabilizzazione. Negli ultimi tempi i media hanno subìto, e spesso alimentato, un clima di ostilità verso gli immigrati, il popolo rom, le minoranze che si sta radicando nel nostro paese.
«Oltre a essere impropria, la parola ‘clandestino’ ha sempre più assunto nell’immaginario collettivo un’accezione offensiva e spesso criminalizzante, che rischia di estendersi a tutta la popolazione immigrata», afferma il direttore di Redattore Sociale, Stefano Trasatti. «Eliminare questa parola dal nostro notiziario ci sembra una scelta doverosa e di rispetto della dignità delle persone straniere. Sia di coloro che, pur vivendo in Italia da tempo, per qualche motivo non sono in regola con il permesso di soggiorno, sia soprattutto di tutti quelli che, provenienti da storie di estrema povertà, hanno affrontato viaggi drammatici per arrivare nel nostro paese».
Un'informazione corretta e rispettosa, a partire dalla parole utilizzate giorno per giorno, è indispensabile per contrastare ogni fenomeno di xenofobia e razzismo.

Ma non si tratta solo di correttezza: stiamo parlando di aderire o meno ad una scelta che si rifiuta, o accetta, di inglobare le persone in stereotipi, che non differenzia le persone dai popoli, i governi dai governati, le responsabilità individuali da quelle collettive.

Le condizioni di una donna straniera in terra ostile e in condizione di non regolarità sono ulteriormente aggravate proprio dall'essere femmina: se hanno figli sono ostaggio della disperazione per l'impossibilità di accudire la loro prole, mentre devono accudire quella di altre, spesso si trasformano in pedine nella mani sia degli uomini connazionali sia di quelli stranieri, e se non riescono a regolarizzare la loro condizione c'è solo una scelta che si offre loro: la strada e la vendita del sesso.

Anche perchè alcune parole sono il sintomo dello stato dell'arte del nostro livello culturale, della nostra visione della società e della colettività: perchè con  esse, pronunciandole e producendo immagini e senso comune, noi costruiamo consenso, luogo comune, costruiamo accoglienza o discriminazione.
Allora: addio clandestina, benvenuta ospite e, se vorrai, cittadina.
 
INFO: monica.lanfranco@gmail.com    347 0883011