famiglia/e n 1 2004 - MAREA

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famiglia/e n 1 2004

Sommario

Sommario n 1 MARZO 2004

 

EDITORIALE

 

FARO (attualità e politica delle donne vicine e lontane)

Notizie dal mondo a cura di Monica Lanfranco

Infibulate e Firenze? di Monica Lanfranco

Americanizzazione nei Balcani? di Piera Stefanini

Affilata e dolce Intervista ad Arundhati Roy

 

ORCA (il tema:FAMIGLIA/FAMIGLIE)

Romanzi di vita di Lella Russo

Sacra Famiglia di Maria G. Di Rienzo

Ne esistono tante! di Simona Mafai

Atto d’amoredi Barbara Romagnoli

Appunti africani di Daniela Maccari

Insegnare grandi virtù di Rosangela Pesenti

 

DELFINO (uomini rari si raccontano)

Personale politico di Gualtiero Via

 

MEDUSA (corpi che contano)

Fecondazione assistita Madre provetta risponde

Seme maschile on line di Zeinep Ozkan Pizzolato

Questa legge è da buttare di Lidia Menapace

 

CONCHIGLIE (libri da leggere e da rileggere)

Tra passato e presente Intervista a Silvia Vegetti Finzi

Famiglia in pagine

Novità sullo scaffale

Scrivere è un impegno di Ruth E.C.Price

 

STELLE MARINE (ritratti di donne)

In nome del Padre: Anna Freud di Anna Ventura

 

SABBIA (il racconto)

Due piccoli canti di Beatrice Monroy

Un catalogo di Emanuela Profumo

Singletudine di Morgana

UN ARTICOLO DI MARIA DI RIENZO

Sacra Famiglia

di Maria G. Di Rienzo


Nella nostra cultura sono molto rare le immagini che raffigurano tipi di famiglie differenti dalla triade "padre, madre e bambino" (l'ordine, gerarchico, non è casuale, così come non è casuale la sessuazione al maschile del piccolo). Da alcuni anni la pubblicità, individuato il segmento omosessuale della popolazione come possibile acquirente di pregio, produce immagini di coppie dello stesso sesso, o ammiccamenti e suggerimenti in questo senso, ma siamo ancora lontane/i dalla
rappresentazione di un altro tipo di famiglia, omosessuale o meno.
L'immagine su cui sbattiamo più frequentemente il naso è quella del tipo "presepe", in tutte le sue varianti, ovvero la Sacra Famiglia. Con sé, l'immagine trascina il senso che sebbene altri tipi di famiglie siano possibili, essa è quella augurabile, o quella perfetta. Non solo: se si tenta di innovarla, di discuterne il senso o le modalità relazionali, il fantasma della tradizione, dell' "è sempre stato così e così sempre sarà", sorge ruggendo e strascicando catene.
Può essere utile, quindi, che io vi racconti delle Nozze Sacre di Inanna, la dea che fu venerata in tutto l'antico medio oriente per più di 4.000 anni, e il cui modello di famiglia precorre il nostro di moltissimo tempo.
Inanna dei Sumeri è definita sulle tavolette come "La più grande di tutti gli dei", "La regina verginedel Cielo e della Terra", (vergine significa "libera", non posseduta da nessuno, non "fisicamente vergine"); "La Suprema, la Sacra". Inanna controllava le nubi, la pioggia, il grano, la
vegetazione, la crescita: era una dea che sosteneva la vita. La fertilità di genti ed animali era suo attributo. Inanna portava l'arcobaleno come collana, dicevano gli antichi sumeri, e lo Zodiaco come cintura. Templi a lei dedicati sorgevano nelle città di Uruk, Badtibira, Zabalam, Adab, Nippur  e Akkad. Il suo tempio ad Uruk era chiamato "Eanna", la Casa del Cielo, e conteneva un sancta sanctorum (luogo sacro non accessibile a tutti). Il suo tempio a Nippur impiegava oltre 250 persone. Inanna ricopre il ruolo maggiore nel mito, nell'epica, negli inni di ogni altra divinità dei Sumeri e ci narra di morte e resurrezione: infatti, ben prima di Cristo, muore e risorge dopo 3 giorni.
Un volto di Inanna, datato 5.000 anni orsono, potrebbe essere la testa femminile di marmo dipinto trovata negli scavi dove sorgeva Uruk. Le sopracciglia e gli occhi erano originariamente fatti di lapislazzuli e conchiglie; i capelli erano sfoglie d'oro. Gli studiosi e le studiose, fra cui l'esperto di storia sumera Joseph Campbell, sono ormai arrivati a trascendere le interpretazioni mediocri che vedono ogni figura femminile come rappresentazione della fertilità. Riguardo alla testa di cui parliamo, Campbell dice: "L'opera mostra una civiltà in cui le necessità meramente biologiche sono ormai state sorpassate dal sistema culturale. Sarebbe un errore classificare questa divinità come una "dea della fertilità", a meno che con quest'ultimo termine non si intenda qualcosa di più e di diverso
della semplice produzione di sementi, dell'allevamento di animali e della nascita di bambini." Un altro studioso, l'archeologo James, aggiunge: "Il tema della venerazione dei poteri femminili, connesso a culti di tale durata e vastità geografica, non può più essere sottaciuto. Che la
venerazione della Grande Dea Madre sia o meno la prima manifestazione umana del concepimento dell'idea di divinità, i suoi simbolismi sono senz'ombra di dubbio il tratto maggiormente presente nei reperti archeologici del mondo antico, ed occupano quasi totalmente il periodo che va dal 5° al 3° millennio avanti Cristo."
La  religione sumera cambiò ovviamente nel tempo ed i diversi rituali tramandatiscritti,rappresentati nei bassorilievi ci danno oggi il modo di seguirne l'evoluzione: Inanna restò la figura centrale del pantheon, anche quando esso divenne una struttura gerarchica che prevedeva un "dio supremo", An. Per i sumeri ogni 17° e 30° giorno del mese era festivo. A parte le lamentazioni estive per il dio stagionale, il dio della vegetazione che muore e risorge, la festa più grande era quella del nuovo
anno, che cadeva nel mese di Nisan e coincideva con l'equinozio di Primavera. Era essenzialmente la celebrazione della rinascita, della promessa della vita nel rinnovato ciclo delle stagioni. Le celebrazioni duravano 12 giorni e prevedevano la recitazione dell'Enuma elish (mito babilonese della creazione). Il capodanno sumero celebrava originariamente le Nozze Sacre. In versioni più "moderne" questo aspetto è soffocato da rituali che celebrano senso di dominio e potere militare in cielo come in terra. La dea che agisce in questo rito, Nozze Sacre, è Inanna. Nel tempo, è il dio che si congiunge con lei a cambiare.Il primo, l'originario, è Dumuzi (o Tammuz), che significa "Vero figlio dell'acqua profonda". E' un dio-pastore e molti documenti narrano dei suoi doni di crema e formaggio all'amata Inanna; tuttavia molti studiosi si riferiscono a lui come ad un dio della vegetazione. L'amore fra Inanna e Dumuzi appare grande: canzoni d'amore, inni, storie sono state composte su questo loro legame. La loro unione trasforma l'intero universo: Inanna crea l'amore,Dumuzi è tenuto a preservare ed a curare ciò che ella crea. Dumuzi, tuttavia, non è il primo (e l'unico) amore di Inanna. La sua prima passione è condivisa dal fratello gemello, Shamash. Il quale è proprio colui che presenta Dumuzi ad Inanna, suggerendoglielo come sposo. Al loro
primo incontro, Inanna e Dumuzi litigano, ma poi si ameranno per 5.000 anni. La relazione fra Shamash e Dumuzi è interessante: potremmo leggerla come il nuovo re che rimpiazza il vecchio, una leggenda che prevede l'eliminazione del vecchio re: quest'ultimo devo morire, perché la terra si
rinnovi. Eppure i due dei si amano! Fra loro c'è solo gentilezza ed amicizia e Shamash salva la vita al giovane Dumuzi in più di un'occasione. Generalmente, nelle mitologie, le Nozze Sacre avvengono fra dee e dei della stessa famiglia (fratello e sorella, molto spesso, ma anche madre e
figlio). Non solo Dumuzi "viene da fuori", ma le sue nozze con Inanna non sono ben viste ne' dalla sua famiglia, ne' dal resto della famiglia di lei.
L'accettazione e l'amore con cui Shamash accoglie Dumuzi riflettono un modo di pensare alla famiglia come unione d'amore allargata, non come ad un dualismo maschio/femmina. Tant'è che, sposata o meno con Dumuzi, Inanna non smette di amare il fratello gemello. Inanna rappresenta le passioni, e le passioni si possono esprimere con grande intensità. L'aspetto "terribile" di Inanna (ella crea, ella distrugge) è bilanciato dalla tenera energia di Shamash, che insegna a Dumuzi il piacere sessuale nel suo rigoglio, la cura e l'attenzione. Questa "trinità" è una trinità fra individui, sotto il
segno dell'eguaglianza, individui che scelgono coscientemente di formare una famiglia anche se non sono legati dal concetto padre-madre-figlio. Si tratta di un concetto più antico del nostro, ma potrebbe essere utile ripensarlo nel tempo presente: un'unione d'amore tra eguali, che non
prevede possesso, dominio, passaggio di beni, è una cosa buona su cui riflettere.
Sfortunatamente, in una società che si orientava sempre di più verso la guerra, gli archetipi di Shamash e Dumuzi persero, per così dire, "appetibilità". La mascolinità si identificò sempre di più non con consorti e compagni della dea, ma con il guerriero. L'amante di Inanna fu così
rimpiazzato con il dio Marduk. Quest'ultimo è essenzialmente un dio della guerra e le Nozze Sacre con lui, a questo punto, rappresentano non solo fertilità e la rigenerazione per la terra ed il popolo, ma anche vittoria in battaglia, successo, potenza militare. Se l'energia spirituale (miti,
religioni, rituali) è diretta verso la guerra, il risultato sulla terra è precisamente quello: guerra. Se vogliamo ridurre l'ammontare di guerra e violenza sul pianeta, dobbiamo anche smettere di nutrire con la nostra energia i concetti e le parole che esprimono la violenza; ciò può significare anche risvegliare o ridare energia ad archetipi maschili e femminili che esprimano amore e pace.
Marduk non solo è il fratello di Dumuzi, ma è colui che ne causa la morte.
Una delle leggende ci presenta Inanna consapevole di questo fatto: ella opera assieme ad altri per imprigionare Marduk in una montagna (una sorta di tomba di pietra) dalla quale egli riuscirebbe a fuggire annualmente per celebrare le Nozze Sacre: ma non si tratta più di un'unione gioiosa, alla
quale la dea consente; le nozze sacre con Marduk si configurano come lo stupro annuale di Inanna. Così simbolicamente si prese ad onorare la violenza, la guerra come scopo, la subordinazione femminile. Così in alto, così in basso, dicevano gli antichi: se noi permettiamo simbolicamente lo
stupro del nostro amore e della nostra passione di donne, cosa stiamo facendo a noi stesse? E cosa permettiamo venga fatto alla terra che ci nutre?