DONNE TRASGRESSIVE NELLA BIBBIA
Nella Bibbia, considerata “parola di Dio rivelata”, si legge chiaramente una cultura ed una società patriarcale configurata su un modello religioso e civile di uomini dominatori sulle donne. I termini Signore, Padre, Figlio, Padrone, Profeta, Sacerdote, Spirito, riscatto ecc…i racconti, le immagini tradiscono chiaramente un’impostazione del rapporto tra uomini e donne e tra questi e il divino di stampo esclusivamente maschile. I ruoli femminili nel libro sono impostati secondo una visione ed interpretazione coerente con la società patriarcale di allora, pertanto le donne si inquadrano in categorie con riferimento alla condizione sociale, alla morale e religiosità dominante.
Ci sono le donne sterili, strumentalmente a disposizione del disegno divino; le madri che assicurano la discendenza e perciò sono tipi esemplari; le donne guerriere, poche e trasformate per l’occasione in panni maschili; le profetesse, faticosamente circoscritte, molto importanti, ma ahimè pur sempre donne; donne che servono, esse perpetuano un ruolo domestico, alcune sono scelte per essere considerate tra i “primi”; le vedove, esemplari nella loro estrema povertà e debolezza, più sfortunate e tuttavia quelle che possono accedere al sacro; le “straniere” che spesso determinano scelte importanti nella genealogia dei grandi uomini; le prostitute – necessarie - per un intervento divino di “conversione” e ci sono donne “trasgressive”, le uniche che sono considerate, a seconda dei ruoli o dei contesti, estranee o antagoniste al disegno di Dio.
La trasgressività di queste donne è verso ordini maschili impartiti ed è legata, in genere, alla loro impurità e alla loro esuberante sessualità: esse sono considerate le donne che conducono alla perdizione. E’ per questo che, nell’ambito di una riflessione su quelle che possono essere considerate “donne cattive” rispetto alle tradizioni religiose, esse ci intrigano particolarmente. Si può ritenere infatti che queste donne, ci indichino l’importanza della “disobbedienza” e ci permettano di comprendere meglio il divino ed il sacro nella Bibbia. Esse appartengono sia alla storia dell’ebraismo che a quella del cristianesimo, con delle differenze di ruolo sostanziali che vediamo meglio partendo, dalle donne del Testamento comune ad ebrei e cristiani.
Le prime donne trasgressive descritte nei libri Genesi, Esodo e Numeri sono Eva, la moglie di Lot e la profetessa Myriam, tutte e tre osano sfidare Dio o trasgrediscono e agli ordini maschili pagando di persona le loro scelte libere: Eva, tentata dal serpente è tentatrice a sua volta, e con il suo peccato diviene l’origine di tutti i mali del mondo, Lot voltandosi indietro, verso Sodomia e Gomorra, viene trasformata in una donna di sale, Myriam viene severamente punita con la lebbra per aver osato criticare suo fratello Mosè, prediletto da Dio! Oggi le definiremmo donne che hanno fatto una scelta autonoma di laicità e leggiamo positivamente le loro storie svincolandole dalla tradizionale interpretazione letterale biblica.
Ma, altre donne hanno avuto un ruolo che oggi possiamo interpretare in modo nuovo: esse hanno commesso il peccato più grave per il Signore, infatti hanno adorato e spinto ad adorare altri dei e dee! Nell’Esodo, al cap.20 versetti 3-6, Dio impone a Mosè il principale comandamento:“Non avrai altro Dio all’infuori che me: non ti fare nessuna scultura, né immagine delle cose che splendono nel cielo o sono sulla terra o nelle acque sotto la terra, non adorare tali cose, né servir loro, perché io, il Signore Iddio tuo sono un Dio geloso, che punisco l’iniquità dei padri nei figli, fino alla terza e quarta generazione di coloro che mi odiano; ma uso clemenza fino alla millesima generazione verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti”.
Ma nella storia di Israele e tra le persone più in vista, per esempio i Re, ce ne sono parecchi che non osservano questo comandamento e venerano altre divinità, tra cui alcune dee: Astare, Ascera, Asima. Non è tutta colpa loro: la colpa maggiore è delle loro donne che li trascinano in un vortice peccaminoso! Le tentatrici sono pronte ad adescare i mariti, i figli, i nipoti, infatti nonostante il monoteismo imposto dal pensiero dominante, sopravvive nelle donne trasgressive il culto della Dea Madre che fin dalla preistoria aveva permeato la vita degli antenati.
“Giacobbe allora si levò, mise le mogli e i figli sui cammelli e condusse via tutto il suo bestiame e tutte le sostanze che possedeva (…) per tornare alla casa di suo padre Isacco nel paese di Canaan.(…) Labano intanto se n’era andato a tosare il suo gregge: allora Rachele prese gli idoli di famiglia, di suo padre, per portarli con sé.” (Genesi 31,17-19).
Rachele, figlia di Labano, una delle due moglie di Giacobbe, svolge una parte fondamentale nella storia del popolo d’Israele: dopo un classico periodo di sterilità, diventerà la madre di Giuseppe e Beniamino che saranno due capostipiti delle tribù più importanti. Eppure Rachele commette una azione che viene considerata la causa di violenze e lutti tra la famiglia di Giacobbe e quelle circostanti nella terra di Canaan. Infatti gli idoli di Rachele porteranno sfortuna alla famiglia di Giacobbe e soltanto dopo che egli ordinerà di distruggerli, si ristabilirà la pace. L’episodio prelude a eventi che si susseguiranno nella storia d’Israele e che ritroveremo come motivo ricorrente di trasgressione, di disobbedienza all’ordine divino.
“Certo non ci fu nessuno che si vendesse come Acab per fare ciò che è male agli occhi del Signore, poiché sua moglie Gezabele lo aveva ammaliato. Egli agì in modo così abominevole, che giunse al punto di adorare gli idoli come facevano quegli Amorrei. (I Re 21,25-26)
“E divenuto vecchio, il suo cuore, a causa delle donne, fu sviato al punto di andare dietro a dei stranieri, sicché non era più tutto del Signore, Dio suo, come quello di Davide, suo padre. Salomone venerava Astare, dea dei Sidonii, Milcom idolo abominevole degli Ammoniti. ( I Re 11, 4)
“L’anno ventesimo di Geroboamo, re d’Israele, Asa divenne re di Giuda e regnò per quarantun anni in Gerusalemme: sua nonna si chiamava Maaca, nipote di Assalonne. Asa fece ciò che era giusto nel cospetto del Signore, come Davide suo padre: cacciò via dal paese i prostituti sacri e fece sparire tutti gli idoli che i suoi antenati avevano fabbricati. Di più tolse a sua nonna Maaca il titolo di regina madre, perché aveva fatto un simulacro abominevole alla dea Ascera.” ( I Re 15,11-13).
“Manasse aveva dodici anni quando cominciò a regnare e regnò cinquantacinque anni in Gerusalemme. Sua madre si chiamava Efsiba. Egli fece il male nel cospetto del Signore, imitando le abominazioni di quei popoli cananei, che il Signore aveva scacciato dinanzi ai figli d’Israele. Ricostruì gli alti luoghi che Ezechia, suo padre, aveva distrutto, eresse altari a Baal, elevò un simulacro alla dea Ascera, come aveva fatto Acab, re d’Israele, e adorò tutti gli astri del cielo e li servì.”(…) Osò persino collocare l’idolo di Ascera , che egli aveva fatto, nel Tempio del Signore.” (II Re 21,1-7).
Persecuzioni, lutti, violenze, stupri, assassini, guerre vennero preannunciati dai profeti maschi e realizzati per mano dei maschi e per volontà di un Dio maschio a causa di tutti i tradimenti del suo popolo: il Dio della Bibbia è un Dio geloso che non accetta il tradimento, e non accetta di spartire il suo ruolo con altri dei e, meno che meno, con dee.
Gezabele diventa simbolo di donna cattiva che verrà castigata da Dio con una morte crudele, nel culmine della sua sessualità. “I cani mangeranno le carni di Gezabele nel podere di Jezrael; il cadavere di Gezabele sarà come concime sparso in campagna nel podere di Jazrael, così che non si potrà dire : Questa è Gezabele.”(II Re 9,36)
Noi oggi pensiamo che le donne siano attratte verso le dee, loro simili, per un motivo di pace, i loro “riti” sono intrisi di sessualità, sono espressioni corporee, partono dal ciclo mensile o della vita e sono naturali, invece nei libri citati esse vengono presentate come fonte di peccato e di sviamento dell’uomo, accusate di esercitare le stregonerie più abominevoli e di vendere il loro corpo. Contro di loro dunque, negli stessi testi, si codificano le punizioni più severe: la morte per lapidazione, la derisione in pubblico, lo stupro, la violazione del corpo in pubblico.
Il profeta Osea per esempio parla d'Israele come di una donna adultera (sua moglie) e si identifica con Dio stesso.
Accusate vostra madre, accusatela! Essa non è più mia moglie ed io non sono più suo marito. Allontani dalla sua faccia la sua infedeltà e le sue fornicazioni dal suo seno, (…) La punirò per le feste di Baal che ha onorato bruciando loro l’incenso, e ornato di orecchini e collane per correre dietro ai suoi amici mentre si dimenticava di me! – Dice il Signore ( Osea 2,4-15)
E lo stesso fa Ezechiele:
Ma per il colmo di perversione – guai, guai a te! dice il Signore Dio - su ogni piazza ti sei preparata una tenda di peccato e ti sei costruita un altro luogo: all’inizio d'ogni strada ti sei edificata un luogo di peccato e hai disonorato la tua bellezza offrendoti a qualunque passante e moltiplicando le tue fornicazioni. Ti sei messa in relazione con i figli d’Egitto, tuoi vicini, di grossa corporatura, e hai moltiplicato le tue pratiche idolatre per irritarmi. (Ezechiele 16, 23-26).
Il profeta Isaia, confermando il monoteismo assoluto, parla di Gerusalemme come di una prostituta che scatena l’ira del Dio geloso:
“Così dice il Signore, re d’Israele, suo redentore, Signore degli eserciti: “Io sono il primo e l’ultimo e all’infuori di me non c’è altro Dio”. (…) I fabbricatori di idoli, tutti assieme, non sono niente le loro cose che tanto apprezzano non servono a nulla.” ( Isaia, 44, 6-9).
Successivamente lo stesso Isaia parla di Babilonia rappresentandola come una donna umiliata e violentata, con attributi “pornografici”:
“Scendi, mettiti a sedere nella polvere, vergine figlia di Babilonia! Non hai più trono, siedi per terra, figlia dei Caldei! Non sarai più detta la delicata e la voluttuosa. Prendi la mola e macina la farina, togliti il velo; alza la tua veste, snuda le gambe attraverso i ruscelli! La tua nudità sarà scoperta, sarà veduta anche la tua vergogna! Farò sentire la mia vendetta a cui nessuno può resistere! Dice il Signore il Redentore, il cui nome è il Signore degli eserciti, il Santo d’Israele!” (Isaia 47,1-4)
Sono brani di diversi profeti, ma la concezione della donna è unica e dalla descrizione del racconto storico o fantasioso alla formazione delle coscienze in un ordine socio-simbolico di violenza contro le donne, il passo è brevissimo. Sono ormai migliaia di anni che le donne sono costrette in “ruoli peccaminosi” a causa della loro identità sessuale e che su di loro le gerarchie vogliono imporre le loro signorie.
Le pagine scelte sono definite le più misogine della Bibbia e meriterebbero un approfondimento ben maggiore, per questo rimando quindi al testo della teologa pastora battista Elisabeth Green “Lacrime amare” (ed. Claudiana) dal quale traggo solo questa considerazione significativa (pag.82):
“Utilizzando la metafora del matrimonio patriarcale per descrivere il rapporto tra Dio e il suo popolo, i testi sacri sono riusciti a sacralizzare l’ordine patriarcale e la sua violenza contro le donne. In Ezechiele, infatti, i temi presenti in misura diversa altrove, vengono riproposti con forza: nel momento in cui l’apostasia del popolo viene descritta come l’infedeltà della moglie (delle mogli) al marito, allora l’infedeltà della donna al suo sposo viene giudicata apostasia. Ordine teologico e ordine patriarcale combaciano alla perfezione: il mondo perfetto sognato da Ezechiele è un mondo senza donne, mondo che tollera ogni mezzo – pornografia e violenze incluse – per liberarsene.”
Ma se maschilismo, monoteismo, esclusivismo e violenza si intrecciano tanto nella storia quanto nella teologia, quali speranze di pace possono provenire da religioni che non si relativizzano e non si rinnovano?
Occorre dunque una radicalità trasformativa che parta dall’esempio di Maria e Gesù di Nazareth entrambi trasgressivi rispetto alle leggi ebraiche del loro tempo, ed occorre anche relativizzare il messaggio biblico e teologico con riferimento al contesto storico nel quale si forma per meglio dimensionarne la portata: un’opera di decostruzione del simbolico patriarcale e di ricostruzione di riferimenti di fede più autentici e liberatori per tutti e tutte.
Proseguiamo dunque la nostra ricerca approfondendo le donne trasgressive del Testamento cristiano, e ricordiamo prima di tutto Maria che visse una maternità anomala e seppe educare e stare al fianco di un figlio sovversivo fino alla sua morte in croce tra i malfattori, e ricordiamo anche Gesù che introdusse un nuovo comandamento: “Amerai il prossimo tuo come te stesso”.
Il primo episodio che tutti ricordiamo è quello dell’adultera:
“Allora gli Scribi e Farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio e postala in mezzo gli dissero: “ Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè nella legge, ci ha comandato che tali donne siano lapidate: tu dunque che ne dici?” (Giovanni 8, 3-5)
Nonostante il più radicale messaggio di Gesù che come sappiamo risponde: “Chi è senza peccato scagli la prima pietra”, complici le Chiese cristiane, non si è riusciti ancora ad oggi a sradicare un fortissimo pregiudizio: l’adultera continua ad essere la donna peccatrice e l’impura per eccellenza! Così come si continuano a perseguire metodi di controllo e di sfruttamento della sessualità femminile, si condiziona la creatività delle donne e contemporaneamente non si riescono a sconfiggere forme di violenza sulle donne: comportamenti simili a quelli degli scribi e farisei ritroviamo oggi in eminenti esponenti delle gerarchie ecclesiastiche.
In questo percorso di riflessione vorrei ricordare un’altra donna molto importante citata nel quarto Vangelo (attribuito a Giovanni) al capitolo quattro :
“…Era circa l’ora sesta. Venne ad attingere l’acqua una Samaritana, Gesù le disse: “Dammi da bere”(…) ma la Samaritana gli rispose. “Come mai tu che sei Giudeo chiedi da bere a me che sono una Samaritana? Perché i Giudei non vanno d’accordo con i Samaritani.” E Gesù a lei: “Se tu conoscessi il dono di Dio, e chi è colui che dice a te: dammi da bere, tu stessa ne avresti chiesto a lui e ti avrebbe dato dell’acqua viva” (…) Gli disse la donna “Signore vedo che tu sei profeta. I nostri padri hanno adorato su questo monte, ma voi dite che il luogo dove bisogna adorare è in Gerusalemme.” Gesù le rispose. “Credimi donna è venuto il tempo in cui né su questo monte né in Gerusalemme, adorerete il Padre. (…) Dio è spirito, e quelli che l’adorano, devono adorarlo in spirito e verità”.
Anche Gesù è trasgressivo perché si sofferma a “trattare di teologia” con una donna samaritana, una straniera, ma soprattutto “impura” perché ha avuto cinque mariti, e di questo i discepoli sono preoccupati; nonostante ciò instaura con Gesù un rapporto di scambio sapiente trasmettendo un messaggio che va ben oltre gli schemi del divino della tradizione. Gesù le dice che Dio è spirito e non intende una cosa astratta, ma concreta, nella quale il divino si rivela: è il concetto dello spirito divino della tradizione sapienziale che possiede connotati femminili e che viene qui rivelato ad una donna.
Inoltre Gesù afferma che è la verità che ci conduce a Dio. La verità significa giustizia, vita, dimensione umana e terrena della rivelazione, cioè ciò che possiamo conoscere! Gesù trasmette il messaggio di verità e sappiamo che egli visse veramente, esercitando la giustizia, e il suo movimento fu un fatto politico reale, si schierò dalla parte degli ultimi e, tra questi, anche delle donne, perciò fu scandalosamente crocifisso. La pericolosa Samaritana diviene quindi depositaria della rivelazione divina, e da brava discepola sentirà subito in dovere di trasmetterla ad altri che rimarranno increduli delle sue parole.
Altre donne dei Vangeli possono essere considerate trasgressive anche perché seguendo il movimento di liberazione di Gesù mettono a repentaglio la loro onorabilità:
- la donna che aveva perdite continue di sangue (Matteo 9, 20) pur essendo “impura” osa toccare Gesù che diventa il mezzo per il superamento della sua esclusione;
- la donna cananea che osa chiedere ed insiste per ottenere la guarigione di sua figlia;
- la madre dei figli di Zebedeo che impertinente chiede un posto privilegiato per i suoi figli;
- Marta la sorella di Lazzaro che più di una volta rimprovera Gesù e l’altra sorella Maria che sceglie di seguire gli insegnamenti teologici di Gesù come i maschi;
Ma senz’altro una donna fra tutte si stacca per la sua intraprendenza:
“E trovandosi a Betania , in casa di Simone il lebbroso, mentre era a tavola, venne una donna con un vaso d’alabastro, pieno d’unguento di autentico nardo, di grande valore, e rotto l’alabastro versò il profumo sul capo di lui. Or ci furono alcuni che si scambiarono a vicenda il loro sdegno: “ A che pro tanto spreco? Di profumo?” (Marco 14, 3-4)
Sull’unzione di Betania le teologhe, prima fra tutte E. Schussler Fiorenza nel suo “In memoria di lei” (Ed. Claudiana), hanno sviluppato riflessioni importantissime. Voglio qui rimarcare il gesto di questa donna di evidente sensibilità femminile: il profumare, il rendere piacevole, il rendere attrattivo, il sapere fare una scelta prescindendo dalle dicerie, tutto per un rapporto particolare con il corpo, con la carnalità di Gesù al quale evidentemente la donna voleva trasmettere i suoi sentimenti. Non è forse, in continuità con il femminile che abbiamo conosciuto, il voler e sapere creare un rapporto diverso con il divino? Il suo gesto è compreso e valorizzato da Gesù stesso, contrariamente a quanto pensano i discepoli maschi: certo è un gesto importante che preannuncia la sua morte e quindi il ruolo femminile di preparazione del corpo non è slegato da questo presagio, ma allora vuol anche dire che la donna instaura con la morte un rapporto particolare e forse anche con il divino, con quello che verrà, il suo potere è di per sé divino!
Ma cosa succedeva tra i primi cristiani, dopo la morte di Gesù? Se ne parla nelle lettere di Paolo con le quali egli vuole imporre una disciplina maschilista ma indirettamente ci fa capire che molte donne avevano raggiunto un buon livello di emancipazione: infatti se chi scrive queste lettere ai primi cristiani, ha bisogno di rimarcare ripetutamente questi ordini vuol dire che c’era chi li trasgrediva.
“Voglio tuttavia che sappiate questo: Cristo è il capo di ogni uomo, l’uomo è capo della donna e Dio è capo di Cristo. Ogni uomo che prega o profetizza a capo coperto, disonora il suo capo; al contrario ogni donna che profetizza a capo scoperto disonora la sua testa; perché è tale quale come fosse rasa. Se una donna dunque non vuole portare il velo si faccia anche tagliare i capelli, ma se è vergognoso per una donna esser rasa, si copra con il velo.” ( I° Corinti 11,3-6)
“La donna ascolti l’istruzione in silenzio con piena sottomissione. Non permetto alla donna di insegnare né di dettar legge all’uomo, ma se ne stia in pace. Prima infatti fu formato Adamo e solo dopo Eva; e non fu Adamo il primo ad essere sedotto, ma fu la donna che si lascio sedurre, tanto che giunse fino alla trasgressione. Tuttavia ella si salverà mediante la maternità purché perseveri nella fede, nella carità e nella santità, senza dimenticare la modestia.” (I° Timoteo 2, 11-15)
Anche tra le prime cristiane c’erano dunque delle donne prese dalla foga della missione: non bastava che profetizzassero, lo facevano pure a capo scoperto! Oppure prendevano la parola e dettavano legge! Ebbene anche in questo caso non possiamo che stare dalla parte delle donne che trasgredirono: ben lo sappiamo che questi ordini paolini, insieme alle più feroci restaurazioni dell’ordine patriarcale, hanno causato l’estromissione delle donne dal divino e dal sacro, hanno sacrificato per molti secoli la profezia femminile nella Chiesa.
Voglio citare un’ultima fonte biblica per me molto significativa:
“E all’Angelo della Chiesa di Tiatira scrivi: (…) Ma ecco quello che ho contro di te: tu lasci che Gezabele, questa donna che si dice profetessa, insegni e seduca i miei servi, sino a farli fornicare e a mangiare le carni immolate agl’idoli. Le ho dato tempo perché si ravveda, ma non vuol, pentirsi del suo duplice peccato. Ecco io sto per gettarla sopra un letto e colpire con una grande tribolazione lei e quanti commettono con lei fornicazioni, se non si pentiranno delle loro opere.” (Apocalisse 2, 18-22)
Ancora una volta, in questo brano, si ritrovano gli atteggiamenti misogini già espressi: come potete constatare ancora una volta di fronte ad una donna trasgressiva la reazione è la denigrazione per poterla sopprimere non solo mentalmente ma anche fisicamente: “ecco io sto per gettarla sopra un letto…..”
Siamo partite da Eva, il libro della Genesi è scritto con riferimento a migliaia di anni prima di Cristo, ed arriviamo all’Apocalisse, attribuita a Giovanni e scritta entro il primo secolo dopo Cristo. Nel percorso delle diverse donne individuate c’è un filo conduttore; la ricerca ci ha portato a riflettere necessariamente alla nostra condizione attuale passando dalla lettura della trasgressione alla maggiore comprensione della regola, e quindi al rapporto tra la regola e il divino, ed ancora tra chi garantisce l’osservanza di un divino maschile imposto e chi lo tradisce, i luoghi comuni che ne sono conseguiti, i comportamenti e i condizionamenti. Siamo in grado di scegliere allora come toglierci i fardelli di dosso? Vogliamo rivoltare come un calzino le tradizioni per riscoprire prima di tutto noi stesse, auto-definendoci anche con una certa ironia “donne cattive”?
Catti Cifatte, della Comunità cristiana di base di Oregina - Genova - Epifania 2006